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	<title>BLOG personale di Gianluca Nigro</title>
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		<title>C&#8217;ero anche io. Spunti.</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 12:48:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
				<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>

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		<description><![CDATA[Si, io c&#8217;ero sabato 15 Ottobre 2011. Ero, mio malgrado, dietro lo striscione che apriva il corteo. Il primo striscione. Ed ero insieme al mio amico e compagno Yvan Sagnet, portavoce degli scioperanti di Nardò, a “rappresentare” una lotta che, in qualche modo, anche se non ancora terminata, possiamo definire vincente. A mio avviso la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&amp;blog=3667276&amp;post=490&amp;subd=gianlucapasa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;" align="JUSTIFY">Si, io c&#8217;ero sabato 15 Ottobre 2011. Ero, mio malgrado, dietro lo striscione che apriva il corteo. Il primo striscione. Ed ero insieme al mio amico e compagno Yvan Sagnet, portavoce degli scioperanti di Nardò, a “rappresentare” una lotta che, in qualche modo, anche se non ancora terminata, possiamo definire vincente. A mio avviso la lotta di Nardò è stata vincente perchè ha sfondato il muro dell&#8217;ipocrisia e del paternalismo nostrano ed ha prodotto, dentro un quadro molto difficile e ricco di insidie oltre che soggetto a “fuoco amico”, un elemento di avanzamento proprio perchè si fondava su elementi materiali. Non aspirava alla rottura dei rapporti attraverso il simbolico, ma cercava di incidere sul miglioramento delle condizioni materiali a partire dall&#8217;utilizzo di uno strumento tanto antico quanto efficace: lo sciopero. Cioè l&#8217;inceppamento del meccanismo del padrone, l&#8217;aspirazione, almeno parziale di mettere in crisi il suo profitto. Questo strumento, ancora efficace se surrogato o sussunto nella logica del simbolico, mette in discussione la sua rilevanza. Cosa c&#8217;entra lo sciopero con la manifestazione di Sabato? La risposta è semplice quanto banale. La manifestazione di sabato è una manifestazione tutta politica che parla di lotta alle politiche economiche messe in campo dalla BCE, su indicazione delle varie agenzie di rating e su consiglio del WTO e del FMI. Queste politiche vengono, di fatto, caricate sulle spalle delle classi meno abbienti e sulle nuove generazioni. Grazie alle ideologie neoliberiste, che hanno attraversato negli anni ottanta e novanta anche la grandissima parte di quello che oggi conosciamo come centro sinistra e si sono ormai talmente radicate da non essere più messe realmente in discussione, oggi ci troviamo a questo punto. In particolare per alcuni settori , partiti e movimenti la mutazione genetica è totale cioè ad un punto di non ritorno. Se il celeberrimo “ abbiamo una banca” di Fassino non ha nessuna rilevanza penale, non può dirsi ugualmente per la rilevanza politica e culturale. Tornando allo sciopero di Nardò l&#8217;unione fra la scelta del mezzo efficace, lo sciopero appunto, e la sua dimensione di lotta intelligente e non violenta le ha dato quella marcia in più per fare breccia nel senso comune e nelle dinamiche politiche. Quella scelta non è casuale e ha visto uno straordinario impegno nel praticarla.</p>
<p style="text-align:justify;" align="JUSTIFY">Ciò che è sucesso a Roma parla invece di alcune debolezze e di grandissimi punti di forza. Le debolezze, come qualcuno ha voluto rilevare, attengono agli aspetti organizzativi – assenza di servizio d&#8217;ordine, basso numero di forze dell&#8217;ordine, troppa poca differenza nell&#8217;organizzazione fra partiti e sindacati e piccole realtà -, mentre la grande forza di questo movimento attiene alla sua dimensione e alla sua composizione sociale – precari, studenti e ceto popolare – , vera novità delle dinamiche politiche degli ultimi anni.</p>
<p style="text-align:justify;" align="JUSTIFY">Da più parti, però, le debolezze vengono confuse o sovrapposte. La penetrazione profonda dell&#8217;ideologia liberista ha portato con se anche forme deleterie di destrutturazione della lotta politica. L&#8217;assunzione di forme di lotta più postmoderne come il flashmob o la formula delle campagne che durano al massimo qualche mese, hanno spostato l&#8217;attenzione molto più sull&#8217;estetica del conflitto e della battaglia politica che non sulla sua reale efficacia. Posizionarsi eccessivamente sull&#8217;elemento simbolico nella costruzione di una critica alle politiche reali prodotte dai governi liberisti e dalla BCE, significa non tenere conto delle vere dinamiche che possono produrre un sabotaggio del sistema che causa effetti sociali devastanti. Negli anni 80 i politologi parlavano di democrazia dei 2/3: cioè il sistema garantiva privilegi e riproduzione a 2/3 della società tenendo ai margini 1/3 di essa. Oggi questo schema, di impronta liberale, è saltato anch&#8217;esso nonostante fosse iniquo ed insufficiente. L&#8217;imbarbarimento si è allargato ed ha rovesciato la piramde: 1/3 , forse anche meno, sta bene, 2/3 vivono ai margini.</p>
<p style="text-align:justify;" align="JUSTIFY">Basta leggere i recentissimi dati sulla povertà prodotti dalla Caritas e dalla fondazione Zancan per accorgersi che “<em>Secondo il rapporto 2011 della Caritas (“Poveri di diritti”, Edizioni Il Mulino) sono 8,3 milioni i cittadini che vivono in povertà, pari al 13,8% della popolazione. Tra le fasce più colpite, le famiglie numerose, quelle con un solo genitore e i nuclei meridionali. Il dato che più colpisce, però, è un altro: in tempi di crisi economica la povertà sta cambiando volto, tanto che il 20% delle persone che si rivolgono ai Centri di ascolto in Italia ha meno di 35 anni”(</em><span style="color:#000080;"><span style="text-decoration:underline;"><a href="http://www.controlacrisi.org/notizia/Economia/2011/10/17/16557-caritas-italiani-sempre-piu-poveri-in-aumento-i-giovani-che/"><em>http://www.controlacrisi.org/notizia/Economia/2011/10/17/16557-caritas-italiani-sempre-piu-poveri-in-aumento-i-giovani-che</em></a></span></span><em>) .</em></p>
<p style="text-align:justify;" align="JUSTIFY">In un quadro così fosco e duro negli ultimi anni le organizzazioni politiche non hanno prodotto alcun orizzonte credibile per la fuoriuscita da questa situazione. Oggi si punta il dito contro i black block o sedicenti tali che si ribellano, con l&#8217;uso della forza, al sistema.</p>
<p style="text-align:justify;" align="JUSTIFY">Le forme del conflitto che si sono scontrate a Roma sono profondamente inadeguate: da un lato manifestanti che passeggiano, colorati quanto vogliamo ma sempre passeggianti, compreso il sottoscritto, dall&#8217;altro coloro che smontano bancomat e bruciano macchine, compresa la macchina (piccola) di un compagno, precario quanto loro e quanto me.</p>
<p style="text-align:justify;" align="JUSTIFY">La discussione, però, non può attenere alla reciproca presa di distanza dalle differenti forme di lotta. E&#8217; necessario dirsi che entrambe sono inefficaci al raggiu<a href="http://gianlucapasa.files.wordpress.com/2011/10/ken-parker_g.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-492" title="ken parker_g" src="http://gianlucapasa.files.wordpress.com/2011/10/ken-parker_g.jpg?w=250&#038;h=326" alt="" width="250" height="326" /></a>ngimento dell&#8217;obiettivo: i Governi non rispondono a queste sollecitazioni. Credo, invece, che la manifestazione di sabato sia nei suoi punti alti sia nei suoi punti di caduta parli a tutte le forze della sinistra , quelle politiche e quelle sociali e mostri in modo inequivoco la loro inadeguatezza. <strong>Questa manifestazione è uno spartiacque</strong>. Dire che i black block sono il nemico a me pare esagerato. Sono soggetti con i quali la sinistra deve prendere o riprendere un contatto e lo deve fare a partire dalla possibilità di dare delle risposte. Pena il rischio di nuove forme di autonomia del politico,con  tutto ciò che ne consegue. Anche se, per essere precisi, la dizione black block non è ne esaustiva ne chiara. Ci adattiamo  solo al linguaggio dei media di questi giorni.</p>
