Archivio per la categoria ‘sinistra’
Pubblicato da gianluca nigro su Aprile 23, 2009
Sandro MARGARA
da fuoriluogo Aprile 2009
La metto così: il carcere è, e in sostanza è sempre stato, una questione totale: cioè, una questione in ogni suo aspetto, un continuum di criticità, che si tengono tutte fra loro. La questione dei suicidi in carcere, a mio avviso, va letta così. Nel contesto del carcere, per dire una cosa ovvia, tutto quello che dovrebbe rilevare sul nostro tema è la sua vivibilità o la sua invivibilità. Il discorso potrebbe allora svilupparsi nella ricostruzione di tutti i fattori e dinamiche di invivibilità, non pochi e non leggeri. Poi, bisognerebbe attuare una strategia dell’attenzione nei confronti di coloro che soffrono in modo speciale la invivibilità.
Ma c’è, indubbiamente, a monte di questi aspetti, un primo punto che non può essere ignorato: ed è quella che potrebbe essere chiamato la «vivibilità dell’arresto», che ha un proprio rilievo, provato dal dato statistico (ricavato dal libro di Baccaro e Morelli: «Il carcere: del suicidio e di altre fughe», letto in bozza) che il 28% dei suicidi in carcere si verificano entro i primi dieci giorni e il 34% entro il primo mese. Sotto questo profilo del «tintinnio delle manette», il carcere fa solo da cornice al precipitare di vicende individuali, rispetto alle quali un sistema di attenzione degli operatori non è facile, specie in presenza di certe strategie processuali. Naturalmente, c’è chi dirà: «Non vorrai mica che il carcere non faccia paura?».
Ma veniamo ai fattori di invivibilità del carcere, subìti e sofferti da tutti e da alcuni fino a rinunciare alla vita. Il primo è quello legato al sovraffollamento, che ha due aspetti a cominciare dal fatto di vivere a ridosso immediato di altre vite, il levarsi reciprocamente l’aria, il che non è affatto poco (gli esperimenti per le scimmie dicono che diventano nervose: e gli uomini?). Ma poi, in una struttura sovraffollata, inevitabilmente le disfunzioni sono infinite. Si lotta per sopravvivere a livelli minimi.
Il Comitato per la Prevenzione della Tortura del Consiglio di Europa (Cpt), ha considerato la situazione di sovraffollamento in carcere, come «trattamento inumano e degradante». Tanto maggiore sarà la invivibilità quanto più si accompagnerà alle lunghe permanenze in cella, a fare della cella il luogo di una vita invivibile. E la normalità, in situazioni del genere, è che dalla cella si esce solo per brevi periodi «d’aria», ma non per lavorare o per altre attività né, per molti dei detenuti (stranieri, persone sbandate per le ragioni più varie, etc.), per avere colloqui con i familiari. E’ possibile costruire prospettive di uscita da queste situazioni? Lo impediscono: la povertà delle risorse organizzative del carcere su questo versante, le risposte sempre più difficili e spesso negative della magistratura, lo stesso ridursi delle possibilità o la mancanza di queste per la fascia sempre più numerosa degli stranieri, che attendono solo l’espulsione (nei grandi carceri metropolitani sono ormai ben oltre il 50%, ma anche la media nazionale si avvicina al 40%). C’era una volta un Ordinamento penitenziario che dava delle speranze di permessi di uscita, di misure alternative, ma anche questi spazi si sono sempre più ristretti – per leggi forcaiole e per magistrati condizionati dal clima sociale che le produce – e le speranze si sono trasformate in delusioni.
D’altronde, il suicidio non è l’unico prodotto della invivibilità delle carceri: lo sono anche i tentati suicidi, come pure, spesso difficili da distinguere dai primi, i gesti autolesionistici. Tutto insieme, si arriva vicini all’inferno. C’è, comunque, una campagna della amministrazione penitenziaria per individuare e agire a sostegno dei soggetti più a rischio. Ma non si può sperare che questo serva quando gli sforzi necessari sono limitati da poche risorse, destinati a durare per poco tempo, come accaduto in passato, affidati ad un sistema di sorveglianza psicologica e psichiatrica mai costruito adeguatamente: il tutto sempre dentro quelle condizioni di invivibilità che si mantengono e si concorre anzi ad aggravare, come dimostra l’accelerazione delle dinamiche di sovraffollamento. Tento una conclusione. Sentire, tutti, la responsabilità di questi morti e del carcere che li produce è una scelta etica desueta.
