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	<title>BLOG di Gianluca NIGRO</title>
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	<pubDate>Sat, 21 Jun 2008 10:17:26 +0000</pubDate>
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		<title>Direttiva Rimpatri. Nessuno la usi come pretesto.</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jun 2008 09:59:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[analisi del direttiva rimpatri fatta da Sergio Bontempelli
La cosiddetta “Direttiva Rimpatri” sulle espulsioni dei migranti, approvata dal Parlamento Europeo, è sicuramente pessima: ma lascia intatta la possibilità, per i singoli Stati, di mantenere disposizioni più favorevoli per i cittadini stranieri. E contiene persino cose migliori rispetto alla Bossi-Fini. Nessuno, dunque, deve usarla come pretesto per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>analisi del direttiva rimpatri fatta da Sergio Bontempelli</strong></p>
<p><em>La cosiddetta “Direttiva Rimpatri” sulle espulsioni dei migranti, approvata dal Parlamento Europeo, è sicuramente pessima: ma lascia intatta la possibilità, per i singoli Stati, di mantenere disposizioni più favorevoli per i cittadini stranieri. E contiene persino cose migliori rispetto alla Bossi-Fini. Nessuno, dunque, deve usarla come pretesto per inasprire le norme sulle espulsioni.</em><span id="more-45"></span></p>
<p>Detenzione fino a un anno e mezzo per i migranti irregolari in attesa di espulsione, trattenimento dei minori stranieri in violazione delle convenzioni internazionali sui diritti umani, divieto di reingresso di cinque anni per gli espulsi, maggiore <em>elasticità </em>nelle tutele legali: la Direttiva Rimpatri, approvata nei giorni scorsi dal Parlamento Europeo, rappresenta sicuramente una delle pagine più buie nella storia dell’Unione Europea, e lancia un segnale - terribile - di criminalizzazione <em>tout court </em>dei fenomeni migratori. Anche per questo, essa è stata duramente criticata da più parti: dalla Chiesa Cattolica, dalle associazioni umanitarie, persino da alcuni governi del Sud del Mondo (America Latina in testa). Ora che la Direttiva è stata approvata, tuttavia, occorre analizzarla con attenzione, ed impedire che essa diventi un <em>pretesto </em>per introdurre, in Italia, norme peggiori rispetto a quelle effettivamente previste in sede europea. Anche perchè, studiando attentamente il <a title="Direttiva Rimpatri" href="http://www.europarl.europa.eu/sce/data/amend_motions_texts/doc/P6_AMA%282007%290339%28074-074%29_IT.doc" target="_blank">testo licenziato dall’Europarlamento</a>, si scopre che alcune norme sono persino migliorative della nostra «Bossi-Fini». Vediamo meglio.</p>
<p>L’articolo 4, comma 3 precisa che «la direttiva <em>lascia impregiudicata la facoltà degli Stati membri di introdurre o mantenere disposizioni nazionali più favorevoli alle categorie di persone cui si applica [cioè agli immigrati, ndr.]</em>, purché compatibili con le norme in essa stabilite». Grazie a questa clausola, i paesi europei non sono obbligati a recepire nei rispettivi ordinamenti <em>tutte </em>le disposizioni della Direttiva. Per esempio, l’Italia non è tenuta a prolungare fino a 18 mesi il tempo di detenzione in un CPT, nè ad introdurre l’espulsione per i minori: se nella legge nazionale ci sono norme più favorevoli, queste possono restare in vigore. La Direttiva stabilisce <em>limiti massimi, </em>non <em>regole rigide. </em>In altre parole, l’Europa non ci dice che i migranti debbono essere trattenuti per 18 mesi nei CPT: ci obbliga, invece, a prevedere un periodo di detenzione <em>non superiore ai 18 mesi, </em>ma il periodo può benissimo essere inferiore. Limiti massimi, dunque: che in qualche caso, addirittura, obbligherebbero l’Italia a rivedere - in meglio - la legge Bossi-Fini.</p>
<p>Così, per esempio, all’articolo 9 comma 2 la direttiva dice che, quando un immigrato viene espulso, lo Stato Membro può imporgli un <em>divieto di reingresso, </em>cioè un periodo nel quale lo straniero non potrà più entrare in territorio nazionale. Ma la durata massima di questo periodo è fissata in cinque anni, mentre l’Italia ne prevede ben dieci: ciò significa che, quando il nostro paese si adeguerà alla normativa europea, dovrà <em>dimezzare </em>il divieto di reingresso, e dunque migliorare (almeno dal mio punto di vista) l’attuale legge sull’immigrazione…</p>
<p>Un altro aspetto «interessante» della direttiva è quello relativo alla <em>volontarietà del rimpatrio. </em>In Italia, la legge Bossi-Fini prevede come regola generale l’<em>accompagnamento forzato alla frontiera di ogni migrante espulso. </em>A norma dell’articolo 6-bis comma 1 del testo approvato dall’Europarlamento, invece, «la decisione di rimpatrio <em>[cioè l'espulsione, ndr.]</em> fissa un periodo congruo per la <em>partenza volontaria</em> di durata compresa tra sette giorni e trenta giorni». In altre parole, l’Europa prevede che, in caso di espulsione, la polizia non proceda subito al rimpatrio forzato, ma consegni allo straniero una <em>intimazione scritta </em>che lo obbliga ad abbandonare con i propri mezzi il territorio nazionale: solo se lo straniero rappresenta un pericolo per l’ordine pubblico, la polizia può procedere all’accompagnamento coatto alla frontiera. Anche in questo caso, adeguare la legge italiana alla direttiva significherebbe cancellare un aspetto decisivo - e uno dei più odiosi - della «Bossi-Fini».</p>
<p>I divieti di espulsione per motivi umanitari - donne in stato di gravidanza, minori, vittime della tratta ecc. - a suo tempo disposti dalla legge Turco-Napolitano e mai aboliti dalla Bossi-Fini possono rimanere in vigore grazie alla clausola contenuta nell’articolo 6, comma 6-ter, della direttiva, che così recita: «In qualsiasi momento, gli Stati membri possono decidere di rilasciare un permesso di soggiorno [...] per motivi caritatevoli, umanitari <em>o di altra natura</em> a cittadini di paesi terzi in posizione irregolare nel loro territorio». Si notino le parolette «o di altra natura», che lasciano ampia discrezionalità alle decisioni dei singoli paesi.</p>
<p>Persino la <em>detenzione nei centri di permanenza temporanea </em>- per molti versi l’aspetto più odioso della direttiva - non è un obbligo, ma una <em>possibilità, </em>come si evince dall’articolo 14 comma 1: «gli Stati membri <em>possono</em> trattenere il cittadino di un paese terzo sottoposto a procedure di rimpatrio…». Gli Stati Membri <em>possono, </em>non <em>debbono: </em>dunque, l’Italia potrebbe - in teoria - abolire i CPT, senza violare le disposizioni della Direttiva… E quand’anche - come è molto probabile, anzi assoltamente sicuro - il nostro Governo non decidesse di abolire i CPT, dovrebbe comunque tener conto del fatto che, sempre a norma dell’articolo 14, «il trattenimento ha durata quanto più breve possibile ed è mantenuto solo per il tempo necessario all’espletamento diligente delle modalità di rimpatrio».</p>
<p>Ha dunque ragione Emilio Santoro quando, in un <a title="Melting Pot, Emilio Santoro" href="http://www.meltingpot.org/articolo12901.html" target="_blank">articolo pubblicato in questi giorni sul portale Melting Pot</a>, sostiene che «la direttiva è molto generica e molto vaga, e rileggendola con attenzione si può considerare come un bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno, quantomeno guardandola dal punto di vista della normativa italiana». La decisione - più volte ventilata dai Ministri in carica - di <em>inasprire </em>le norme in materia di immigrazione, è a tutti gli effetti una <em>decisione politica, </em>che non può essere mascherata come un «adeguamento» all’Europa.</p>
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		<title>Giornata mondiale del Rifugiato? Rifugiamoci</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jun 2008 14:09:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Oggi si celebra la giornata mondiale del Rifugiato, promossa dall&#8217;UNHCR ( Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ). Visto che spesso questo genere di celebrazioni tiene nascoste le  verità su questi temi , noi vogliamo provare a mettere in fila alcune delle problematiche irrisolte del diritto d&#8217;asilo in Italia&#8230;&#8230;