<p style="text-align:justify;" align="JUSTIFY">In molti sostengono che gli avvenimenti di Roma produrranno una nuova stretta securitaria e repressiva. E&#8217; utile dire, però, che questo fenomeno era già in atto, basterebbe guardare i fatti di Brindisi ( <span style="color:#000080;"><span style="text-decoration:underline;"><a href="http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2011/3/18/11144-BRINDISI:Sit-in-vietato:-Comitato-Disoccupati-contro/">http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2011/3/18/11144-BRINDISI:Sit-in-vietato:-Comitato-Disoccupati-contro/</a></span></span> e <span style="color:#000080;"><span style="text-decoration:underline;"><a href="http://www.brundisium.net/notizienew/shownotiziaonline.asp?id=39774">http://www.brundisium.net/notizienew/shownotiziaonline.asp?id=39774</a></span></span> ), dove viene prima negato il diritto a manifestare e poi a seguito della manifestazione e a distanza di sei mesi vengono fatti gli arresti. Questa mi sembra repressione allo stato puro.</p>
<p style="text-align:justify;" align="JUSTIFY">La sinistra sociale e quella politica devono rimescolarsi e contaminarsi. Il sociale si deve politicizzare ed il poltico si deve socializzare. Gli anni a venire saranno caratterizzati da un abbassamento del livello di guardia della sopravvivvenza economica delle classi meno abbienti ed è indispensabile che si trovino delle formule efficaci di lotta, ma anche di auto aiuto e di condivisione. Se oggi la parte più numerosa dei manifestanti è precaria o disoccupata questo non significa che non possano esservi delle forme di solidarietà e di condivisione da parte di chi statutariamente rappresenta i lavoratori. Il grande assente di quella manifestazione è il sindacato, o meglio CGIL, CISL e UIL, perchè quello di base e la fiom erano presenti.</p>
<p style="text-align:justify;" align="JUSTIFY">Quei black … sono figli di questo politicismo. Saranno anche delle teste di rapa, ma oggi o ci si fanno i conti oppure domani saranno davvero la nostra spina nel fianco. Tutto l&#8217;odio e il paternalismo da chi ha costruito carriere a fare il finto disobbediente è urticante come i lacrimogeni di piazza san Giovanni e fastidioso come l&#8217;odore delle macchine che bruciavano in via Cavour. Anche noi abbiamo i nostri benpensanti che sopportiamo turandoci il naso. Però ora basta.</p>
<p style="text-align:justify;" align="JUSTIFY">L&#8217;italia ha conosciuto le condizioni di lavoro dei braccianti di Nardò, ha rimosso le condizioni di lavoro delle donne morte a Barletta e, invece come ci fa notare wu ming1 ( <span style="color:#000080;"><span style="text-decoration:underline;"><a href="http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=5241">http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=5241</a></span></span>) non conosce affatto le condizioni di lavoro delle persone che lavorano nelle aziende del web come Amazon e Apple, del defunto Steve Jobs. La differenza tra queste tre tipologie di lavoro è davvero limitata: una è legata all&#8217;industria , una al settore primario e l&#8217;altra alla ICT. In ogni caso si tratta di condizioni di lavoro ai limiti della sopportabilità fisica e psicologica e che non rendono al lavoratore la possibilità di condurre uno standard di vita sufficientemente agiato.</p>
<p style="text-align:justify;" align="JUSTIFY">Bene, la differenza fra il primo caso e gli altri due è lo sciopero; cioè la dimensione del conflitto che cerca di inserire il granello di sabbia nell&#8217;ingranaggio di un sistema economico che si basa sullo sfruttamento, ed insieme rende visibile i soggetti che lo agiscono.</p>
<p style="text-align:justify;" align="JUSTIFY">Penso si possa dire che questo è il trend verso cui va il lavoro anche nei paesi occidentali ad economia avnazata. Vi è di fatto una cinesisazzione del lavoro. Personalmente non credo che si possa sostenere che le forme di lotta parcellizzate possano rispondere all&#8217;esigenza di un cambiamento di rotta per il miglioramento di tutto questo. Forse è utile trovare nella storia della sinistra gli strumenti necessari per ridare un senso al termine classe, che oggi più che mai è necessario ed indispensabile. Intanto la lotta di classe in occidente la fanno le banche e la finanza contro i lavoratori ed i disoccupati. C&#8217;è qualcosa che non va.</p>
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		<title>Proviamo a guardare lontano?</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 13:07:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
				<category><![CDATA[rifondazione comunista]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; evidente che la sinistra è morta nei suoi rituali, almeno in quelli nati dal dopo Bolognina e sviluppatisi negli anni 90. Alcuni dei principali esponenti della sinistra di quegli anni e di questi – Bertinotti, Veltroni , Rutelli &#8211; sono politicamente defunti e D&#8217;alema non si sente tanto bene. Costoro hanno fondamentalmente utilizzato gli [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&amp;blog=3667276&amp;post=480&amp;subd=gianlucapasa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">E&#8217; evidente che la sinistra è morta n<a href="http://gianlucapasa.files.wordpress.com/2010/04/simpsonmarx.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-481" title="simpsonmarx" src="http://gianlucapasa.files.wordpress.com/2010/04/simpsonmarx.jpg?w=300&#038;h=300" alt="" width="300" height="300" /></a>ei suoi rituali, almeno in quelli nati dal dopo Bolognina e sviluppatisi negli anni 90.  Alcuni dei principali esponenti della sinistra di quegli anni e di questi – Bertinotti, Veltroni , Rutelli &#8211; sono politicamente defunti e D&#8217;alema non si sente tanto bene.</p>
<p style="text-align:justify;">Costoro hanno fondamentalmente utilizzato gli strascichi di pratiche consolidate dagli anni 70 in poi, senza introdurre elementi di novità e di analisi innovativa della società: hanno, per sintetizzare, prosciugato le forze dei vecchi partiti di massa e delle loro relazioni sociali. Hanno assorbito il leaderismo come elemento costitutivo del loro proporsi.<span id="more-480"></span></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Chi si affaccia , a tenere in vita alcune di quelle pratiche, utilizzando un mix di meridionalismo contadino e di buone capacità oratorie è Nichi Vendola , il quale però  non promuove nuovi approcci ma mette al centro la sua personalità, naturalmente in un&#8217;ottica di sinistra. Vendola già dal suo primo mandato si propone come l&#8217;uomo della sintesi delle culture politiche presenti nel suo Governo. Nel secondo,invece, data la diversificazione delle culture di origine degli eletti, è  operazione quasi impossibile a meno di non fare capriole culturali che non lo porterebbero molto lontano. Un dato appare chiaro: il leaderismo a sinistra non produce balzi in avanti, ma definisce un quadro di arretramento culturale e numerico di grosse proporzioni. Il leaderismo, naturalmente, è espressione diretta della cultura riveniente dal sistema maggioritario, che vuole leaders adatti agli usi mediatici anche se privi di responsabilità nella conduzione delle rispettive formazioni politiche. Vendola e le sue fabbriche provano, in questo senso, a costruire un consenso attraverso un radicamento post-politico. Naturalmente i frequentatori delle fabbriche sono un parterre di persone che, in qualche modo, non solo in senso negativo, sono stimolate dall&#8217;avere un qualche tipo di relazione col potere, anche solo per essere ascoltati nelle idee che propongono. La relazione col potere, a vario titolo, è l&#8217;elemento centrale di questa operazione, che non a caso viene messa in piedi per la campagna elettorale e quando si ipotizza una seconda e ben più lunga campagna: quella delle  eventuali primarie per la Presidenza del Consiglio. Ricordo cosa erano i comitati Vendola del 2005. Li la percezione “dell&#8217;alternativa” era più evidente e definita e anche la spontaneità di quei comitati  aveva qualcosa di innovativo, proprio perchè non era Vendola a cercare la costruzione di quei comitati ma, spesso, avvenivano malgrado Vendola. Qui si tenta di avanzare una ipotesi comunicativo-organizzativa che abbia fini di controllo, di riduzione del conflitto interno e di giustificazione dello spostamento al centro di Vendola; elemento essenziale per la futura candidatura a Premier.</p>
<p style="text-align:justify;">In larga misura nei partiti della sinistra, anche nel PRC, le proposte in campo,oggi, attengono maggiormente a svolte di tipo organizzativo, senza che appaia chiaro su quali proposte politiche. Almeno in Italia  e forse anche in Europa non si vedono all&#8217;orizzonte grandi movimenti sociali e soprattutto legati ai temi di maggiore interesse della classe: lavoro, precarietà, diritti sociali, genere, ecc.</p>