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Pubblicato da gianluca nigro su Marzo 1, 2009

da Il manifesto 28/02/2009
Vi è un pacchetto sulla sicurezza già all’esame del parlamento, uno dei cui rami l’ha già approvato. È quello che induce i medici a denunciare i clandestini. Poi c’è un super pacchetto sulla super sicurezza, varato dal governo per introdurre le cosiddette ronde, che in parlamento erano state escluse dalla legge in esame. È una sovrapposizione abbastanza strana. Ma ancora più strana è la motivazione.
In un primo tempo il governo ha detto che il decreto era necessario perché tre stupri in contemporanea a metà febbraio, a Roma, Bologna e Milano, evidenziavano un’emergenza stupri, una delle tante emergenze che travagliano l’Italia.
Poi il premier ha chiarito che nell’ultimo anno gli stupri sono diminuiti. Se gli stupri calano, è evidente che l’emergenza non c’è. Allora perché occorre un decreto? Lo ha chiarito lo stesso premier: perché occorre far fronte al «clamore» suscitato nell’opinione pubblica dai tre episodi di metà febbraio. Vi è, dunque, un’emergenza «clamore». Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da gianluca nigro su Febbraio 23, 2009

La stampa nazionale non ha più freni: si susseguono le notizie di violenze ad opera di nomadi, rumeni e stranieri in genere, il tutto condito da una spruzzatina di fascismo in fieri. Il pacchetto sicurezza approvato e le norme ancora in discussione prefigurano una sorta di stato di Polizia. Se si aggiungono le mai dismesse leggi “speciali” in vigore dai tempi della stupida lotta armata, il quadro legislativo che ne emerge è raccapriciante. Non è un caso che il Presidente della provincia di Milano ( PD) Penati “esorta ” la sinistra radicale ad approvare le ronde. I medici sono costretti a disconoscere il giuramento d’Ippocrate e a denunciare gli irregolari che usano il SSN e la stampa da risalto solo ad una parte del problema. Si arriva ad una legislazione d’emergenza per tutti dopo anni di legislazione speciale per i soli migranti. Nel pacchetto sicurezza , che ridà nuova linfa ai sindaci sceriffi, oltre che ai Questori e ai Prefetti, si prevede tra l’altro la “ridefinizione” degli spazi dove sono consentite le manifestazioni di protesta e si inibisce, dando poteri a Sindaci, Prefetti e Questori, la presenza di luoghi frequentati da molte persone. In pratica sarà più difficile fare un volantinaggio davanti ad un teatro o ad un centro commerciale. A completare il quadro, è bene ricordarlo, ci sono le misure di nuovo conio, come le ordinanze sindacali contro i lavavetri e contro l’accattonaggio che prolificano, anche nei comuni a gestione PD, e le vecchie già consacrate leggi come la bossi-fini e la fini-giovanardi sulle droghe che criminalizzano i giovani che si fanno una canna. Se questo non è stato di Polizia cos’è? Le statistiche ufficiali ci dicono, di contro, che i reati gravi sono diminuiti e che le violenze, in specie sulle donne , avvengono soprattutto in famiglia. In tutto questo il disegno politico che emerge è il tentativo di creare il capro espiatorio per una perversa lettura della crisi economica che ci attraversa. Le ronde sono l’ultimo capitolo di una narrazione non ancora terminata su chi è responsabile del malessere sociale che stiamo vivendo. Lampedusa brucia e i migranti arrivano come prima, rafforzando le fila del lavoro nero perchè non hanno possibilità di regolarizzazione; nessuno si accorge che sarebbero necessari una sanatoria dei migranti irregolari e una nuova legislazione sui migranti. La lega, nonostante i proclami è riuscita solo a peggiorare la situazione anche sul piano che essa persegue: gli arrivi sono aumentati, l’accoglienza non esiste e anche il Sindaco di lampedusa definisce il CIE un lager. In questa situazione il PD non dice nulla e cincischia solo sui propri problemi interni, come al solito oltre alla sinistra solo l’Europa si fa sentire, lo fa contro la norma sui medici spie, mentre anche Fava ( SD) non sa fare di meglio che proporre provvedimenti che puniscono con l’espulsione i migranti che lavorano in nero. L’Unità della Sinistra? A PARTIRE DAI CONTENUTI GRAZIE.