Legge sul diritto d&#8217;asilo
Nonostante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="margin-bottom:0;">Oggi si celebra la giornata mondiale del Rifugiato, promossa dall&#8217;UNHCR ( Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ). Visto che spesso questo genere di celebrazioni tiene nascoste le  verità su questi temi , noi vogliamo provare a mettere in fila alcune delle problematiche irrisolte del diritto d&#8217;asilo in Italia&#8230;&#8230;<span id="more-44"></span></p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;"><strong>Legge sul diritto d&#8217;asilo</strong></p>
<p style="margin-bottom:0;">Nonostante da un ventennio siamo coinvolti appieno nei processi migratori come paese d&#8217;arrivo e nonostante abbiamo, dalla fine degli anni ottanta subito delle profonde trasformazioni sociali attraverso la presenza di migranti,  dopo anni di sensibilizzazioni da parte del mondo dell&#8217;associazionismo e degli enti di tutela, il nostro sistema legislativo è ancora privo di una legge organica sul diritto d&#8217;asilo. Si consideri che l&#8217;avere nel proprio ordinamento una legge che regoli il diritto d&#8217;asilo è considerato uno dei requisiti fondamentali per accedere alla Comunità Europea.  Tale assenza appare più grave in quanto la stessa Carta Costituzionale prevede e delinea il diritto d&#8217;asilo all&#8217;articolo 10 con una formulazione più estensiva di quella prevista dalla Convenzione di Ginevra del 1951. E&#8217; esattamente la mancata applicazione di questa norma costituzionale ad apparire come una contraddizione troppo stridente per la nostra cultura giuridica. Vi è anche una lettura politica di questa assenza : i nostri costituenti avevano prefigurato un ordinamento che tutelasse i diritti umani nella loro complessità anche in assenza di un fenomeno migratorio così sviluppato come è stato negli anni successivi. La classe politica dagli anni 80 in poi, invece, non ha saputo e non ha voluto interpretare quella norma  per affrontare una parte consistente del problema delle migrazioni, quello relativo al diritto d&#8217;asilo e alla protezione dei soggetti vulnerabili. L&#8217;assenza di lungimiranza è così evidente che le statistiche ci dicono che spesso sono i minori non accompagnati a farne le spese in maniera più pesante per il mancato accesso alla procedura per il diritto d&#8217;asilo.</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;"><strong>L&#8217;accoglienza </strong></p>
<p style="margin-bottom:0;">Il nodo dell&#8217;accoglienza resta uno dei problemi più intricati e complicati che vi siano sul terreno del diritto d&#8217;asilo. L&#8217;Italia ha prodotto un sistema di accoglienza ( Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati)  che si potrebbe, simpaticamente, definire statale perchè inserito in un articolo della legge Bossi-FIni che lo istituisce come tale. Tuttavia lo SPRAR ( acronimo per addetti ai lavori ) si può definire l&#8217;evoluzione del Programma Nazionale Asilo ( PNA) che a partire dal 2001 è stato lo strumento prodotto da un numero di organismi di tutela dei migranti che elaborò quello che si può definire il modello di “accoglienza decentrata” , cioè l&#8217;idea che i POCHI arrivi di richiedenti asilo sul nostro territorio potessero essere accolti in piccoli numeri su tutto il territorio evitando le grandi concentrazioni e consentendo una migliore interazione ( non integrazione) fra richiedenti asilo e popolazione locale.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Tutto ciò, se funziona sul piano del metodo, vale purtroppo solo per numeri ridotti rispetto alle esigenze reali del fenomeno. Nello SPRAR si possono accogliere circa 2000 persone , mentre i richiedenti asilo in igresso si attestano mediamente sui 12/13 mila all&#8217;anno. E&#8217; del tutto evidente che a  tutti coloro che non usufruiscono di tale Sistema non è garantita nessuna forma di tutela reale e che spesso gli stessi richiedenti asilo e rifugiati si trovano imbrigliati nelle maglie del lavoro nero e sottopagati alla stregua di coloro che nella vulgata securitaria tanto di moda oggi vengono definiti clandestini.</p>
<p style="margin-bottom:0;">La normativa europea, in questo senso, ha provato a definire criteri comuni ma ancora con scarsi risultati. Di recente, infatti, anche l&#8217;Italia ha recepito alcune direttive che migliorano il quadro, ma solo per alcuni aspetti: si è superata la pratica del trattenimento dei richiedenti asilo nei centri di identificazione, ma i nodi reali che attengono alla possibilità di dispiegare forme concrete di accesso ai diritti primari sono ancora tutti sul piatto.</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;"><strong>I respingimenti alla Frontiera</strong></p>
<p style="margin-bottom:0;">Una delle questioni volutamente tenute fuori dalla discussione sul diritto d&#8217;asilo è legata alle norme che prevedono il respingimento alla frontiera di tutti coloro che arrivano nei porti e negli aeroporti nazionali. Se è vero che vi sono alcune prassi ( anch&#8217;esse discutibili ) di accesso alle procedure per coloro che arrivano sui natanti nelle coste sud del paese, Lampedusa per esempio, è vero anche che la prassi per coloro che arrivano nelle frontiere ufficiali è molto meno democratica e garantista. Quello dei respingimenti alla frontiera è un ambito assai articolato che, purtroppo, viene gestito con un margine  didiscrezionalità assai alto da parte delle forze di Polizia. Spesso coloro i quali vengono scoperti senza documenti sulle navi o sugli aerei che fanno ingresso in Italia non conoscono la possibilità di chiedere e anche quando sono a conoscenza di questa possibilità le forze di polizia non consentono l&#8217;accesso alla procedura per il diritto d&#8217;asilo: Infatti coloro i quali si trovano su un mezzo che sosta in area internazionale ( come un porto o un aereoporto ) sono soggetti che formalmente non hanno fatto in ingresso sul territorio nazionale, quindi respingibili.  I numeri di respingimenti che avvengono nel porto di Ancona , Brindisi e Bari complessivamente superano le migliaia ogni anno. Nessun ente di tutela o organismo internazionale  accede realmente a quelle aree quando vengono effettuati respingimenti di persone vulnerabili. Molti sono stati i casi di donne in gravidanza o minori impropriamente respinti in quel modo.</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;">Questi sono solo una parte dei problemi irrisolti del diritto d&#8217;asilo in Italia; molto altro vi è da prendere in considerazione. Per questo motivo siamo convinti che oggi non vi sia nulla da festeggiare.</p>
<p style="margin-bottom:0;">Gianluca NIGRO</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;">
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		<title>Pacchetto sicurezza !</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jun 2008 08:40:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Ci risiamo. Le emergenze non finiscono mai. Insieme al Pacchetto sicurezza è arrivata la dichiarazione dello stato di emergenza sugli insediamenti di  comunità di nomadi. Per ora solo in Campania, Lazio e Lombardia. Per ora. Cosa significa in termini giuridici? Probabilmente vi è una equivalenza fra aspetti giuridici e aspetti politici, il che di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="margin-bottom:0;" align="justify">Ci risiamo. Le emergenze non finiscono mai. Insieme al Pacchetto sicurezza è arrivata la dichiarazione dello stato di emergenza sugli insediamenti di  comunità di nomadi. Per ora solo in Campania, Lazio e Lombardia. Per ora. Cosa significa in termini giuridici? Probabilmente vi è una equivalenza fra aspetti giuridici e aspetti politici, il che di questi tempi non corrisponde ad una buona notizia. Significa che il diritto speciale, valido per gli stranieri, per i Rom sarà ancora più speciale, ossia, lo stato di emergenza aumenterà, più di quanto già previsto dall&#8217;attuale legislazione, il potere discrezionale di Questori e Prefetti. I Sindaci, per ora, nel pacchetto sicurezza hanno avuto un bel riconoscimento ma il potere di espulsione è lontano. Quanto ai CPT, <span id="more-42"></span>il loro uso sarà ripristinato con modalità che non sono ben chiare. L&#8217;unica cosa chiara a tutti, i recenti fatti di Torino dimostrano, è la loro totale inefficacia.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">Vediamo nel dettaglio i punti di maggior rilievo del Pacchetto Sicurezza.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><strong>Reato di clandestinità</strong>: oltre a rubricare circa 600 mila irregolari come potenziali criminali, questo principio non produce alcun effetto pratico. In effetti, se si dovesse dare corso a quanto previsto da questa norma, i tribunali dovrebbero dedicarsi solo a questo e le forze di pubblica sicurezza anche. L &#8216;apparato dello stato sarebbe obbligato a non fare null&#8217;altro, per qualche anno, che smaltire le sole presenze stimate ad oggi. Quindi, ricapitolando: Forze dell&#8217;ordine dedite esclusivamente alla ricerca dei clandestini/irregolari tralasciando la lotta alle grandi organizzazioni criminali ( Sacra Corona, Mafia, Camorra, Ndrangheta ecc), o di fare i controlli sui posti di lavoro (in Puglia 18 morti dall&#8217;inizio dell&#8217;anno) che produce più morti di quanto ne produca la guerra in Iraq. Con l&#8217;introduzione di questo principio la ricattabilità di quanti lavorano in nero si decuplica, aumentando la possibilità di fenomeni di schiavismo, come quelli già visti nelle campagne pugliesi. Infine, si sancisce il dato culturale che il clandestino è criminale. L&#8217;omissione, in questo caso, è che in Italia non vi sono veri, non camuffati, canali di ingresso legale. Quindi il 95% degli ingressi e illegale quindi clandestino. Nel Pacchetto si introduce il principio, folle sul piano dell&#8217;uguaglianza davanti alla legge, che l&#8217;essere clandestino aumenti la pena di un terzo del tempo per qualunque reato.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">Il Pacchetto sicurezza e la dichiarazione dello stato di emergenza per i Rom sono due facce  della stessa medaglia: dichiarare uno stato di eccezione che consenta mano libera per criminalizzare la povertà e trovare il capro espiatorio di una recessione economica incombente determinata da altri fattori. Queste misure sono inutili oltre che pericolose per la nostra cultura giuridica e per la vita concreta di persone in carne ed ossa.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">
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		<title>LAVORARE UCCIDE - MARCO ROVELLI</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jun 2008 13:12:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
		