<p style="text-align:justify;">Un&#8217;idea che è certamente passata in questi anni è legata al rapporto col governo: nella percezione comune non può darsi trasformazione se non si giunge a governare. Questa idea, tutta da ragionare, di fatto ha creato il complesso di inferiorità nel mondo della militanza e ha prodotto una percezione di marginalità di una parte del popolo della sinistra. Anche sulle pratiche messe in campo contro il precariato non si è riflettuto e organizzato il giusto approccio. Se è vero, come io penso, quanto sostiene Sergio Bologna che l&#8217;obiettivo del padronato è che “<em>Il precariato non deve nascere solo al momento dell’incontro con il mercato del lavoro, deve essere costitutivo della mentalità della persona, deve essere inoculato nella persona come percezione del sè”, </em>allora dobbiamo dirci senza infingimenti che in questi ultimi anni nulla abbiamo fatto di concreto per combattere questa “egemonia”. Anche qui, e non per un accanimento terapeutico, possiamo prendere come esempio la prima gestione Vendola, se non altro come punta avanzata, almeno sulla carta, della sinistra italiana : non uno dei consiglieri della sinistra ha mai pensato di mettere all&#8217;ordine del giorno la discussione sul reddito sociale o su altre forme dirette di lotta al precariato. Naturalmente non si discute sul fatto che non si sia approvato, ma il dato di una totale assenza di discussione è raccapricciante. Il fenomeno del “lifelong learning”(formazione continua) ,ad esempio, è vissuto a sinistra come una sorta di opportunità. In realtà definisce il perimetro di inadeguatezza che si autoproducono le persone che  lo perseguono: si riversa su stessi il proprio essere precario e non si capisce che forse si è vittime della lotta fra le classi. I precari hanno introiettato la loro condizione , forse, anche grazie al fatto che nessuno ha spiegato loro da dove nasce quella condizione. Sugli scenari di un possibile superamento nessuno si pone realisticamente il problema. Troppo impegnativo. Analogo fenomeno avviene in altri contesti. Molto spessi i lavoratori assorbono le culture dei loro padroni: accade così che un bracciante del sud dica che il suo sottosalario è diretta conseguenza della crisi del comparto agricolo o che l&#8217;operaio dell&#8217;azienda di dieci lavoratori ringrazi  l&#8217;imprenditore per l&#8217;assunzione dopo 5 -10 anni di lavoro a nero o in apprendistato. Forse tornare a ragionare sul perchè tutto questo accade sarebbe d&#8217;aiuto. Naturalmente non considero la possibilità che ci sia qualcuno che ritenga questi esempi normali.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Naturalmente questa assenza di riflessione e pratiche è analoga nel resto d&#8217;Italia e anche nel PRC.</p>
<p style="text-align:justify;">Poco si dice riguardo al fatto che il nostro paese sta scivolando nella graduatoria mondiale nelle zone di periferia e che le condizioni di vita della maggioranza del paese sono regredite. Le varie frane di questi giorni sono l&#8217;esempio non solo di una assenza di tutela del territorio, ma di una assenza di visione generale da parte del ceto politico degli ultimi 30 anni. In tutto questo la prospettiva della sinistra è ridotta al lumicino e, in termini di orizzonte, essa non riesce a prospettare  produzioni di senso; non narrazioni, come direbbe qualcuno, ma senso, significato sociale. Muore l&#8217;idea che la politica, almeno a sinistra, o si propone di agire sulla costruzione di nessi sociali collettivi oppure diventa asfittica. Credo che il bisogno di unità a sinistra nasca più dal ricordo di una sinistra in cui la produzione di senso e l&#8217;egemonia erano esercitati con cognizione di causa che non dalla necessità di stare tutti sotto lo stesso tetto qui ed ora.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">Anche le presunte innovazioni degli anni 90, quelle che ruotano attorno al mondo dell&#8217;associazionismo e del terzo settore, che davano l&#8217;idea di una diversa militanza fuori dai partiti , pare naufragata ad un professionismo del terzo settore espunto delle istanze politiche che le facevano inizialmente da corollario. Intanto si è prodotta una deregulation proprio  negli ambiti di pertinenza di questo mondo specifico con degli effetti devastanti sulle politiche di carattere universalistico come la sanità, i servizi sociali con un aumento esponenziale del collateralismo ai poteri forti e agli stessi partiti.</p>
<p style="text-align:justify;">Alcuni pensatori del 900, tra i quali Michels, dicevano che i partiti sono stati l&#8217;evoluzione del livello associativo-solidale verso il potere organizzativo autoritario. In questo senso si potrebbe dire che il ritorno a forme , o almeno alla percezione diffusa di queste forme, solidali e di parità potrebbe rappresentare la parabola discendente di una storia, quella dei partiti, che pare aver raggiunto il suo apice. Naturalmente non sostengo che i partiti sono morti. Penso che abbiano bisogno di una profonda riflessione e di uscire da un autismo generalizzato. Credo sinceramente che il recuperare un pensiero lungo e , allo stesso tempo, pratiche direttamente collegate al pensiero di riferimento, evitando corto circuiti comunicativi ed organizzativi sia il fondamento per un rilancio della politica a sinistra.</p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;">A me pare che negli ultimi 15-20 anni i problemi e i punti di analisi critica alla società siano stati solo evocati. In poche situazioni il rapporto tra il dire e il fare è stato conseguente.</p>
<p style="text-align:justify;">E&#8217; evidente che le grandi organizzazioni della sinistra abbiano scontato gli effetti di una sconfitta epocale dal 91 in poi, ma questo molto spesso è stato un alibi e non un punto di analisi utile alla ridefinizione di se stessi. La rifondazione, come processo dinamico dovrebbe ripartire . Per fare questo molti dovrebbero mettersi in gioco.</p>
<p style="text-align:justify;">La costruzione di un nuovo spazio politico, non minoritario, passa automaticamente attraverso la presa in carico di alcuni grandi punti:</p>
<ol style="text-align:justify;">
<li>agire la costruzione 	di aggregazione intorno ai temi delle diseguaglianze;</li>
<li>avere una politica 	di ricomposizione delle organizzazioni della sinistra: politiche, 	sindacali, associative e delle grandi organizzazioni di massa, per 	ridefinire  una platea ampia di interlocutori, evitando gli schemi 	delle interlocuzioni preferenziali di corrente o amicali</li>
<li>costruire l&#8217;unità a 	sinistra a partire dai contenuti. La forma con la quale si attua 	questo obiettivo è relativamente indifferente;</li>
<li>Riprendere l&#8217;analisi 	sociale in forme e modi che superino il tempo stretto  dato dalle 	esigenze contingenti che mettono al centro solo ed esclusivamente le 	elezioni</li>
<li>costruire una 	analisi ed una conseguente pratica sul ruolo e le forme del 	sindacato e su come mettere  mano alla ricostruzione di un sindacato 	di classe e di conflitto;</li>
<li>Sottodimensionare il 	ruolo del Berlusconismo come fenomeno politico. In nome del 	berlusconismo e dell&#8217;antiberlusconismo non si è rivolto lo sguardo 	più in là. Alcuni fenomeni, come quello della precarizzazione non 	sono figli del berlusconismo; anzi in alcuni casi sono stati 	introdotti dai governi di centrosinistra.</li>
<li>Costruire una classe 	dirigente che sia all&#8217;altezza delle nuove necessità politiche. 	Questo si traduce anche nel superare schemi 	nominalistico-meritocratici assorbiti da modelli che non dovrebbero 	appartenerci. In questo senso il vendolismo è certamente un modello 	fuorviante , carico di conseguenze per il futuro. Vendola, infatti, 	ha negli ultimi anni provato a fare una operazione di questo tipo, 	ma utilizzando schemi interpretativi non adeguati ad una politica di 	sinistra. Egli ha provato a selezionare vicino a se giovani 	brillanti e, sulla carta, portatori di esperienze interessanti. 	Questo però non è stato funzionale alla trasformazione o al 	superamento “dell&#8217; ascensore rotto” ( la mobilità sociale dei 	giovani  bloccata ),  ma a costruire una sorta di corte più 	efficace ed efficiente di quella della destra.</li>
<li>Costruire nei 	partiti un equilibrio di poteri adeguato alle necessità politica. I 	partiti non posssono essere più un trampolino di lancio di carriere 	ed esperienze personali prive di controllo sui livelli 	istituzionali. Del resto non possono essere nemmeno così 	sclerotizzati e privi di verifica. Qui è necessario specificare che 	le verifiche non possono essere solo le elezioni; vi sono altri 	strumenti ben più articolati che sarebbe utile mettere in campo, 	fermo restando che gli aspetti elettorali non sono secondari.</li>
</ol>
