Roma, 22 apr. (Adnkronos) – Le norme contenute nel decreto sicurezza ‘’sono per la maggior parte inutili, dannose ed a rischio di incostituzionalita”’, E’ quanto afferma il segretario nazionale dell’Unione delle Camere Penali (Ucpi) Lodovica Giorgi che, commentando il via libera definitivo del provvedimento evidenzia come ”il patto fra maggioranza e opposizione che ha condotto alla conversione in legge del decreto sicurezza sacrifica sull’altare della propaganda i piu’ fondamentali diritti della persona e lo stesso sistema di valori costituzionali che regola il nostro ordinamento”.
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Camere Penali su sicurezza: Norme dannose e incostituzionali
Pubblicato da gianluca nigro su Aprile 23, 2009
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I suicidi in carcere e l’etica della responsabilità
Pubblicato da gianluca nigro su Aprile 23, 2009
da fuoriluogo Aprile 2009
La metto così: il carcere è, e in sostanza è sempre stato, una questione totale: cioè, una questione in ogni suo aspetto, un continuum di criticità, che si tengono tutte fra loro. La questione dei suicidi in carcere, a mio avviso, va letta così. Nel contesto del carcere, per dire una cosa ovvia, tutto quello che dovrebbe rilevare sul nostro tema è la sua vivibilità o la sua invivibilità. Il discorso potrebbe allora svilupparsi nella ricostruzione di tutti i fattori e dinamiche di invivibilità, non pochi e non leggeri. Poi, bisognerebbe attuare una strategia dell’attenzione nei confronti di coloro che soffrono in modo speciale la invivibilità.
Ma c’è, indubbiamente, a monte di questi aspetti, un primo punto che non può essere ignorato: ed è quella che potrebbe essere chiamato la «vivibilità dell’arresto», che ha un proprio rilievo, provato dal dato statistico (ricavato dal libro di Baccaro e Morelli: «Il carcere: del suicidio e di altre fughe», letto in bozza) che il 28% dei suicidi in carcere si verificano entro i primi dieci giorni e il 34% entro il primo mese. Sotto questo profilo del «tintinnio delle manette», il carcere fa solo da cornice al precipitare di vicende individuali, rispetto alle quali un sistema di attenzione degli operatori non è facile, specie in presenza di certe strategie processuali. Naturalmente, c’è chi dirà: «Non vorrai mica che il carcere non faccia paura?».
Ma veniamo ai fattori di invivibilità del carcere, subìti e sofferti da tutti e da alcuni fino a rinunciare alla vita. Il primo è quello legato al sovraffollamento, che ha due aspetti a cominciare dal fatto di vivere a ridosso immediato di altre vite, il levarsi reciprocamente l’aria, il che non è affatto poco (gli esperimenti per le scimmie dicono che diventano nervose: e gli uomini?). Ma poi, in una struttura sovraffollata, inevitabilmente le disfunzioni sono infinite. Si lotta per sopravvivere a livelli minimi.
Il Comitato per la Prevenzione della Tortura del Consiglio di Europa (Cpt), ha considerato la situazione di sovraffollamento in carcere, come «trattamento inumano e degradante». Tanto maggiore sarà la invivibilità quanto più si accompagnerà alle lunghe permanenze in cella, a fare della cella il luogo di una vita invivibile. E la normalità, in situazioni del genere, è che dalla cella si esce solo per brevi periodi «d’aria», ma non per lavorare o per altre attività né, per molti dei detenuti (stranieri, persone sbandate per le ragioni più varie, etc.), per avere colloqui con i familiari. E’ possibile costruire prospettive di uscita da queste situazioni? Lo impediscono: la povertà delle risorse organizzative del carcere su questo versante, le risposte sempre più difficili e spesso negative della magistratura, lo stesso ridursi delle possibilità o la mancanza di queste per la fascia sempre più numerosa degli stranieri, che attendono solo l’espulsione (nei grandi carceri metropolitani sono ormai ben oltre il 50%, ma anche la media nazionale si avvicina al 40%). C’era una volta un Ordinamento penitenziario che dava delle speranze di permessi di uscita, di misure alternative, ma anche questi spazi si sono sempre più ristretti – per leggi forcaiole e per magistrati condizionati dal clima sociale che le produce – e le speranze si sono trasformate in delusioni.
D’altronde, il suicidio non è l’unico prodotto della invivibilità delle carceri: lo sono anche i tentati suicidi, come pure, spesso difficili da distinguere dai primi, i gesti autolesionistici. Tutto insieme, si arriva vicini all’inferno. C’è, comunque, una campagna della amministrazione penitenziaria per individuare e agire a sostegno dei soggetti più a rischio. Ma non si può sperare che questo serva quando gli sforzi necessari sono limitati da poche risorse, destinati a durare per poco tempo, come accaduto in passato, affidati ad un sistema di sorveglianza psicologica e psichiatrica mai costruito adeguatamente: il tutto sempre dentro quelle condizioni di invivibilità che si mantengono e si concorre anzi ad aggravare, come dimostra l’accelerazione delle dinamiche di sovraffollamento. Tento una conclusione. Sentire, tutti, la responsabilità di questi morti e del carcere che li produce è una scelta etica desueta.