GIANLUCA
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Pubblicato da gianluca nigro su Febbraio 15, 2009
Dal sito Osservatorio sulla repressione www.osservatoriorepressione.org
di Salvatore Palidda
All’inizio di dicembre 2008 il totale dei detenuti in Italia è quasi lo stesso di prima dell’indulto, cioè circa 59 mila, con una percentuale sempre in crescita degli stranieri soprattutto al nord mentre al sud prevale la criminalizzazione dei locali spesso considerati come affiliati alle mafie anche quando si tratta di semplici piccoli delinquenti, di manifestanti contro le discariche di rifiuti tossici o degli ultrà napoletani dell’accusa-bufala di assaltatori di treni e stazioni. I forcaioli dicono che l’indulto è stato una catastrofe perché la maggioranza dei beneficiari è stata re-incarcerata, ma nessuno dice che questo è il risultato prevedibilissimo dell’assenza quasi totale di assistenza a chi esce dal carcere che però è sempre preda facile per quegli agenti di polizia a caccia dei soliti noti per mostrare quanto sono produttivi. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da gianluca nigro su Febbraio 10, 2009

da Liberazione 08/02/2009
Matematico, logico, saggista, Piergiorgio Odifreddi è anche presidente onorario dell’Uaar, l’Unione degli atei agnostici e razionalisti dal 2003.
Nell’84 c’è stata, come noto, la modifica del concordato. Cosa rimane tuttavia dei Patti lateranensi del ‘29?
Ricordiamo che i Patti lateranensi sono recepiti dalla Costituzione nell’articolo 7. Tra parentesi l’assurdo è che attraverso questo articolo la Costituzione repubblicana recepisca indirettamente anche un riferimento allo Statuto Albertino della monarchia sabauda che fu, per l’appunto, incorporato nei Patti lateranensi. E’ un controsenso anche se è, tutto sommato, un aspetto secondario. Un problema più grave è che l’articolo 7, come sappiamo, non è rivedibile attraverso referendum o proposte di leggi popolari. Essendo i patti lateranensi un trattato con uno Stato estero si possono rivedere soltanto in maniera bilaterale. La Repubblica italiana non può impugnare il concordato unilateralmente – a meno che non ce ne sia la volontà e allora, a quel punto, tutto sarebbe possibile. Lo Stato si è legato le mani. Alla popolazione è impedito di esprimersi. E poi ci sono altri aspetti altrettanto gravi, come la faccenda degli aiuti economici dello Stato alla Chiesa o l’obbligo, di fatto, dell’insegnamento di religione nella scuola. L’ora di religione ce la porteremo dietro chissà per quanto tempo. Altro che libera Chiesa in libero Stato. Qui c’è solo la libertà della Chiesa.
La revisione del Concordato nell’84 abolisce, sulla carta, la religione di Stato e l’ora di catechismo nella scuola. Di fatto, però, la religione cattolica è stata mantenuta come materia d’insegnamento per il suo valore nella nostra cultura nazionale. Non è cambiato nulla?
Vero. Le ripercussione della revisione concordataria dell’84 sulla scuola sono gravissime. Innanzitutto, ci sono storture evidenti come quella degli insegnanti di religione cattolica scelti dalla Curia ma pagati dallo Stato. Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da gianluca nigro su Febbraio 7, 2009
Nel pomeriggio di oggi, alcuni manifestanti , circa 15 persone fra cui il sottoscritto, si sono ritrovate sotto la prefettura di Lecce per esprimere il proprio dissenso sulla vicenda di Eluana Englaro. Dopo circa mezz’ora è arrivata una pattuglia di Polizia e immediatamente dopo una pattuglia dei Carabinieri. Hanno richiesto i documenti a tutti i presenti, alcuni dei quali avevano poggiato dei manifesti artigianali autoprodotti su un muro adiacente il portone della Prefettura. La manifestazione, del tutto spontanea e senza preavviso, ha visto presenti alcune persone del PRC, dei Comunisti Italiani, di associazioni di Donne e dell’ARCI. Il comportamento delle forze dell’ordine è stato morbido , tuttavia la necessità di identificazione collettiva indica lo stato di interesse e il tentativo di repressione di tutte le voci di dissenso.