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<br /> Tagged: <a href='http://gianlucapasa.wordpress.com/tag/lavoro/'>lavoro</a>, <a href='http://gianlucapasa.wordpress.com/tag/sinistra/'>sinistra</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gianlucapasa.wordpress.com/480/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gianlucapasa.wordpress.com/480/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gianlucapasa.wordpress.com/480/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gianlucapasa.wordpress.com/480/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/gianlucapasa.wordpress.com/480/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/gianlucapasa.wordpress.com/480/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/gianlucapasa.wordpress.com/480/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/gianlucapasa.wordpress.com/480/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gianlucapasa.wordpress.com/480/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gianlucapasa.wordpress.com/480/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gianlucapasa.wordpress.com/480/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gianlucapasa.wordpress.com/480/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gianlucapasa.wordpress.com/480/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gianlucapasa.wordpress.com/480/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&amp;blog=3667276&amp;post=480&amp;subd=gianlucapasa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>SEI MINORI LASCERANNO CIE BRINDISI (ANSA) &#8211; BRINDISI, 16 APR</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 16:14:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
				<category><![CDATA[MIGRANTI]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
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		<description><![CDATA[Il giudice di pace di Brindisi Mario Gatti ha riconosciuto la presunzione di minore età per sei dei nove extracomunitari trasferiti mercoledì scorso dal porto di Napoli al Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Brindisi, in località Restinco. Il giudice ha disposto inoltre che gli stessi minori siano affidati ad una struttura protetta della [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&amp;blog=3667276&amp;post=477&amp;subd=gianlucapasa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://gianlucapasa.files.wordpress.com/2010/04/restincocentroaccoglienza.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-478" title="RestincoCentroAccoglienza" src="http://gianlucapasa.files.wordpress.com/2010/04/restincocentroaccoglienza.jpg?w=400&#038;h=313" alt="l'ingresso del CIE" width="400" height="313" /></a></p>
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<p style="text-align:justify;">Il giudice di pace di Brindisi Mario Gatti ha riconosciuto la presunzione di minore età per sei dei nove extracomunitari trasferiti mercoledì scorso dal porto di Napoli al Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Brindisi, in località Restinco. Il giudice ha disposto inoltre che gli stessi minori siano affidati ad una struttura protetta della provincia di Brindisi. Lo rende noto con un comunicato la Cgil di Brindisi, che stamani ha tenuto un sit-in dinanzi al Cie, esprimendo soddisfazione per la decisione del magistrato.     L&#8217;udienza si tenuta all&#8217;interno del Cie brindisino. Oltre all&#8217;avv.Cristian Valle, difensore dei nove immigrati richiedenti asilo, all&#8217;udienza ha partecipato l&#8217;avv.Paola De Pascalis, dell&#8217;associazione Finis Terrae. Per i tre immigrati maggiorenni sarà presentato ricorso in Cassazione contro il decreto di convalida del trattenimento, perchè, secondo i legali, ci sarebbero state irregolarità procedurali da parte della Questura di Napoli.    «La rete di soggetti sociali che sia a Napoli sia a Brindisi ha seguito e fatto emergere la vicenda &#8211; commenta la Cgil &#8211; ha consentito di verificare come si era di fronte a una piena violazione dei diritti. Questo dimostra che un&#8217;apertura agli enti di tutela e ai soggetti sociali, in queste vicende, consente di porre un argine alla ormai sistematica violazione dei principi fondamentali riveniente dalle norme poste in essere dalla legge Bossi-Fini»</p>
<br /> Tagged: <a href='http://gianlucapasa.wordpress.com/tag/clandestino/'>"clandestino"</a>, <a href='http://gianlucapasa.wordpress.com/tag/asilo/'>asilo</a>, <a href='http://gianlucapasa.wordpress.com/tag/diritti-negati/'>diritti negati</a>, <a href='http://gianlucapasa.wordpress.com/tag/espulsioni/'>espulsioni</a>, <a href='http://gianlucapasa.wordpress.com/tag/frontiere/'>frontiere</a>, <a href='http://gianlucapasa.wordpress.com/tag/istituzioni-totali/'>istituzioni totali</a>, <a href='http://gianlucapasa.wordpress.com/tag/migranti/'>MIGRANTI</a>, <a href='http://gianlucapasa.wordpress.com/tag/sinistra/'>sinistra</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gianlucapasa.wordpress.com/477/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gianlucapasa.wordpress.com/477/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gianlucapasa.wordpress.com/477/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gianlucapasa.wordpress.com/477/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/gianlucapasa.wordpress.com/477/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/gianlucapasa.wordpress.com/477/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/gianlucapasa.wordpress.com/477/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/gianlucapasa.wordpress.com/477/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gianlucapasa.wordpress.com/477/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gianlucapasa.wordpress.com/477/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gianlucapasa.wordpress.com/477/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gianlucapasa.wordpress.com/477/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gianlucapasa.wordpress.com/477/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gianlucapasa.wordpress.com/477/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&amp;blog=3667276&amp;post=477&amp;subd=gianlucapasa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Appunti sparsi sulle regionali</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 08:34:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
				<category><![CDATA[rifondazione comunista]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Bene, qualche commento a poche ore dai risultati elettorali mi è necessario, anche solo come traccia di un ragionamento che dovrà essere necessariamente collettivo. Il quadro nazionale ci consegna un paese dove, nonostante le percezioni della sinistra, il berlusconismo è ancora forte e Berlusconi anche. La lega cresce e lo fa tenendo un doppio binario [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&amp;blog=3667276&amp;post=471&amp;subd=gianlucapasa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://gianlucapasa.files.wordpress.com/2010/04/odietamo1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-472" title="odietamo1" src="http://gianlucapasa.files.wordpress.com/2010/04/odietamo1.jpg?w=319&#038;h=500" alt="" width="319" height="500" /></a></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p>Bene, qualche commento a poche ore dai risultati elettorali mi è necessario, anche solo come traccia di un ragionamento che dovrà essere necessariamente collettivo.</p>
<p>Il quadro nazionale ci consegna un paese dove, nonostante le percezioni della sinistra, il berlusconismo è ancora forte e Berlusconi anche. La lega cresce e lo fa tenendo un doppio binario di azione: da un lato costruisce separatezze ( migranti, Nord – Meridione ecc. ), dall&#8217;altro costruisce radicamento sociale a partire dai bisogni che da quelle separatezze emergono. Viene fuori così una forza che , al di là dei nuovismi veltroniani e vendoliani, mostra come l&#8217;identificazione tra essere sociale ed essere politico sia la carta vincente per essere intellegibili ed efficaci. La candidatura della Bonino, ad esempio,  parlava solo ad alcuni pezzi di società un po radical chic, mentre la Polverini con il retroterra  di massa parlava, da destra, anche agli strati popolari.</p>
<p>La crisi si sente ed è perdurante e le forze della sinistra , comprese quelle del centro sinistra , stanno a guardare. Il lungo cammino di perdita di collocazione sociale da parte delle forze del centro sinistra ha prodotto gli effetti che sono sotto gli occhi di tutti noi.</p>
<p>La vicenda della Campania, anch&#8217;essa è paradigmatica: lì noi andavamo da soli, nostro malgrado, perchè non potevano darsi condizioni diverse se non accettando di introiettare le logiche profondamente di destra del candidato De Luca. Naturalmente paghiamo un prezzo politico, ma certamente ridotto rispetto a quanto è nei nostri obiettivi.</p>