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cambio programma
L&#8217;AUTORE DEL LIBRO , MARCO ROVELLI , sarà presente a Brindisi il 1Settembre 2008.  Orario  e  luogo  sono da definire 
All&#8217;iniziativa, organizzata con CAMERA A SUD, prenderanno parte
Angelo LEO - CGIL
Gianluca NIGRO - PRC regionale
Marco ROVELLI - autore del libro
MARCO ROVELLI (Massa, 1969) ha pubblicato nel 2006 Lager italiani per BUR Futuropassato. Musicista e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft" style="float:left;" src="http://rebstein.files.wordpress.com/2008/04/rovelli1.jpg?w=200&amp;h=304&#038;h=304" alt="" width="200" height="304" /></p>
<p><span style="text-decoration:underline;"><strong>cambio programma</strong></span></p>
<p>L&#8217;AUTORE DEL LIBRO , <strong><em>MARCO ROVELLI</em></strong> , sarà presente a Brindisi il <strong>1Settembre 2008</strong>.  <span style="text-decoration:underline;"><strong>Orario  e  luogo  sono da definire </strong></span></p>
<p>All&#8217;iniziativa, organizzata con <strong>CAMERA A SUD</strong>, prenderanno parte</p>
<p><strong>Angelo LEO - CGIL</strong></p>
<p><strong>Gianluca NIGRO - PRC regionale</strong></p>
<p><strong>Marco ROVELLI - autore del libro</strong></p>
<p><strong>MARCO ROVELLI</strong> (Massa, 1969) ha pubblicato nel 2006 <a href="http://rebstein.wordpress.com/2007/08/22/moni-ovadia-su-lager-italiani-di-marco-rovelli/">Lager italiani</a> per BUR Futuropassato. Musicista e autore di canzoni, narratore, tra le altre cose ha scritto la raccolta di poesie <a href="http://rebstein.wordpress.com/2008/01/08/rose-abbagliate-da-passi-di-fango-marco-rovelli/">Corpo esposto</a> (Memoranda, 2003). Insegna storia e filosofia ed è redattore di Nazione Indiana (<a href="http://www.nazioneindiana.com/">www.nazioneindiana.com</a>). Il suo blog è <a href="http://www.alderano.splinder.com/">alderano.splinder.com.</a></p>
<p><span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"><em>Ecco l&#8217;articolo comparso sul Corriere della Sera a firma di Gian Antonio Stella.</em></span></p>
<p>Il muratore calabrese Nicola Coniglio, morto precipitando giù da un&#8217;impalcatura nel pieno centro di Perugia, non aveva forse mai visto le foto che Lewis W. Hine scattò nel 1930 durante la costruzione dell&#8217;Empire<br />
State Building. Ma c&#8217;è un filo rosso che unisce lui e tanti altri a quegli operai fermati nelle straordinarie immagini del grande fotografo. Appesi come «Icarus» a un cavo nel cielo di New York. Intenti a stringere bulloni a trecento metri da terra, una mano a reggere l&#8217;appoggio e l&#8217;altra a stringere la chiave inglese. Seduti in fila su una traversina sospesa nel vuoto.<br />
Quasi ottant&#8217;anni dopo, non è cambiato quasi niente. E migliaia di manovali vengono ogni giorno mandati su per le impalcature a lavorare così. Senza un casco, senza una imbragatura, senza un minimo di protezione contro gli infortuni. E come allora, quando morirono in cinque (senza contare le decine di feriti) nel cantiere del grande grattacielo newyorkese, continuano a cadere oggi. A grappoli. Basti dire che, di tutte le morti bianche sul lavoro, quelle nell&#8217;edilizia sono un quarto.<span id="more-8"></span><br />
<span style="font-family:Times New Roman;font-size:small;"> Marco Rovelli, un giovane insegnante, musicista e scrittore già autore di «Lager italiani » sui centri di permanenza temporanei, ha fatto un lungo viaggio tra i dolori, i lutti, gli scandali dei morti sul lavoro.<br />
Si intitola «Lavorare uccide», è edito dalla Bur (Rizzoli) e arriva in libreria mercoledì prossimo. Ricco di storie, di testimonianze, di numeri: «Nel 42,5% dei casi si muore cadendo dall&#8217;alto. Nel 20,8% dei casi si muore travolti da una gru, da un carrello elevatore, da una ruspa. Nel 14,9% dei casi si muore colpiti da materiali da lavoro. Nel 10,6% dei casi si muore coinvolti dal crollo di un ponteggio o di un&#8217;altra struttura. Nel 5,5% dei casi si muore folgorati. Insomma si muore come si moriva decenni fa, nonostante, nel frattempo, le tecnologie disponibili siano migliorate di molto». Nel 2007, nei soli cantieri edili, hanno perso la vita in 235. Un po&#8217; meno che l&#8217;anno prima, ma molti di più che due anni fa, quando erano stati «solo» 191.<br />
Uno su due muore al Nord, almeno uno su sei è un immigrato.<br />
La precisazione «almeno» è obbligata. Come spiega Rovelli, in una realtà in cui il lavoro nero rappresenta una quota altissima, soprattutto nel Mezzogiorno, non è raro che il corpo di qualche poveretto venga rimosso in tutta fretta per simulare un incidente stradale. O più semplicemente venga fatto sparire.<br />
Tanto, chi se ne accorge, degli immigrati? «A fine 2006 la polizia polacca fece circolare un appello: più di cento polacchi erano scomparsi dopo essere partiti per la raccolta dei pomodori. E, nello stesso periodo, la polizia italiana apriva un&#8217;indagine su una ventina di polacchi morti bruciati, affogati, strangolati, investiti nella zona del Tavoliere. E ti viene facile pensare che magari alcuni di loro sono stati inghiottiti da quelle morti bianchissime, cancellate, occultate, perché il padrone non può vedersi smascherato&#8230; ». Statistiche dell&#8217;Inail alla mano, abbiamo avuto a partire dal 2000 una media di 1376 morti l&#8217;anno. Troppi. Tolti i casi di chi ha lasciato la pelle negli incidenti stradali mentre andava al lavoro, la cui citazione da parte del vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei ha scatenato l&#8217;iradiddio di polemiche, siamo comunque primi nella classifica più terribile con 944 vittime contro le 804 della Germania e le 743 della Francia. Di più, tolta la Spagna, messa perfino peggio di noi, siamo in testa alla tabella degli incidenti mortali in rapporto al Pil: 68 ogni dieci miliardi di euro noi, 45 la Francia, 36 la Germania, solo 12 la Gran Bretagna. Un sesto.<br />
Colpa della superficialità criminale di troppi «caporali» che rastrellano manodopera disperata e la affittano ad imprese clandestine a quaranta euro al giorno dei quali la metà va al lavoratore. Colpa della ignobile catena di subappalti subappaltati a subappaltatori che subappaltano col risultato che quando la magistratura condanna l&#8217;impresa a risarcire le vittime salta fuori che spesso i colpevoli risultano nullatenenti. Colpa della mancanza di controlli. Rivelata anche da un dettaglio di cui gli stessi lettori si saranno accorti: ma vi pare possibile che così tanti giovani muoiano il primo giorno di lavoro? Uno su sette, dicono i numeri ufficiali. Dietro, però, è probabile che ci sia dell&#8217;altro. Cioè che l&#8217;assunzione venga fatta spesso «dopo» l&#8217;incidente. Quando proprio non è possibile far sparire tutto.<br />
La legge Bersani dell&#8217;agosto 2006, ricorda «Lavorare uccide», ha tentato di «mettere una toppa, imponendo di comunicare al Centro per l&#8217;Impiego l&#8217;assunzione di un lavoratore almeno un giorno prima della sua effettiva entrata in servizio. Ma la sanzione è talmente bassa — da 100 a 500 euro — che viene da chiedersi quanto sia efficace. Insomma, all&#8217;imprenditore può convenire sempre rischiare&#8230; ».<br />
C&#8217;è di tutto, nel percorso di Rovelli. La storia di Gianfranco Viglizzo, caduto dal tetto di una cartiera in una vasca «piena di pastacarta, un impasto liquido dove si sprofonda come nelle sabbie mobili». E di Bogdan Mihalcea, morto come un topo mentre controllava un tombino, «portato via da un&#8217;ondata di melma di fogna ».<br />
E di quelli che muoiono lentamente, come gli operai giuliani che per anni hanno lavorato con le fibre di amianto che «penetrano le fibre della pleura, poi d&#8217;un tratto, anche a cinquant&#8217;anni di distanza, si risvegliano e ti annegano di liquido in un mese». Nell&#8217;area di Monfalcone, «secondo il normale tasso di incidenza, ci sarebbe dovuto essere un caso ogni diciassette anni. Invece negli ultimi vent&#8217;anni sono stati duecentoquaranta solo a Monfalcone, e seicento complessivamente nella fascia costiera fino a Trieste. A Monfalcone più o meno tutte le famiglie hanno il proprio morto da amianto».<br />
Andrea Gagliardoni aveva smesso il turno di notte alle dieci di sera, aveva dovuto riprendere alle cinque di mattina, era stanco morto e quando la macchina tampografica che imprimeva inchiostro sui frontalini degli elettrodomestici mostrò di stampare male, fece quello che gli avevano detto di fare: mise la pressa in stand-by e ci si infilò sotto per controllare gli inchiostri. Solo che la macchina, come già era successo, ripartì da sola. Schiaccandolo sotto un peso di otto tonnellate. Una «fatalità» omicida: invece di tre sistemi di sicurezza ne aveva uno, per di più rimosso per accelerare i tempi.<br />
«È stata una morte annunciata», racconta la madre, Graziella, che ogni mese torna all&#8217;Asoplast di Ortezzano, in provincia di Ascoli Piceno, a portare un fiore là dove il figlio è morto: «Gli operai li avevano avvertiti, i loro capi. Ma la pressa era rimasta in funzione. Siccome il manutentore specializzato non era disponibile, era stato chiamato un elettricista del posto a metterci le mani. Ma la macchina aveva continuato a funzionare male». Era un martedì, il giorno in cui restò lì sotto. Aveva ventitrè anni.</span><br />
&lt;!&#8211;        &#8211;&gt;</p>
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		<title>Intervista - Paolo Ferrero a Bari</title>
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		<pubDate>Mon, 26 May 2008 12:22:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[rifondazione comunista]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://gianlucapasa.wordpress.com/2008/05/26/intervista-a-paolo-ferrero-a-bari/"><img src="http://img.youtube.com/vi/JjwJc7Kzd0o/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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		<title>Vogliamo diventare così ?</title>
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		<pubDate>Sat, 17 May 2008 12:59:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[MIGRANTI]]></category>