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A proposito di CIE ( ex CPT). Morto un uomo in quello di Ponte Galeria
Pubblicato da gianluca nigro su Marzo 20, 2009
Salah, morto nel lager
Stefano Galieni – da Liberazione
E’ stato trovato morto ieri mattina, dai suoi compagni di camerata nel Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria, alle porte di Roma, in una delle tante gabbie in cui sono costretti uomini e donne colpevoli solo di non avere un permesso di soggiorno in tasca. Si chiamava Soudami Salah, era algerino e aveva 42 anni, da due giorni era stato trasferito, per ragioni ancora da appurare dal Cie di Modena a quello di Roma, insieme alla sua cartella clinica. A detta del direttore del centro era in cura, seguiva una terapia con psicofarmaci, ed è questo l’unico elemento in cui le versione fornite dagli amici di Soudami e la direzione del centro, coincidono. Secondo i testimoni, tutti trattenuti, che hanno denunciato l’accaduto, la notte precedente aveva lamentato un malore, con forti dolori allo stomaco. Portato in infermeria era stato immediatamente invitato a tornare in stanza, pare che gli sia stato detto: «Non hai niente. Fingi perché vorresti scappare. Vatti a far curare nel tuo paese». Sempre secondo il racconto di alcuni “ospiti” del centro, che hanno raggiunto telefonicamente alcune emittenti radiofoniche, la Regione, per prima, l’agenzia peacereporter , Soudami era tornato in stanza dopo essere stato malmenato dagli agenti di polizia. Ieri mattina l’epilogo: «Quando ci siamo svegliati era immobile, aveva il volto gonfio e i piedi di colore bluastro – racconta un altro trattenuto – abbiamo chiamato la croce rossa e quelli che sono venuti continuavano a dire che fingeva. C’è stato anche chi ha toccato il corpo con un piede per farlo svegliare, ma era ormai morto».
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Il “crime deal” italiano
Pubblicato da gianluca nigro su Febbraio 15, 2009
Dal sito Osservatorio sulla repressione www.osservatoriorepressione.org
di Salvatore Palidda
All’inizio di dicembre 2008 il totale dei detenuti in Italia è quasi lo stesso di prima dell’indulto, cioè circa 59 mila, con una percentuale sempre in crescita degli stranieri soprattutto al nord mentre al sud prevale la criminalizzazione dei locali spesso considerati come affiliati alle mafie anche quando si tratta di semplici piccoli delinquenti, di manifestanti contro le discariche di rifiuti tossici o degli ultrà napoletani dell’accusa-bufala di assaltatori di treni e stazioni. I forcaioli dicono che l’indulto è stato una catastrofe perché la maggioranza dei beneficiari è stata re-incarcerata, ma nessuno dice che questo è il risultato prevedibilissimo dell’assenza quasi totale di assistenza a chi esce dal carcere che però è sempre preda facile per quegli agenti di polizia a caccia dei soliti noti per mostrare quanto sono produttivi. Leggi il seguito di questo post »
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Presidio per Eluana: Polizia e Carabinieri identificano i manifestanti
Pubblicato da gianluca nigro su Febbraio 7, 2009
Nel pomeriggio di oggi, alcuni manifestanti , circa 15 persone fra cui il sottoscritto, si sono ritrovate sotto la prefettura di Lecce per esprimere il proprio dissenso sulla vicenda di Eluana Englaro. Dopo circa mezz’ora è arrivata una pattuglia di Polizia e immediatamente dopo una pattuglia dei Carabinieri. Hanno richiesto i documenti a tutti i presenti, alcuni dei quali avevano poggiato dei manifesti artigianali autoprodotti su un muro adiacente il portone della Prefettura. La manifestazione, del tutto spontanea e senza preavviso, ha visto presenti alcune persone del PRC, dei Comunisti Italiani, di associazioni di Donne e dell’ARCI. Il comportamento delle forze dell’ordine è stato morbido , tuttavia la necessità di identificazione collettiva indica lo stato di interesse e il tentativo di repressione di tutte le voci di dissenso.
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Foucalt e Basaglia – il filosofo e lo psichiatra
Pubblicato da gianluca nigro su Maggio 10, 2008
| Foucault e Basaglia Il filosofo e lo psichiatra |
da Diogenemagazine.com
di Pierangelo Di Vittorio
Franco Basaglia (1924-1980), psichiatra veneziano influenzato dalla fenomenologia e dall’esistenzialismo, nel 1961 scopre la durezza della realtà manicomiale e diventa il capofila del movimento di lotta contro gli ospedali psichiatrici sfociato nella legge 180 di riforma psichiatrica.
Michel Foucault (1926-1984), filosofo francese celebrato dopo l’uscita di Le parole e le cose e L’archeologia del sapere, intorno al ‘68 scopre la portata politica delle sue analisi sui rapporti tra potere e sapere; nel 1971 comincia a insegnare al Collège de France, sviluppando una serie di ricerche genealogiche (discipline carceraria e manicomiale, perizia psichiatrica, biopolitica, sessualità, arte di governo, liberalismo, tecnologie del sé) pensate come armamentari critici per le lotte concrete della gente.
Foucault e Basaglia, intellettuali le cui vite erano destinate a scorrere parallele, ignare l’una dell’altra. Invece, complice la congiuntura storica degli anni ‘60-‘70, Leggi il seguito di questo post »
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