<p>Ora, qualcuno vorrebbe un big bang attraverso il quale ridefinire rapporti, strategie e obiettivi della sinistra e del centro sinistra. Lo stesso Vendola parla di morte dei partiti. Lo fa naturalmente anche pro domo sua , mostrando una assenza di lungimiranza e cavalcando uno dei tanti nuovismi che egli rappresenta. Nichi, infatti, ha ottenuto un buon risultato ma non privo di contraddizioni interne e mettendo in moto degli elementi di novità comunicativa ( già presenti nella sua precedente elezione)  che gli fanno credere che quella possa divenire la strada maestra. Poco si dice che anche in Puglia il calo dei votanti è stato di circa l&#8217;8%. Questo dimostra che nonostante il buon governo di Vendola la tendenza alla passivizzazione ha radici più profonde, che vengono anche corroborate da un ignobile sbarramento al 4% che non esiste nelle altre regioni. Qui è stato utilizzato come una clava per regolare conti interni alla sinistra e distogliendo lo sguardo da processi politici più generali.  Da sempre le forze della sinistra sono per il diritto alla rappresentanza; solo nei sistemi liberali ottocenteschi, o dove vi è un&#8217;altra tradizione istituzionale, si usano i filtri dei sistemi elettorali per la vittoria politica. Ma questo è un altro discorso.</p>
<p>La Puglia del 2010 elegge un consiglio regionale altamente moderato, con un gran numero di ex socialisti eletti nelle fila della SeL e una parte di ex PD o ex UDC nelle fila della lista del Presidente. Si configura, così, una assemblea assai differente dalla precedente e sulla quale le forze della sinistra devono esercitare una forte attenzione perchè il rischio di implosione culturale e politica  è alto.</p>
<p>La dissimulazione e lo spostamento al centro lo si ebbe già al momento del rimpasto di giunta dello scorso anno , quando con la scusa di rispondere agli avvisi di garanzia si produsse un cambiamento di orientamento politico: furono cacciati tutti i dalemiani e si fecero entrare gli ex margherita e assessori centristi.</p>
<p>Rimane, naturalmente, il dato della vittoria di Vendola, in una situazione di assoluta contro tendenza nazionale. Questo dato però va filtrato almeno nella parte che vuole una ripresa della sinistra e un eventuale accordo per le elezioni politiche del 2013. A quell&#8217;appuntamento si può e si deve arrivare con un&#8217;altra modalità. Sono in molti a pensare ad un Vendola candidato Presidente del Consiglio. E&#8217; una ipotesi suggestiva, ma chiaramente sarà necessario vedere quale Nichi potrebbe arrivare a questo traguardo: quello dell&#8217;alternativa o quello della normalizzazione?</p>
<p>In questo quadro a noi cosa è dato fare? Io penso che sia arrivato il momento di una grande riflessione strategica che metta in campo ALTRE PRATICHE. Non è più possibile reggere lo scontro con la tattica e con una sproporzione di forze così elevato. L&#8217;oscuramento mediatico dopo l&#8217;uscita dal parlamento è diventato un grande problema, che non può essere affrontato con i siti web o con facebook, ma può essere minimamente colmato con la messa in campo dei corpi nella costruzione di lotte e di iniziative. Non v&#8217;è dubbio che questa è una prospettiva almeno di medio periodo, ma dalla quale non si può prescindere. Paradossalmente è la prospettiva di sinistra ad essere stata espulsa dal quadro politico generale.</p>
<p>C&#8217;è poi l&#8217;elemento del rapporto fra noi e SeL. Personalmente credo che le relazioni debbano giungere ad essere  di riconoscimento reciproco e di collaborazione , fermo restando che non possiamo non mettere in evidenza le differenze di prospettiva. Partire dai contenuti è sempre lo strumento migliore in queste situazioni. Tutta la discussione dell&#8217;unità a sinistra è un tema che spesso viene utilizzato a sproposito e agitato male. Dobbiamo provare a unire i lavoratori, i precari, i migranti e coloro i quali hanno, secondo noi, la necessità di arrivare ad una prospettiva di classe, rifondata o meno. Non ci sono svolte organizzativistiche a questi problemi, ma solo culturali e di prospettiva. Le possibilità ci sono: è necessaria solo una maggiore consapevolezza collettiva interna ed esterna al partito.</p>
<p>Naturalmente la discussione si apre adesso.</p>
<p>Gianluca Nigro</p>
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		<item>
		<title>La Sinistra e il Governo&#8230;..relazione pericolosa.</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 11:17:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
				<category><![CDATA[sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[PD]]></category>
		<category><![CDATA[Primarie]]></category>
		<category><![CDATA[rifondazione comunista]]></category>
		<category><![CDATA[Vendola]]></category>

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		<description><![CDATA[Il giorno del giudizio è arrivato? Credo di no. Le Primarie , con tutto il loro carico di ambiguità devono ancora produrre i loro effetti. Il primo si è già disvelato: Vendola vince con uno scarto notevole sul concorrente piddino con tessera , Francesco Boccia. Figura debole anche se legata ai poteri forti, bocconiano di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&amp;blog=3667276&amp;post=467&amp;subd=gianlucapasa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_468" class="wp-caption alignleft" style="width: 410px"><a href="http://gianlucapasa.files.wordpress.com/2010/01/alan-ford.jpg"><img class="size-full wp-image-468" title="alan ford" src="http://gianlucapasa.files.wordpress.com/2010/01/alan-ford.jpg?w=400&#038;h=289" alt="" width="400" height="289" /></a><p class="wp-caption-text">La sinistra al Governo......</p></div>
<p>Il giorno del giudizio è arrivato? Credo di no. Le Primarie , con tutto il loro carico di ambiguità devono ancora produrre i loro effetti. Il primo si è già disvelato: Vendola vince con uno scarto notevole sul concorrente piddino con tessera , Francesco Boccia. Figura debole anche se legata ai poteri forti, bocconiano di Bisceglie e lettiano di cultura politica.</p>
<p>Veniamo a noi. Cosa è successo a queste primarie? la maggioranza sostiene che l&#8217;autorganizzazione popolare, unita ad un sentimento anti dalemiano sia stato il brodo di coltura della sconfitta di Boccia. Sono persuaso dell&#8217;inesatezza di questa lettura . Vendola è un comunicatore di indubbio valore e anche un politico navigato, ma con l&#8217;esito di queste primarie questi due fattori sono stati quasi irrilevanti. La campagne delle primarie è durata meno di una settimana e il buon Nichi non è riuscito a fare i suoi comizi in tute le zone della regione. Si è fidato, nei fatti, del battage pubblicitario involontario prodotto da questo lungo tira e molla mediatico riguardo l&#8217;accordo con l&#8217;UDC. Le stesse primarie sono state accettate dal PD solo per tenere dentro la coalizione sia Vendola che Casini. Operazione già tentata da Vendola ai tempi del rimpasto di giunta di qualche mese or sono: andata male , però, per la cparbietà di Casini di provare direttamente e senza il filtro vendoliano a gestire una operazione complessa che aveva come sfondo l&#8217;acordo fra poteri forti per la gestione dell&#8217;AQP e di altro.<span id="more-467"></span> Non è un caso che Vendola , in odore di essere scaricato, abbia aggiustato il tiro su una vicenda che dopo la cacciata di Riccardo Petrella lo aveva collocato,  nei settori della sinistra, come un moderato vittima del Pd e degli altri partiti forti.</p>
<p>Però, la vera incognita di questa primaria e della fase precedente resta la collocazione politica di Nichi Vendola e della sua SeL. Se è chiaro, da un lato, che Vendola è tutto propiettato a fare il secondo mandato da Presidente della Regione, non si capisce quale sia la collocazione del suo partito in questa fase e per il futuro. Se Vendola avesse voluto tirare la corda avrebbe potuto annunciare la sua candidatura a prescindere da un confronto attraverso le primarie. Non lo ha fatto. SeL oggi ha due possibilità :</p>
<ul>
<li>Rientrare nell&#8217;orbità del centrosinistra organico e quindi in qualche modo misurarsi, almeno in Puglia, alle regionali come soggetto autonomo. Questo, però, prevederebbe un atteggiamento più disteso nei confronti del PD;</li>
<li>Costruire , insieme agli altri soggetti, la Federazione della Sinistra e ripartire da questa per rompere il bipolarismo e segnare un passo in avanti per la costruzione di un soggetto unitario della sinistra , che abbia un profilo organico e riconoscibile;</li>
</ul>