		<category><![CDATA[rifondazione comunista]]></category>

		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>

		<category><![CDATA[sinistra]]></category>

		<category><![CDATA[PD]]></category>

		<category><![CDATA[rom]]></category>

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		<description><![CDATA[manifesto-pd
Prima di commentare questo manifesto, che troverete in allegato, vorrei dire che se abbiamo perso le elezioni, forse, contrariamente a quanto si pensa, è perchè stiamo diventando un pò troppo uguali a loro (quelli del manifesto), e non perchè siamo talmente diversi da apparire schiacciati sulla difesa ad oltranza dei deboli. Alcuni di noi hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://gianlucapasa.files.wordpress.com/2008/05/manifesto-pd.pdf">manifesto-pd</a></p>
<p>Prima di commentare questo manifesto, che troverete in allegato, vorrei dire che se abbiamo perso le elezioni, forse, contrariamente a quanto si pensa, è perchè stiamo diventando un pò troppo uguali a loro (quelli del manifesto), e non perchè siamo talmente diversi da apparire schiacciati sulla difesa ad oltranza dei deboli. Alcuni di noi hanno imparato molto velocemente cos&#8217;è il realismo politico; l&#8217;hanno imparato talmente bene, stando nel palazzo, che non sono più disposti a rimanerne fuori.<span id="more-38"></span></p>
<p>Se quello che accade oggi riguardo ai Rom e ai Romeni ci pare esagerato, anche se sono convinto che  molti tra noi pensano che  quanto accaduto a Ponticelli sia giusto ed abbia qualche legame con la realtà, dobbiamo dirci che quando questo accade è perchè la Sinistra è debole, culturalmente prima che elettoralmente, e che se si sono perse le elezioni è colpa dell&#8217;assenza della sinistra nelle strade. Anche sul piano urbanistico/simbolico le strade e le piazze, specie nei centri urbani, sono occupateo dai i migranti. Ma non abusivamente: solo perchè chi ha bisogno di sopravvivere ha maggiore bisogno di &#8220;spazio pubblico&#8221; (in senso positivo). NOI stiamo occupando sempre più lo spazio virtuale e anche le stesse forme dell&#8217;organizzazione politica, passano più attraververso il WEB che non per strada. Il grande limite di questa mutazione antropologica sta nel perdere la relazione sociale diretta, l&#8217;uso della parola, lo scambiarsi un sorriso o un ghigno, mina in profondo il senso di se: prendere parola per dire che si esiste come corpo e come bisogno è ancora oggi lo strumento della trasformazione.</p>
<p>Ciò che troverete in questo manifesto del PD di Ponticelli rappresenta quello che una parte della ormai ex sinistra italiana sta elaborando: una versione riveduta e corretta della Dahrendorfiana società dei due terzi. Cioè due terzi della società fanno parte dei meccanismi sociali e delle tutele dello stato e un terzo rimane fuori, diciamo per sempre, da questi meccanismi; lo scarto fisiologico, potremmo dire.</p>
<p>La rilettura di questo schema di analisi ci porta, però, a pensare che siamo arrivati ad uno schema di due terzi fuori e uno dentro. La contraddizione che emerge a Ponticelli che è, però, illusoria è quella che descrive i migranti ed i Rom in particolare come la rappresentazione plastica dello scarto sociale. Il non detto, invece, dentro questo schema è che i contestatori dei Rom, tranne la politica, sono essi stessi un prodotto di scarto della società; la signora che in tv dice che la camorra &#8220;un cuore ce l&#8217;ha&#8221; non sa di essere il sottoprodotto di una sottocultura.</p>
<p>Per rompere questo meccanismo perverso è necessario, per la sinistra, ricomporre il quadro di queste relazioni sociali e dargli una prospettiva vera di cambiamento. Se è vero che i terroni del sud, negli anni cinquanta, che lavoravano a Mirafiori non avevano da dormire perchè i padroni non affittavano le case ai &#8220;terrun&#8221; e vero anche che la politica, i partiti, svolgevano un ruolo di mediazione e di ricomposizione ( di classe si sarebbe detto) sociale che portava alla costruzione di un orizzonte comune fra terrun e operai del nord. La politica era agita.</p>
<p>E&#8217; del tutto evidente che la sconfitta elettorale viene da lontano e forse andrà lontano, cioè, non ci consentira, tranne se non in una forma assai difensiva, di prospettare orizzonti di alterità possibile nell&#8217;immediato futuro. Questo, però,non può significare l&#8217;abbandono della prospettiva per la costruzione di una sinistra forte e UTILE, una sinistra che non necessita di leader o capi carismatici ma che comprenda l&#8217;importanza di disvelare i meccanismi più perversi del capitalismo contemporaneo. Una sinistra, insomma, che sia nuova e non nuovista , come in alcune sue componenti si accinge ad essere oggi. Nuova significa che sappia interpretare le modifiche della realtà e le articolazioni più profonde del sistema sociale , ma che non ponga lo sguardo ai miraggi  della  post  modernità; che  sappia  essere  riconoscibile e non troppo interclassista, come invece i nuovi epigoni del nuovismo insulare vorrebbero.</p>
<p>L&#8217;elemento centrale della ricostruzione simbolica e pratica della sinistra dovrà essere la trasformazione dell&#8217;agire politico. I ROM di ponticelli che fuggono inseguiti dal sottoploretariato napoletano rappresentano la più grossa sconfitta culturale della sinistra degli ultimi 30 anni. Non sono, anche simbolicamente, i ricchi del quartiere a cacciare i Rom, ma i poveri; è del tutto evidente che se scatta il meccanismo della guerra fra poveri il corto circuito è già avvenuto.</p>
<p>Naturalmente il tema della sicurezza colpisce di più gli strati sociali  deboli perchè l&#8217;insicurezza lì è la condizione esistenziale h24, ma se noi non svolgiamo nessun ruolo ci sarà concesso solo di subire i pruriti reazionari della destra.</p>
<p>Vogliamo diventare così? Non è questione di essere più o meno comunista, ma di quanto si sia  partecipi della costruzione di una alterità possibile.</p>
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		<title>Intervista a Paolo Ferrero da Liberazione</title>
		<link>http://gianlucapasa.wordpress.com/2008/05/16/intervista-a-paolo-ferrero-da-liberazione/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 May 2008 14:28:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[rifondazione comunista]]></category>

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		<category><![CDATA[rifondazione]]></category>