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Pubblicato da gianluca nigro su Febbraio 4, 2009
da www.ilpaesenuovo.it
Salento – L’Amministrazione provinciale di Lecce ancora una volta sceglie la via della partecipazione alle opere benefiche di don Cesare Lodeserto, noto a livello nazionale per le sue vicissitudini giudiziarie (da molte delle quali, per la verità, alla maniera di Berlusconi va uscendo indenne).
(Piero Manni, Consigliere Regionale PRC – Gianluca NIGRO, Dipartimento Immigrazione PRC nazionale) – I 35.000 euro di questa seconda elargizione vengono fuori dalle risorse dell’Assessorato Politiche giovanili, della pace e dell’immigrazione, affidato a Luigi Calò, di Rifondazione Comunista: quello stesso Luigi Calò, se non ricordiamo male, combattivo e in prima fila nella contestazione del lager Regina Pacis gestito (secondo le imputazioni, con metodi nazisti, ed inoltre con una trasparenza amministrativa non universalmente riconosciuta) proprio dal beneficiario dei finanziamenti della Provincia, don Cesare Lodeserto.
Immaginiamo che anche il consigliere provinciale di Rifondazione, Donato Margarito, sia a conoscenza dell’operato dell’assessore: non sembra opportuno, ad ambedue, chiarire agli elettori di Rifondazione i propri comportamenti politici? O, ancor più correttamente, dimettersi senza rinvii ed infingimenti dal PRC dal quale hanno già preso le distanze aderendo ad un’altra formazione politica, sgomberando il campo da forme di inquinamento del buon nome dello stesso PRC, il quale da anni persegue, sul piano dei diritti dei migranti, una politica incompatibile con finanziamenti di tale tenore a soggetti privati?
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Pubblicato da gianluca nigro su Gennaio 28, 2009
intervista di Stefano Galieni
Giafranco Schiavone, del direttivo Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) è fra i redattori di un documento, realizzato da una serie di associazioni riunite nel “Tavolo Asilo” pubblicato ieri, e con cui si esprime sconcerto e preoccupazione per quanto sta accadendo a Lampedusa.
Raggiunto dalle ultime notizie esprime sconcerto e non risparmia pesanti critiche alle scelte del governo italiano.
«L’emergenza è stata costruita, non siamo in un periodo in cui arrivano a Lampedusa tanti migranti e richiedenti asilo, anzi. Solo che, impedendo al centro tuttora in funzione, di funzionare come base di transito si congestiona il meccanismo. Dalla fine del 2005 fino ad oggi, chi arrivava restava nell’isola per 48 ore al massimo. Per cui il sovraffollamento c’era a volte, ma durava il tempo necessario al trasferimento. Mancava una precisa definizione giuridica del posto ma in Europa c’era chi considerava il centro una soluzione decente. Le identificazioni non venivano effettuate a Lampedusa e ogni procedura per definire lo status di ogni persona che sbarcava veniva svolta poi in strutture più adeguate della penisola» Leggi il seguito di questo post »
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Pubblicato da gianluca nigro su Gennaio 27, 2009

di Roberta Fantozzi (segreteria nazionale PRC)
L’accordo separato firmato da governo, Confindustria, Cisl, Uil, Ugl, non è un evento inaspettato preceduto come è stato dalla lunga serie di accordi separati di categoria. Tanto meno lo è dopo l’offensiva lanciata nei giorni scorsi da Confindustria, Cisl e Uil, e le dichiarazioni di Walter Veltroni. Ma è fortissimo il senso dello strappo, per l’accelerazione che si è prodotta, come per la gravità estrema di quanto è accaduto.
Berlusconi cerca di realizzare nuovamente l’obiettivo che segnò il suo governo nel 2002, quando con il Patto per l’Italia puntò ad isolare e marginalizzare la Cgil. Lo vuol fare, oggi come ieri, per realizzare un disegno “costituente” che mira a determinare in senso fortemente regressivo non solo la condizione materiale del mondo del lavoro, ma natura e ruolo dei soggetti sociali e dunque lo statuto della democrazia nel nostro paese. Un disegno persino esibito dalla coincidenza temporale della firma dell’accordo e del primo via libera dato dal parlamento al federalismo. Entrambe scelte “costituenti” che puntano a dividere e frammentare, mettere in contrapposizione i territori come i lavoratori, distruggere i residui elementi universalistici e solidaristici del nostro modello sociale. Entrambe scelte che hanno registrato l’assenza grave dell’opposizione parlamentare. Leggi il seguito di questo post »
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