<p>Mi convinco che la prima ipotesi sia quella più appetibile e che larghi settori del PD, che a mio avviso lo hanno appoggiato anche alle priamrie, pensino di chiedere a NIchi l&#8217;ingresso nel PD o la collocazione definitiva di SeL nel centrosinistra allargato all&#8217;UDC. In questo modo si isolerebbe definitivamente la parte sinistra e di alternativa del panorama politico italiano e si avrebbe una normalizzazione del quadro politico. E&#8217; evidente che Vendola non ha ancora sciolto le riserve, ma a me pare che l&#8217;ipotesi di normalizzazione sia più prossima di quanto non si pensi. Non mi meraviglierei di un ingresso di Sel nel PD, come chiede Sansonetti due giorni fa sul Riformista, ma ritengo questa ipotesa sciagurata per il carico di conseguenze che porta con se. In primis l&#8217;idea che la gestione del potere modifica tutti , anche coloro i quali hanno una storia coerente.</p>
<p>Guardando sommariamente i dati delle provincie di Brindisi e Lecce mi pare si evinca che nei paesi a governo PD , non dalemiano, la vittoria di Nichi sia stata schiacciante. Si può dedurre che una &#8220;collaborazione&#8221; ci sia stata e che non può non essere gravida di conseguenze politiche. Certo vi è anche la parte di partecipazione popolare, ma ripeto in una campagna di così breve durata sarebbe stato difficile portare 200.000 persone al voto senza un &#8220;aiutino&#8221; da settori organizzati , anche del PD stesso.</p>
<p>La mia assenza dalle primarie riveniva dal convincimento che l&#8217;aiuto al buio sarebbe stato sbagliato e che i significati politici di questa operazione non erano e non sono quelli che ci mette ognuno di noi, ma sono e saranno quelli che chi detiene lo scettro della decisione, perchè incoronato , decide. Ora chi ha preso parte alla vittoria di Nichi sostiene che è perchè ha vinto il suo profilo. Quando Vendola parlerà e dirà cosa intende fare,con e di SeL , oltre a candidarsi alla Presidenza il quadro sarà più chiaro e comprensibile. Diciamo che chi ha partecipato alle primarie lo ha fatto convinto che il prorpio sogno e bisogno individuale fosse condiviso.</p>
<p>Personalmente il mio sogno e il mio bisogno è quello di avere una chiara collocazione di sinistra nei contenuti e nell&#8217;agire concreto , sia che si tratti di governo sia che si tratti di lotta.</p>
<p>Queste primarie non hanno definito nulla ne in una direzione ne nell&#8217;altra. Chi sostiene che non si poteva fare niente altro si sbaglia.</p>
<p>A Nichi e ai suoi dico &#8221; Difendi la Puglia migliore&#8230;non fare cazzate&#8221;.</p>
<br /> Tagged: PD, Primarie, rifondazione comunista, sinistra, Vendola <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gianlucapasa.wordpress.com/467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gianlucapasa.wordpress.com/467/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gianlucapasa.wordpress.com/467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gianlucapasa.wordpress.com/467/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/gianlucapasa.wordpress.com/467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/gianlucapasa.wordpress.com/467/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/gianlucapasa.wordpress.com/467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/gianlucapasa.wordpress.com/467/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gianlucapasa.wordpress.com/467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gianlucapasa.wordpress.com/467/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gianlucapasa.wordpress.com/467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gianlucapasa.wordpress.com/467/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gianlucapasa.wordpress.com/467/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gianlucapasa.wordpress.com/467/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&amp;blog=3667276&amp;post=467&amp;subd=gianlucapasa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 10:02:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
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		<title>LAVORATORIO ADELCHI</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 08:49:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
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		<title>Da Fortresse Europe: Denunciare la Libia al Comitato contro la tortura dell&#8217;ONU</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 12:42:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[di Fulvio Vassallo Paleologo &#8211; Università di Palermo PALERMO, 17 agosto 2009 &#8211; Dopo giorni di notizie frammentarie provenienti da alcuni siti somali, e dopo la smentita ufficiale del governo libico, sembra confermata da fonti indipendenti la uccisione di un numero imprecisato di migranti somali detenuti nel carcere di Bengasi, alcuni, forse cinque, durante un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&amp;blog=3667276&amp;post=456&amp;subd=gianlucapasa&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><strong>di Fulvio Vassallo Paleologo &#8211; Università di Palermo<br />
</strong></h1>
<p>PALERMO, 17 agosto 2009 &#8211; Dopo giorni di notizie frammentarie provenienti da alcuni siti somali, e dopo la smentita ufficiale del governo libico, sembra confermata da fonti indipendenti la uccisione di un numero imprecisato di migranti somali detenuti nel carcere di Bengasi, alcuni, forse cinque, durante un tentativo di fuga, altri, sembrerebbe quindici, che nella fase successiva alla fuga sarebbero stati percossi a morte. Nelle proteste scaturite dalla repressione violenta del tentativo di fuga, culminato con la strage, altre decine di somali (sembrerebbe 50) detenuti all’interno della stessa struttura detentiva di Bengasi, sarebbero stati gravemente feriti con manganelli elettrici, bastoni e coltelli, utilizzati da parte della polizia libica che si scagliava contro tutti coloro che si riteneva avessero partecipato alla sommossa. Una vicenda tragica sulla quale occorre indagare.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Nessun mezzo di informazione italiano</span> ha riportato notizie su quanto avvenuto a Bengasi, come nessun mezzo di informazione dà più notizia degli sbarchi a Lampedusa o dei respingimenti collettivi verso la Libia praticati in acque internazionali da unità militari italiane. Una censura imposta ( quando non si tratti di autocensura) per coprire le violazioni dei doveri di protezione incombenti agli stati. E sempre più spesso tra i migranti riconsegnati dalle autorità italiane alla polizia libica si trovano somali, anche donne e minori non accompagnati che, in base alle Convenzioni internazionali, le autorità italiane avrebbero il dovere di accogliere. Quanto è successo a Bengasi lega direttamente Italia e Libia nelle responsabilità per gli abusi commessi ai danni di migranti dopo i recenti accordi di collaborazione. Dopo gli accordi con l’Italia risulta da fonti diverse che la situazione nelle carceri e nei centri di detenzione libici sta diventando giorno dopo giorno sempre più drammatica.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">I migranti somali uccisi a Bengasi erano probabilmente detenuti da mesi</span> ma potrebbero anche essere gli stessi somali consegnati in queste settimane dalle autorità italiane alle forze di polizia libiche impegnate nel pattugliamento congiunto nel canale di Sicilia. In ogni caso, come tutti i somali in fuga da un paese dilaniato dalla guerra civile e senza una autorità statale centrale, avrebbero comunque diritto al riconoscimento di una forma di protezione internazionale. Non si tratta certamente di “questioni interne” sulle quali la Libia è libera di decidere come crede. La Commissione Europea, così propensa ad avvalersi della Libia nelle pratiche di contrasto dell’immigrazione irregolare, dovrebbe nominare al più presto una Commissione di inchiesta al fine di verificare il rispetto dei diritti umani in quel paese, precondizione per la stipula di qualunque accordo tra l’Unione Europea ed i paesi terzi.<span id="more-456"></span></p>