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		<description><![CDATA[da Liberazione
«Capire il perché di una così pesante sconfitta elettorale e politica per me è il primo punto». Paolo Ferrero, già ministro della solidarietà sociale nel governo Prodi, la mette così anche per ribadire che non si candida alla segreteria del Prc.
Perché partire dalla sconfitta?
Perché se non teniamo ben presente i motivi per cui abbiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>da Liberazione</p>
<p><strong>«Capire il perché di una così pesante sconfitta elettorale e politica per me è il primo punto».</strong> Paolo Ferrero, già ministro della solidarietà sociale nel governo Prodi, la mette così anche per ribadire che non si candida alla segreteria del Prc.<span id="more-36"></span></p>
<p><strong>Perché partire dalla sconfitta?<br />
</strong>Perché se non teniamo ben presente i motivi per cui abbiamo perso rischiamo di rifare gli stessi errori anche adesso. Due elementi mi paiono da sottolineare. Innanzitutto abbiamo pagato pesantemente il fatto che il governo Prodi ha deluso le aspettative di chi ci aveva votato nel 2006. Questo vuol dire che nel Congresso di Venezia abbiamo sbagliato l’analisi dei rapporti di forza; abbiamo pensato che la sinistra moderata fosse permeabile alle nostre istanze e invece lo era a quelle dei poteri forti. E abbiamo pensato, sbagliando, che la costruzione del programma elettorale fosse una garanzia: del programma ne hanno fatto carta straccia. Insomma, siamo stati velleitari. La seconda ragione è che la Sinistra arcobaleno è stata una operazione politica di vertice, non in grado di esprimere una sua utilità sociale: non se ne è capita l’utilità, il ruolo storico, nel senso gramsciano del termine. Così, “salvare” la sinistra unendone tutto il suo ceto politico, è parso un problema privato nostro, che non riguardava le persone in carne ed ossa. Eccesso di fiducia nella sinistra moderata e politicismo nella costruzione della sinistra. Ecco due errori da tener ben presente per evitare di ripeterli, cosa che mi pare caratterizzi invece il dibattito attuale.<br />
<strong>Quando dici «abbiamo», vuoi dire che ti reputi anche tu responsabile della sconfitta?<br />
</strong>Certo. La responsabilità della sconfitta è di tutto il gruppo dirigente che ha scelto la linea del Congresso di Venezia. E io sono tra i maggiori responsabili. L’accusa secondo cui avrei scaricato su altri la responsabilità della sconfitta è una bugia, una pura e semplice falsità. In tutti gli interventi ho sempre chiarito che non esistevano capri espiatori e che la responsabilità era di tutto il gruppo dirigente. Questa menzogna è stata fatta circolare ad arte per nascondere i veri motivi della rottura nel gruppo dirigente. Del resto di menzogne sul mio conto ne sono state messe in circolazione così tante in questo mese che ho dovuto rassicurare mio figlio sul fatto che non l’avrei mai mangiato.<br />
<strong>Però, allora, non è che sia chiarissimo su cosa si è prodotta la rottura nel gruppo dirigente.<br />
</strong>Si è prodotta perché durante la campagna elettorale una parte del gruppo dirigente, a partire da Fausto, ha proposto e attivamente lavorato al superamento del partito, proponendo la costruzione di un nuovo soggetto politico in cui il comunismo diventasse una corrente culturale. Ancora dopo il disastro elettorale questi compagni hanno insistito nel proporre di accelerare il percorso della Costituente della sinistra «con chi ci sta» (cioè noi e Sd). Mi sono quindi trovato davanti ad una inaccettabile forzatura, di scioglimento del partito dall’alto, a cui mi sono opposto in modo netto. Su questo si è rotto il gruppo dirigente. Ho poi trovato incredibile che alcuni di quegli stessi dirigenti che hanno proposto il superamento di Rifondazione oggi neghino quella prospettiva. Non sulla sconfitta ma sulle prospettive politiche si è diviso il gruppo dirigente.<br />
<strong>Va bene, tu non vuoi sciogliere il partito. Ma cosa proponi?<br />
</strong>Il nostro primo problema è quello di costruire l’opposizione al governo. Berlusconi sta procedendo molto rapidamente, soprattutto su tre fronti: il ridisegno delle relazioni sociali (detassazione degli straordinari; smobilitazione del contratto nazionale di lavoro), cercando di cancellare quel che resta del movimento operaio, facendo con la non belligeranza del Pd ciò che non gli è riuscito nel 2002 soprattutto grazie all’opposizione della Cgil; il rilancio delle grandi opere, dalla Tav al Ponte sullo stretto agli inceneritori; l’uso delle politiche securitarie a fini propagandistici. Se la sinistra non si dà un proprio ruolo politico nella costruzione dell’opposizione, muore sul serio.<br />
<strong>E come si fa?<br />
</strong>Innanzitutto ripartendo dalle forze che hanno manifestato il 20 ottobre, ma coinvolgendo anche chi non c’era, dai Verdi e Sinistra democratica a tutto l’arcipelago delle forze sociali e dei comitati.<br />
<strong>Dimentichi il Pd…<br />
</strong>Non lo dimentico affatto, né mi sogno di fare un’opposizione fatta di vuoto estremismo, come paventa Nichi Vendola. Solo che dobbiamo partire dalla realtà e non dai desideri. I discorsi di Fassino e Veltroni durante il dibattito sulla fiducia a Berlusconi sono consociativi. E non possiamo ignorare che la maggioranza della Cgil sta scegliendo modifiche contrattuali che indeboliscono il contratto nazionale. In questo quadro, l’unica strada per restituire un ruolo politico alla sinistra e contemporaneamente per aprire contraddizioni dentro il Pd, è di costruire un movimento forte, una opposizione sociale ampia e articolata sui territori. Non è che basta dire al Pd “fai opposizione” perché succeda qualcosa: dovremmo avere imparato, stando dentro la maggioranza di Prodi, che il Pd non è permeabile alle nostre istanze. E poi: il Pd ha lavorato per la scomparsa della sinistra e adesso dovrebbe costruire un’opposizione con noi? Se, come io credo, le due sinistre esistono e noi siamo alternativi strategicamente al Pd, proprio per non essere minoritari dobbiamo costruire la nostra forza e la nostra ragione storica di esistenza a partire dal radicamento e dal conflitto sociale.<br />
Cosa diversa è costruire relazioni con quella parte del Pd che, per esempio sul terreno della riforma della legge elettorale per le europee, è indisponibile a cancellare la sinistra innalzando la soglia di sbarramento. Ma non si può confondere questo con la necessità della costruzione dell’opposizione sociale.<br />
<strong>Intendi dire: unire la sinistra a partire dalle pratiche sociali?<br />
</strong>Sì, la nostra sconfitta è stata sull’utilità sociale e da lì dobbiamo ripartire. Proprio per questo sono contrario alla Costituente della sinistra, così come a quella comunista; queste proposte invece di unire spaccano la sinistra su appartenenze ideologiche. Ottenendo l’effetto, l’una di finire in un eccesso di subalternità al Pd, l’altra di ridursi ad un mero ruolo testimoniale. Le costituenti politiche, di fatto, impediscono la nascita di un movimento unitario, che è, invece, la cosa di cui abbiamo più bisogno oggi: alimenteremmo la concorrenza invece dell’unità. Quello che voglio dire è che non possiamo mettere avanti i processi di aggregazione politica rispetto ai percorsi di ricostruzione sociale. Il punto è la forza della sinistra alternativa, la sua capacità di realizzare un insediamento sociale, la sua capacità di lotta: da qui può partire un progetto politico, non viceversa. Io penso ad una rete di relazioni stabili tra soggetti organizzati e singoli, ad un processo con le gambe per terra, perché o si parte dal sociale o non si va da nessuna parte.<br />
<strong>E il comunismo?</strong><br />
Dopo la tragedia del 900, oggi si rischia la farsa. Tra chi lo vuole imbalsamare nei baffoni di Stalin e chi lo riduce ad una “domanda”, rischiamo il rovesciamento del comunismo in idealismi religiosi di varia natura e di dubbia utilità o nel chiamare comunismo il buon senso di non procedere per dogmi ma interrogandosi su ciò che accade intorno.<br />
<strong>E invece?</strong><br />
Invece, per me comunismo è proprio il marxiano movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Cioè la capacità di costruire lotte e percorsi sociali, in cui la difesa degli interessi materiali delle classi subalterne coincide il più possibile con la rottura dei rapporti di potere - e qui c’è tutto il tema della rivoluzione: o il conflitto si pone il problema della rottura dei rapporti di potere, o è destinato ad essere subalterno - e con la maturazione della coscienza di sé. Insomma, il comunismo è il contrario dell’idea religiosa; chiamiamo comunismo il percorso di autocostruzione del soggetto della trasformazione; è la capacità di capire dove si è e cosa bisogna fare per cambiare; è l’intreccio tra l’analisi, la costruzione del confitto e la riflessione sullo stesso. Tanto più necessario oggi in quanto siamo alle prese con una crisi profonda della globalizzazione, alla quale il liberismo temperato non è in grado di dare risposte, mentre la destra presenta il suo volto “rivoluzionario”, costruendo l’immaginario collettivo su un “nemico” (l’Ue, la Cina, l’immigrato, lo zingaro). A questa destra populista o contrapponiamo una radicalità altrettanto forte, comunista, oppure vince la guerra tra poveri.<br />
<strong>Se capisco bene, pensi ad una rifondazione e comunista.<br />
</strong>Sì. Per costruire una sinistra efficace fuori dal recinto socialdemocratico è necessario che sia ben vivo il progetto politico del Prc: che è, appunto, quello di tenere insieme la rifondazione, l’innovazione e il comunismo. La proposta della Costituente della sinistra e la sua gemella, cioè la Costituente comunista, distruggono il progetto di rifondazione proprio perché separano i due termini: l’innovazione senza comunismo da un lato e il comunismo senza rifondazione dall’altro. Sarebbe un tragico errore.<br />
<strong>In ogni caso sarà il congresso a decidere…<br />
</strong>Continuo a pensare che fosse meglio discutere per tesi anziché documenti contrapposti: quest’ultima modalità contribuisce a destabilizzare il partito e molti compagni e compagne nei circoli sono giustamente arrabbiati perché non vogliono partecipare ad una conta. Tanto più se si avanza la proposta di un segretario, perché si dà avvio ad un processo plebiscitario che è il contrario di cosa ci serve. La nostra sconfitta è politica, non un problema di leadership: c’era Bertinotti sia quando si prendeva l’8% sia quando si è preso il 3%; in Puglia Nichi ha vinto, ma la Sinistra arcobaleno ha preso il 2,9%; e la Lega Nord vince.<br />
<strong>Ma tu, ti candidi o no?<br />
</strong>No, non voglio che il congresso si trasformi in una sorta di primarie. Sarebbe di nuovo rovesciare i problemi. Basta vedere il caso di Veltroni: dopo le primarie del Pd sembrava irresistibile, ma non ha spostato una virgola. L’unica chance che abbiamo è ripartire dal progetto politico: da lì dovranno uscire i nostri gruppi dirigenti e non il contrario. Il Prc deve restare, per l’oggi e per il domani; è necessario ma non sufficiente, per questo deve essere il motore dell’aggregazione della sinistra dal basso, costruendo l’opposizione per rimettere a tema l’alternativa. Anche per questo lancio un appello al tesseramento a Rifondazione.</p>
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		<title>Sicurezza?</title>
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		<pubDate>Fri, 16 May 2008 13:52:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<title>Zingari, ebrei e bambini rapiti</title>
		<link>http://gianlucapasa.wordpress.com/2008/05/15/zingari-ebrei-e-bammini-rapiti/</link>
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		<pubDate>Thu, 15 May 2008 15:03:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[MIGRANTI]]></category>