<p><span style="font-weight:bold;">L’Italia dovrebbe inviare al più presto una propria commissione parlamentare</span>, così come stabilito in un ordine del giorno approvato all’unanimità dal Parlamento nel febbraio del 2009, in occasione della ratifica del Trattato di amicizia italo-libico. Ma si può dubitare che Berlusconi, in occasione della prossima visita a Tripoli per il primo anniversario della firma del Trattato di amicizia voglia ( o possa) aprire la questione del rispetto dei diritti umani dei migranti in quel paese. Diritti umani dei migranti che anche in Italia, dopo l’approvazione degli ultimi provvedimenti sulla sicurezza, sono sempre più sottomessi alla discrezionalità delle forze di polizia.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Il governo italiano</span>, come altri governi europei, è sempre più convinto che “esternalizzando” le pratiche dei controlli di frontiera e ricorrendo a prassi informali, senza alcuna documentazione delle attività di respingimento sommario e collettivo poste in essere, qualunque abuso commesso ai danni dei migranti potrà restare impunito. La Libia, del resto, non fa parte del Consiglio d’Europa o della Unione Europea, e dunque le regole comunitarie o la giurisdizione della Corte Europea dei diritti dell’uomo non sono applicabili nei confronti di quello stato, a meno che le stesse unità militari europee non abbiano fatto ingresso nel territorio libico per riconsegnare migranti soccorsi in acque internazionali ( come avvenuto peraltro il 7 e 8 maggio di quest’anno. quando la Marina Militare italiana ha sbarcato sul molo del porto di Tripoli decine di migranti, inclusi donne e minori ).</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Una volta respinti in Libia</span>, o quando sono stati rastrellati in quel paese, a seguito degli accordi conclusi con l’Italia nel dicembre del 2007 ( Protocolli operativi) e dell’agosto 2008 (Trattato di amicizia italo-libico), per i migranti rinchiusi nelle carceri e nei centri di detenzione libici sembra non esserci più scampo, soprattutto se provengono dall’africa sub-sahariana, come dalla Somalia o dall’Eritrea, o se sono di fede cristiana. Per loro mesi, talvolta anche anni di detenzione senza alcun controllo giudiziario,violenze ed abusi di ogni genere, con la prospettiva, talvolta il miraggio altre volte la minaccia, di un rimpatrio che in molti casi non avverrà mai. Per gli altri, per i migranti maghrebini senza documenti, le condizioni carcerarie sono meno dure ed esiste sempre la possibilità di corrompere un poliziotto e di restare irregolarmente in Libia, quando non vengano rimpatriati con i finanziamenti ricevuti dall’Europa, e dall’Italia, come avviene da anni, verso l’Egitto, l’Algeria o il Marocco ( per queste pratiche si rinvia alla Relazione della Missione tecnica del Consiglio d’Europa nel dicembre del 2004).</p>
<p>Tuttavia, anche se i governanti di Libia ed Italia si sentono al sicuro, coperti da una opinione pubblica disinformata e sempre più xenofoba, certi che le loro malefatte non verranno mai scoperte o sanzionate dagli organismi della giustizia internazionale, entrambi questi paesi hanno aderito a varie Convenzioni internazionali sui diritti umani e tra queste, oltre al Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici,al quale<span style="font-weight:bold;"> la Libia ha aderito dal 1970, alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura</span>, e potrebbero essere dunque sanzionati dal <span style="font-weight:bold;">Comitato per i diritti dell’Uomo</span> e dal <span style="font-weight:bold;">Comitato per la prevenzione della tortura (CAT) </span>delle Nazioni Unite per le violazioni del Patto e di questa Convenzione. Da testimonianze raccolte da fonti diverse ( per tutti, confronta <a style="font-style:italic;" href="http://www.hrw.org/en/node/11164/section/1">Human Rights Watch</a> ed <a href="http://www.amnesty.org/en/region/libya"><span style="font-style:italic;">Amnesty International</span></a>) si ricava infatti che nelle carceri libiche la tortura ed i trattamenti inumani o degradanti, come gli abusi ai danni di minori e giovani donne, sono eventi diffusi e generalizzati, soprattutto con riferimento ai migranti di fede religiosa cristiana o provenienti dai paesi dell’Africa sub-sahariana.</p>
<p>Si può dunque ritenere che la pratica dei “trattamenti inumani o degradanti”, che può assimilarsi alla tortura, nei confronti dei migranti rinchiusi nelle carceri o nei centri di detenzione libici, e che nei casi più gravi, come a Bengasi, è giunta fino alla uccisione dei detenuti, sia un fatto quotidiano, malgrado da anni siano avviate attività di collaborazione e di formazione congiunta tra la polizia libica e quella italiana, presente in quel paese con missioni tecniche e ufficiali di collegamento. Per questa ragione <span style="font-weight:bold;">sia l’Italia </span>( che respinge in Libia i migranti bloccati nel Canale di Sicilia), <span style="font-weight:bold;">che la stessa Libia</span>, ( che li respinge nei paesi di provenienza o li detiene in condizioni inumane), <span style="font-weight:bold;">andrebbero deferite davanti agli organi delle Nazioni Unite </span>che vigilano sull’applicazione delle Convenzioni a difesa dei diritti dell’uomo, tra queste una delle più importanti, la Convenzione contro la tortura.</p>
<p>Adottata il 10 dicembre 1984 ed entrata in vigore il 26 giugno 1987 <span style="font-size:85%;"><a href="http://fortresseurope.blogspot.com/2009/08/paleologo-denunciare-la-libia-al.html#nota1">(1)</a></span>, la “<a href="http://files.studiperlapace.it/spp_zfiles/docs/torturaconvenzionenu.pdf">Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura e altre pene e trattamenti crudeli inumani e degradanti</a>” è il primo strumento internazionale a contenere una definizione della fattispecie<span style="font-size:85%;"><a href="http://fortresseurope.blogspot.com/2009/08/paleologo-denunciare-la-libia-al.html#nota2">(2)</a></span>, con una formulazione ampia e priva di riferimenti a comportamenti specifici.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">Ai sensi dell’articolo 1</span> della Convenzione, “il termine «tortura» designa qualsiasi atto con il quale sono inflitti a una persona dolore o sofferenze acute, fisiche o psichiche, segnatamente al fine di ottenere da questa o da una terza persona informazioni o confessioni, di punirla per un atto che ella o una terza persona ha commesso o è sospettata di aver commesso, di intimidirla od esercitare pressioni su di lei o di intimidire od esercitare pressioni su una terza persona, o per qualunque altro motivo basato su una qualsiasi forma di discriminazione, qualora tale dolore o tali sofferenze siano inflitti da un funzionario pubblico o da qualsiasi altra persona che agisca a titolo ufficiale, o sotto sua istigazione, oppure con il suo consenso espresso o tacito. Tale termine non si estende al dolore o alle sofferenze derivanti unicamente da sanzioni legittime, ad esse inerenti o da esse provocate”.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">L’articolo 3</span> della Convenzione ribadisce il principio di non refoulement, quindi la natura assoluta del diritto di ogni persona a non essere espulso verso un paese dove può incorrere nella tortura o in maltrattamento.<br />
La Convenzione dispone di un organo di natura non giurisdizionale – il Comitato contro la tortura (di seguito CAT, Comitato o ComCT) – intorno al quale ruotano meccanismi di controllo contemplanti la presentazione di una relazione periodica sulle misure adottate per dare esecuzione agli obblighi pattizi, in seguito al ricevimento della quale il Comitato può indirizzare allo Stato le proprie ‘osservazioni’ (art. 19), o la predisposizione di un’inchiesta qualora vi siano prove attendibili che la tortura venga sistematicamente perpetrata nel territorio di uno Stato contraente (art. 20)<span style="font-size:85%;"><a href="http://fortresseurope.blogspot.com/2009/08/paleologo-denunciare-la-libia-al.html#nota3">(3)</a></span>;</p>
<p>Come altri organi internazionali giurisdizionale o quasi-giurisdizionali, quali la Corte di Strasburgo e il Comitato dei diritti umani, anche <span style="font-weight:bold;">il CAT può invitare lo Stato convenuto ad adottare misure provvisorie </span><span style="font-size:85%;"><a href="http://fortresseurope.blogspot.com/2009/08/paleologo-denunciare-la-libia-al.html#nota4">(4)</a></span> al fine di mantenere inalterato lo status quo del ricorrente e tutelarlo da danni irreparabili <span style="font-size:85%;"><a href="http://fortresseurope.blogspot.com/2009/08/paleologo-denunciare-la-libia-al.html#nota5">(5)</a></span> quali quelli che potrebbe subire se deportato in un Paese nel quale verrebbe sottoposto a trattamenti proibiti. La richiesta può essere presentata in qualsiasi momento, anche preliminarmente all’esame di ricevibilità, non solo dal Comitato Contro la Tortura, ma anche da parte di un “gruppo di lavoro” o del Relatore speciale <span style="font-size:85%;"><a href="http://fortresseurope.blogspot.com/2009/08/paleologo-denunciare-la-libia-al.html#nota6">(6)</a></span>, al fine di garantire tempestività ed efficacia del procedimento cautelare quando il Comitato non è in sessione. Questa misura può essere adottata solo dopo la presentazione di un ricorso o di più ricorsi individuali, e non sembra che in questo momento sia possibile presentare questi ricorsi dalle carceri libiche, viste anche le difficoltà incontrate nella presentazione di un ricorso individuale alla Corte Europea dei diritti dell’Uomo, da parte degli avvocati dei richiedenti asilo respinti a maggio dall’Italia in Libia e tuttora detenuti a Tripoli.</p>