		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>

		<category><![CDATA[rom]]></category>

		<category><![CDATA[zingari]]></category>

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		<description><![CDATA[Un articolo dell&#8217;amico Sergio Bontempelli
Tornano in questi giorni, a proposito dei Rom, le infamanti accuse di rapimento di bambini. Accuse false, inventate e drammaticamente simili a quelle che, solo pochi secoli fa, colpivano gli ebrei: cerchiamo di ricostruire brevemente le une e le altre, sul filo della memoria storica.
Dunque, gli zingari ruberebbero i bambini: è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Un articolo dell&#8217;amico Sergio Bontempelli</p>
<p><em>Tornano in questi giorni, a proposito dei Rom, le infamanti accuse di rapimento di bambini. Accuse false, inventate e drammaticamente simili a quelle che, solo pochi secoli fa, colpivano gli ebrei: cerchiamo di ricostruire brevemente le une e le altre, sul filo della memoria storica.</em></p>
<p>Dunque, gli <em>zingari</em> ruberebbero i bambini: è quanto si apprende dalla stampa nazionale di questi giorni, a proposito del <a title="La Repubblica, 12 Maggio 2008" href="http://sergiobontempelli.files.wordpress.com/2008/05/rom_rapita.pdf" target="_blank">caso recentemente accaduto (o inventato) a Ponticelli</a>, vicino Napoli (che, come riportano le cronache di oggi, ha avuto un seguito drammatico, con aggressioni e violenze contro i Rom). Una vicenda dai contorni ancora poco chiari, ma che secondo alcuni quotidiani (il più convinto sembra <em>Il Giornale) </em>non lascerebbe dubbi. Le cose stanno proprio così, i Rom rubano davvero i bambini? Vediamo più da vicino…<span id="more-31"></span></p>
<p><strong>I Rom, oggi…</strong></p>
<p>Una inchiesta condotta recentemente da Alberto Prunetti, e <a title="Carmilla - I ladri di bambini" href="http://www.carmillaonline.com/archives/2007/12/002467.html" target="_blank">pubblicata sul blog Carmilla on-line</a>, ci restituisce alcuni dati interessanti: «Da fonti <em>Reuter</em>, e sulla base dei dati forniti dalla polizia di stato, i minori scomparsi in Italia nel periodo 1999-2004 (nella fascia dei minori di 10 anni) sono stati “portati via” da uno dei genitori per dissidi coniugali o, soprattutto nel caso di bambini stranieri, sono casi di bambini affidati dal Tribunale dei Minori a istituti, bambini che vengono “prelevati” da un genitore che si rende poi irreperibile assieme al figlio. Per quanto riguarda i minori di età tra i 10 e i 14 anni e tra i 15 e i 17 anni, prevalgono tra gli italiani i casi di ragazzi allontanatisi volontariamente da casa per dissidi familiari, mentre rimangono presenti tra gli stranieri le fughe, assieme a un genitore, dalle strutture in cui i minori sono affidati, in maniera coatta, dai Tribunali dei minori (in questi ultimi casi qualche romantico parlerebbe non di rapimento, ma di evasione, per intenderci)». Di minori “rubati” dagli zingari, però, non c’è nessuna traccia negli archivi giudiziari: se venisse confermato dal successivo processo, quello di Ponticelli sarebbe il primo episodio in Italia. Certo, ci sono i casi raccontati sui giornali: che però, spesso, si rivelano vere e proprie <em>bolle di sapone. </em>Qualche esempio lo fornisce lo stesso Prunetti nella sua inchiesta.</p>
<p>A Lecco, il 14 Febbraio 2005, tre donne rumene sono accusate di aver cercato di rapire un bambino: la mamma dichiara di aver sentito distintamente le parole “prendi bimbo, prendi bimbo”. Due delle tre ragazze Rom, difese da un avvocato d’ufficio, decidono di patteggiare la pena, ma la terza, coraggiosamente, affronta il processo e viene assolta: i giornali parlano solo delle prime due, e tacciono sull’assoluzione finale.</p>
<p>Un secondo esempio, molto famoso, è il caso di Denise, oggetto di nuove accuse contro i Rom in una recente puntata di <em>Chi l’ha visto</em>. Ecco come lo racconta Prunetti: «Denise Pipitone, tre anni, scompare misteriosamente [nel Settembre 2004 a Mazara del Vallo]. Il fatto ha una enorme eco mediatica e si fanno ipotesi diverse. Un mese dopo a Milano una guardia giurata vede al mercato una bambina che gli ricorda Denise (vista in foto sui giornali), assieme ad alcune “nomadi”. L’uomo scatta alcune foto col suo cellulare e sporge denuncia. Dopo qualche tempo la polizia identifica la bambina della foto con l’aiuto di alcuni rom rumeni. <em>Si tratta neanche di una bambina, ma di un bambino rom, figlio di una coppia che vive in un campo milanese. La notizia (anzi: la smentita) non viene passata ai giornali, perché riservata a fini investigativi</em>».</p>
<p>Un terzo caso, più recente, è accaduto a Palermo nel Luglio 2007. Una giovane donna Rom finisce in carcere, accusata di aver tentato il rapimento di un bambino su una spiaggia. Dopo l’iniziale e consueto <em>battage </em>scandalistico di giornali e televisioni, il caso si sgonfia: la principale testimone/accusatrice ammette di non aver visto un tentato rapimento, ma soltanto di essere rimasta terrorizzata per la presenza della ragazza “zingara”. L’accusa viene immediatamente ritirata dalla testimone, e la donna Rom esce assolta dal processo: ma di questo, com’è facile immaginare, i giornali non parleranno.</p>
<p>Insomma, l’accusa di <em>rapimento di bambini </em>come pratica usuale dei Rom è completamente priva di riscontri. In un altro articolo, <a title="Carmilla - I ladri di bambini (II)" href="http://www.carmillaonline.com/archives/2007/12/002474.html" target="_blank">pubblicato ancora sul blog Carmilla online</a>, Prunetti dimostra anzi il contrario: vi sono numerosi casi di bambini “portati via” alle famiglie Rom. Si tratta di minori nati in Ospedali italiani e che, per le difficoltà burocratiche di riconoscimento (perchè i genitori sono apolidi o privi di documenti) vengono alla fine sottratti alle famiglie e dati in affidamento; oppure di bambini più grandi, in età scolare, “portati via” su ordine dei Tribunali dei Minori perchè abitano in campi nomadi, baracche e altri luoghi impropri. In quest’ultimo caso, com’è facile comprendere, l’essere sottratti alla propria famiglia è una violenza che si <em>aggiunge</em> a quella del “campo” (dove è bene ricordarlo, i Rom non <em>scelgono </em>di abitare, ma vi sono costretti).</p>
<p><strong>… e gli ebrei, ieri</strong></p>
<p>Accuse inventate, montature giornalistiche, scandali costruiti “ad arte” che si sgonfiano nell’arco di pochi giorni: il quadro è straordinariamente (e drammaticamente) simile a quel che accadeva agli ebrei qualche secolo fa. Anche loro - secondo l’opinione pubblica e il senso comune dell’epoca - “rubavano i bambini”, quelli cristiani, per ucciderli e usare il loro sangue a scopo rituale. Questa leggenda nasce nel Medioevo. Il primo caso attestato risale al 1144, quando nella cittadina inglese di Norwich viene ritrovato il cadavere del piccolo William: le autorità locali accusano gli ebrei di aver rapito il ragazzo nel giorno di Pasqua, e di averlo crocifisso, secondo un macabro rituale consistente nel <em>ripetere </em>il martirio di Gesù Cristo. Mentre il corpo del piccolo William diventa oggetto di una vera e propria venerazione, l’accusa di rapimento di bambini - peraltro mai verificata - si diffonde presto in tutta Europa: episodi simili sono registrati pressochè ovunque, e danno vita a frequenti persecuzioni, espulsioni e violenze contro le comunità ebraiche. A nulla serve l’intervento di pontefici e sovrani - a favore degli ebrei si mobiliterà, con argomenti stringenti e con straordinario coraggio intellettuale, persino l’Imperatore Federico II.</p>
<p>Nel XIII secolo, alla tradizionale accusa di rapimento di bambini si aggiunge un nuovo capo di imputazione: secondo le dicerie popolari - sostenute spesso da autorità religiose locali senza scrupoli - gli ebrei non solo rapiscono i bambini, non solo li uccidono, ma usano il loro sangue per pratiche liturgiche pasquali. Il mito dell’omicidio rituale diventa così <em>accusa del sangue: </em>giudici e inquisitori, chiamati a verificare la fondatezza delle dicerie sui “mostri ebrei”, non esitano, lungo tutta l’età moderna, a ricorrere alla tortura per estorcere la <em>piena confessione </em>degli imputati. Così, molti ebrei finiranno per far “mettere a verbale” accuse false e infamanti, che legittimeranno le successive condanne a morte.</p>
<p>L’apogeo dell’<em>accusa del sangue </em>si verifica nel 1475 a Trento. Il piccolo Simone, passato alla storia col nome di <em>Simonino</em>, figlio di un conciacapelli, scompare misteriosamente la sera del giovedì santo: il suo corpo viene ritrovato, in condizioni strazianti, in un fosso d’acqua attiguo alla casa di uno degli esponenti più in vista della locale comunità ebraica. Grazie anche alle invettive di Bernardino da Feltre, predicatore antisemita senza scrupoli, la comunità trentina si convince della colpevolezza degli ebrei. La stessa Santa Sede, che inizialmente - come già aveva fatto in tutti gli altri casi - si oppone alle persecuzioni contro gli ebrei, alla fine finisce per <em>avallare </em>(seppur parzialmente e con molti distinguo) la versione degli antisemiti, e per legittimare il processo. Da allora in poi, senza più ostacoli istituzionali, l’accusa del sangue dilaga in tutta Europa.</p>
<p>Uno degli studi più attendibili e documentati sull’argomento spiega che l’<em>accusa del sangue</em> non nasce dall’ingenuità popolare: essa è piuttosto il frutto di una complessa <em>costruzione istituzionale. </em>«Il mito raggiunge la sua forma compiuta [...] non tramite il lento, tortuoso e progressivo affastellarsi o agglutinarsi di credenze e superstizioni popolari, ma grazie ai meccanismi processuali ed inquisitoriali nei cui ingranaggi gli ebrei vengono scaraventati dalle autorità ecclesiastiche e secolari di turno [...]. Chiusi i processi e giustiziati gli imputati il discorso sull’accusa del sangue viene poi articolato dalle <em>élites </em>secolari, monastiche ed ecclesiastiche che lo diffondono poi con grande impegno e dispiego di mezzi tra le classi subalterne» [R. Taradel, <em>L'Accusa del Sangue. Storia politica di un mito antisemita, </em>Editori Riuniti, Roma 2002, pag. 132].</p>
<p>C’è, insomma, poco di <em>spontaneo </em>nell’accusa del sangue: più che rimandare alle <em>profondità della psiche collettiva, </em>a paure ancestrali o all’ignoranza diffusa, questa peculiare forma di antisemitismo ci invita a scavare nei meccanismi (istituzionali, e istituzionalizzati) di <em>costruzione politica del nemico. </em>Proprio come accade oggi con gli “zingari”, contro i quali si mobilitano non tanto - e non solo - i timori “spontanei” della <em>gente comune, </em>quanto le complesse dinamiche della costruzione <em>mediale </em>della paura.</p>
<p>Infine, un altro parallelo tra l’antisemitismo di ieri e l’antiziganismo di oggi potrebbe (e dovrebbe) far riflettere. Così come oggi non sono i Rom a rapire i “nostri” bambini, ma sono piuttosto le “nostre” istituzioni a sottrarre i minori Rom, così allora erano i cristiani a rapire i piccoli ebrei. Ne è testimonianza il cosiddetto «Affaire Mortara».</p>
<p>Edgardo Mortara è un bambino bolognese figlio di ebrei. La domestica della famiglia, una cristiana osservante e devota, prende il bambino - che ha appena un anno - e lo battezza di nascosto. Poi, tempo dopo, racconta tutto al suo confessore, il quale decide di avvalersi di un complesso meccanismo legale, che consente di strappare con la forza un bambino battezzato ai suoi genitori non cristiani. Il parroco attiva in questo senso le autorità ecclesiastiche e, un mattino del 1858, militari dello Stato pontificio si recano a casa Mortara a “prelevare” il piccolo Edgardo. Seguirà una lunga vicenda giudiziaria, in cui la famiglia riuscirà a mobilitare - peraltro senza successo - l’opinione pubblica internazionale, e persino sovrani cattolici come Napoleone III e Francesco Giuseppe.</p>
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		<title>CPT - Carceri a tempo?</title>
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		<pubDate>Mon, 12 May 2008 09:53:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[MIGRANTI]]></category>