<p><span style="font-weight:bold;">I “ricorsi individuali” al CAT possono essere esaminati solo se lo Stato accetta l’indagine del Comitato</span>. In diversi casi ricorsi individuali presentati al Comitato contro la Tortura sono stati respinti perché i ricorrenti non erano riusciti a fornire le prove necessarie. La via dei ricorsi individuali è dunque assolutamente impervia e potrebbe anche esporre i ricorrenti a gravissime ritorsioni da parte di quegli stessi paesi nei quali si trovano ( e verso i quali fanno ricorso). Non è del resto prevedibile che la Libia, al pari dell’Italia per le deportazioni verso quel paese, accetti di sottoporsi ad una indagine del Comitato sulla base di un ricorso individuale. E’ tuttavia possibile che, a fronte di una serie documentata di abusi che concretizzino violazioni della Convenzione contro la tortura, sia lo stesso Comitato che nomini un relatore speciale che svolga una indagine approfondita sui casi denunciati o sulla situazione generale circa il rispetto della Convenzione in un determinato paese, e proponga, se ne rinvenga gli estremi, l’apertura di un procedimento che porti alla condanna degli stati responsabili delle violazioni della Convenzione contro la tortura.</p>
<p>Per questa ragione <span style="font-weight:bold;">chiediamo a tutte le organizzazioni internazionali umanitarie</span>, ed alle associazioni di migranti, di rivolgere al Comitato contro la tortura delle Nazioni Unite atti e materiali di denuncia per le violenze e gli abusi commessi ai danni dei migranti non solo nel carcere di Bengasi, dove sarebbero avvenuti gli ultimi più tragici eventi, ma in tutta la Libia, come nelle acque internazionali del Canale di Sicilia, per sollecitare l’apertura di indagini da parte del Comitato contro la tortura, per giungere finalmente ad un accertamento ufficiale, se non ad un sanzione, delle violazioni del diritto internazionale da parte di questo paese, e di tutti quei paesi che vi collaborano nella cd. “guerra all’immigrazione illegale”, una “guerra” che non potrà mai avere vincitori, ma che vedrà soltanto aumentare sempre più il numero delle vittime. Una “guerra” contro i migranti in fuga, e non contro le organizzazioni criminali che li sfruttano, una “guerra” in futuro potrebbe avere effetti destabilizzanti sia per i paesi di transito che per i paesi di destinazione.</p>
<ul>
<li><span style="font-size:85%;"><a name="nota1">(1)</a> La Convenzione è stata adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite senza voto, a dimostrazione dell’ampio consenso raggiunto dagli Stati intorno alla materia trattata. Alla data del 2 ottobre 2007 erano 145 gli Stati contraenti e 74 quelli firmatari. L’Italia l’ha ratificata con L. n. 498 del 3 novembre 1988 (G.U. 18/11/1988 n. 271) ed è entrata in vigore sul piano interno l’11 febbraio 1989</span><a name="nota2"></a></li>
<li><a name="nota2">(2)</a> Il divieto di tortura è enunciato dai principali strumenti internazionali per la tutela dei diritti dell’uomo: art. 5 della DIDU; art. 7 del Patto sui diritti civili e politici; art. 37 della Convenzione sui diritti del fanciullo; art. 5 della Convenzione contro la schiavitù; art. 3 della CEDU; art. 3 comune alle quattro Convenzioni di Ginevra<a name="nota3"></a></li>
<li><a name="nota3">(3)</a> I risultati dell’inchiesta possono essere resi noti attraverso un “conciso resoconto” nella relazione annuale predisposta dal Comitato ai sensi dell’art. 24, sempre che lo Stato parte interessato sia d’accordo<a name="nota4"></a></li>
<li><a name="nota4">(4)</a> Art. 108 del Regolamento di procedura: “1.At any time after the receipt of a complaint, the Committee, a working group, or the Rapporteur(s) for new complaints and interim measures may transmit to the State party concerned, for its urgent consideration, a request that it take such interim measures as the Committee considers necessary to avoid irreparable damage to the victim or victims of alleged violations. 2. Where the Committee, the Working Group, or Rapporteur(s) request(s) interim measures under this rule, the request shall not imply a determination of the admissibility or the merits of the complaint. The State party shall be so informed upon transmittal. 3. Where a request for interim measures is made by the Working Group or Rapporteur(s) under the present rule, the Working Group or Rapporteur(s) should inform the Committee members of the nature of the request and the complaint to which the request relates at the next regular session of the Committee. 4. The Secretary-General shall maintain a list of such requests for interim measures. 5. The Rapporteur for new complaints and interim measures shall also monitor compliance with the Committee’s requests for interim measures. 6. The State party may inform the Committee that the reasons for the interim measures have lapsed or present arguments why the request for interim measures should be lifted. 7. The Rapporteur, the Committee or the Working Group may withdraw the request for interim measures<a name="nota5"></a></li>
<li><a name="nota5">(5)</a> I danni irreparabili sono quelli rispetto ai quali nessun ricorso può fornire una compensazione adeguata. Le interim measures vengono generalmente richieste in caso di espulsione di un individuo verso un Paese nel quale è a rischio di tortura o qualora la condanna a morte violi le prerogative del soggetto nei confronti del quale è pronunciata. Il Comitato ha invitato lo Stato convenuto ad adottare le misure di cui all’art. 108 del regolamento di procedura altresì in relazione all’allontanamento di un individuo malato e bisognoso di cure mediche non garantite nel Paese di destinazione e anche quando il ricorrente sia in reale e personale pericolo perché appartenente ad una certa comunità<span style="font-size:85%;"><a name="nota6"></a></span></li>
<li><span style="font-size:85%;"><a name="nota6">(6)</a> La figura del “Relatore speciale per i nuovi ricorsi e le misure ad interim” è stata introdotta nel 2002 per migliorare e razionalizzare lo svolgimento delle fasi preliminari della procedura di esame dei ricorsi individuali (cfr. artt. 98, 99 e 109 del Reg. ComCT)</span></li>
</ul>
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		<title>Turchia: Road map per il processo di pace fra Governo turco e Kurdi &#8211; ANSA</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 12:39:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>TURCHIA: PKK; INDISCREZIONI SU &#8216;ROAD MAP&#8217; DI OCALAN, STAMPA     (ANSA) &#8211; ANKARA, 17 AGO &#8211; Mentre in Turchia si attende la  presentazione della &#8216;road map&#8217; per la soluzione della questione  curda da parte del leader del Partito dei lavoratori curdi (Pkk,  separatista e fuorilegge), Abdullah Ocalan, le prime  indiscrezioni riguardanti il piano cominciano a filtrare sulla  stampa locale.    Secondo il quotidiano Vatan, che cita fonti vicine al governo  ed al Partito democratico della sinistra (Dsp, filo-curdo), la  &#8216;road map&#8217; che Ocalan sta preparando (e che doveva essere  annunciata sabato scorso) comprenderebbe sei punti.    Il leader curdo chiederebbe nel programma «il miglioramento  delle proprie condizioni di prigionia nel carcere sull&#8217;isola di  Imrali, una Costituzione democratica, il riconoscimento dei  diritti politici della minoranza curda, una trattativa con il  Pkk, l&#8217;abolizione dei guardiani di villaggio ed un&#8217;amnistia  generale».    Ocalan, secondo quanto riferito dai suoi legali, avrebbe  inoltre chiesto «il riconoscimento dello Stato turco da parte  dei curdi», aggiungendo che «lo Stato dovrebbe accettare il  diritto della popolazione curda a divenire una nazione  democratica». Quanto al piano del governo, l&#8217;esecutivo del  premier Tayyip Erdogan &#8211; leader del partito di radici islamiche  Akp (Giustizia e Sviluppo) &#8211; sta lavorando ad un programma di  pacificazione di cui non sono ancora noti i dettagli, ma contro  il quale si sono già espressi i principali partiti  dell&#8217;opposizione.  (ANSA)</p>
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		<title>ASGI</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 10:45:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
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