		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>

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		<category><![CDATA[cpt]]></category>

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		<description><![CDATA[Stando a Corriere.it   ( www.corriere.it) la destra si starebbe preparando all&#8217;ennesima follia per quanto concerne l&#8217;oramai lunga e travagliata storia dei CPT. Dopo non aver tenuto conto della loro totale inefficacia sul piano dei riconoscimenti degli internati nei centri e dopo aver dimostrato l&#8217;assoluta inadeguatezza di questi strumenti ai fini dell&#8217;espulsione, oggi si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="margin-bottom:0;" align="justify">Stando a Corriere.it   ( www.corriere.it) la destra si starebbe preparando all&#8217;ennesima follia per quanto concerne l&#8217;oramai lunga e travagliata storia dei CPT. Dopo non aver tenuto conto della loro totale inefficacia sul piano dei riconoscimenti degli internati nei centri e dopo aver dimostrato l&#8217;assoluta inadeguatezza di questi strumenti ai fini dell&#8217;espulsione, oggi si vorrebbe far passare, finalmente, (sic!) il concetto che  sempre ha fatto da retropensiero dei più zelanti controllori del fenomeno immigrazione: <strong>Utilizzare i CPT come carceri</strong>.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">Proviamo a fare due conti su questa proposta.<a href="http://gianlucapasa.files.wordpress.com/2008/05/cpt-carceri-a-tempo-corriere-on-line.pdf"> cpt-carceri-a-tempo-corriere-on-line</a></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><span id="more-28"></span>I CPTA sono gestiti da cooperative del terzo settore in convenzione con gli UTG ( Prefetture). I bilanci di queste strutture non sono mai stati resi noti, nemmeno alla recente commissione d&#8217;indagine MINISTERIALE presieduta da Staffan de Mistura. La capienza per ogni diverso centro è sempre variabile e le condizioni sono legate ai servizi offerti all&#8217;interno. Gli enti del terzo settore che gestiscono i CPTA lo fanno in forza di una quota <strong>procapite/prodie</strong> stabilita nella convenzione. Ogni servizio dentro questi luoghi viene appaltato a soggetti terzi , con il sistema chiamato dagli addetti ai lavori Global Service, che ne curano i vari aspetti ( lavanderia, mediazione, interpreti ecc). E&#8217; del tutto evidente che intorno a questi luoghi, 16 in tutto il paese, si è formato un sistema assai perverso di interessi locali che hanno come unico scopo la riproduzione di precarissimi posti di lavoro. La domanda che viene spontanea è : sarà l&#8217;inizio vero, dopo quello di Muccioli figlio, del tentativo di <strong>realizzare in Italia il sistema delle carceri private ? </strong></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">Altro elemento disvelante  l&#8217;ipocrisia che fino ad oggi si è prodotta intorno a questi luoghi è quella di riconoscere che di detenzione si è trattato fin&#8217;ora e che il livello di trattenimento è stato ed è simile ad un carcere. Su questo versante la discussione, forse non conclusa, sull&#8217;approvazione della famigerata direttiva rimpatri, meglio conosciuta come direttiva della vergogna,  apre delle possibilità  all&#8217;affermazione di principi giuridici totalmente inediti nella nostra cultura, oltre che palesemente in contraddizione con la Costituzione. In particolare l&#8217;art.10 della Carta Madre viene totalmente stravolto.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify"><strong>Quanto agli aspetti meno noti dei CPTA vi è da mettere in evidenza alcuni questioni: l&#8217;alto numero di personale di Pubblica Sicurezza impiegato in questi centri è probabilmente sottratto al controllo vero del territorio, (leggi lotta alla grande criminalità) e l&#8217;effetto perverso di permanenza allungata è  prodotto dall&#8217;eccessivo costo delle espulsioni; anche qui, il capitolo relativo ai costi effettivi delle espulsioni non è mai stato reso noto.</strong></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">Sempre seguendo l&#8217;articolo di Sarzanini su corriere.it  si fa riferimento all&#8217;esecuzione del provvedimento, che prevederà l&#8217;accompagnamento alla frontiera. Anche qui : <strong>che fine farebbe l&#8217;accesso alla procedura per  la richiesta d&#8217;asilo, alla luce, anche, della recente direttiva europea che ne ha modificato la procedura ? </strong></p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">Le politica della destra sul tema dell&#8217;immigrazione non sfugge mai alla logica amico-nemico, ma in questo caso, dopo la vittoria del Governo Berlusconi il livello di demagogia, misto a xenofobia, supera ogni livello di guardia.</p>
<p style="margin-bottom:0;" align="justify">Staremo a vedere cosa succede.</p>
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