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	<title>BLOG personale di Gianluca Nigro &#187; biopolitica</title>
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		<title>Camere Penali su sicurezza: Norme dannose e incostituzionali</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2009 16:36:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
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Roma, 22 apr. (Adnkronos) &#8211; Le norme contenute nel decreto sicurezza &#8216;&#8217;sono per la maggior parte inutili, dannose ed a rischio di incostituzionalita&#8221;&#8217;, E&#8217; quanto afferma il segretario nazionale dell&#8217;Unione delle Camere Penali (Ucpi) Lodovica Giorgi che, commentando il via libera definitivo del provvedimento evidenzia come &#8221;il patto fra maggioranza e opposizione che ha [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&blog=3667276&post=409&subd=gianlucapasa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>da <a href="http://www.adnkronos.com">www.adnkronos.com<br />
</a></p>
<p>Roma, 22 apr. (Adnkronos) &#8211; Le norme contenute nel decreto sicurezza &#8216;&#8217;sono per la maggior parte inutili, dannose ed a rischio di incostituzionalita&#8221;&#8217;, E&#8217; quanto afferma il segretario nazionale dell&#8217;Unione delle Camere Penali (Ucpi) Lodovica Giorgi che, commentando il via libera definitivo del provvedimento evidenzia come &#8221;il patto fra maggioranza e opposizione che ha condotto alla conversione in legge del decreto sicurezza sacrifica sull&#8217;altare della propaganda i piu&#8217; fondamentali diritti della persona e lo stesso sistema di valori costituzionali che regola il nostro ordinamento&#8221;.</p>
 Tagged: biopolitica, legislazione, pacchetto sicurezza, sicurezza <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gianlucapasa.wordpress.com/409/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gianlucapasa.wordpress.com/409/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gianlucapasa.wordpress.com/409/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gianlucapasa.wordpress.com/409/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gianlucapasa.wordpress.com/409/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gianlucapasa.wordpress.com/409/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gianlucapasa.wordpress.com/409/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gianlucapasa.wordpress.com/409/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gianlucapasa.wordpress.com/409/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gianlucapasa.wordpress.com/409/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&blog=3667276&post=409&subd=gianlucapasa&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>I suicidi in carcere e l&#8217;etica della responsabilità</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Apr 2009 08:02:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sandro MARGARA
da fuoriluogo Aprile 2009
La metto così: il carcere è, e in sostanza è sempre stato, una questione totale: cioè, una questione in ogni suo aspetto, un continuum di criticità, che si tengono tutte fra loro. La questione dei suicidi in carcere, a mio avviso, va letta così. Nel contesto del carcere, per dire una [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&blog=3667276&post=407&subd=gianlucapasa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><a href="http://gianlucapasa.files.wordpress.com/2008/05/carcere-testata.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-25" title="sbarre" src="http://gianlucapasa.files.wordpress.com/2008/05/carcere-testata.jpg?w=387&#038;h=336" alt="sbarre" width="387" height="336" /></a>Sandro MARGARA</p>
<p style="text-align:justify;">da fuoriluogo Aprile 2009</p>
<p style="text-align:justify;">La metto così: il carcere è, e in sostanza è sempre stato, una questione totale: cioè, una questione in ogni suo aspetto, un continuum di criticità, che si tengono tutte fra loro. La questione dei suicidi in carcere, a mio avviso, va letta così. Nel contesto del carcere, per dire una cosa ovvia, tutto quello che dovrebbe rilevare sul nostro tema è la sua vivibilità o la sua invivibilità. Il discorso potrebbe allora svilupparsi nella ricostruzione di tutti i fattori e dinamiche di invivibilità, non pochi e non leggeri. Poi, bisognerebbe attuare una strategia dell&#8217;attenzione nei confronti di coloro che soffrono in modo speciale la invivibilità.<br />
Ma c&#8217;è, indubbiamente, a monte di questi aspetti, un primo punto che non può essere ignorato: ed è quella che potrebbe essere chiamato la «vivibilità dell&#8217;arresto», che ha un proprio rilievo, provato dal dato statistico (ricavato dal libro di Baccaro e Morelli: «Il carcere: del suicidio e di altre fughe», letto in bozza) che il 28% dei suicidi in carcere si verificano entro i primi dieci giorni e il 34% entro il primo mese. Sotto questo profilo del «tintinnio delle manette», il carcere fa solo da cornice al precipitare di vicende individuali, rispetto alle quali un sistema di attenzione degli operatori non è facile, specie in presenza di certe strategie processuali. Naturalmente, c&#8217;è chi dirà: «Non vorrai mica che il carcere non faccia paura?».<br />
Ma veniamo ai fattori di invivibilità del carcere, subìti e sofferti da tutti e da alcuni fino a rinunciare alla vita. Il primo è quello legato al sovraffollamento, che ha due aspetti a cominciare dal fatto di vivere a ridosso immediato di altre vite, il levarsi reciprocamente l&#8217;aria, il che non è affatto poco (gli esperimenti per le scimmie dicono che diventano nervose: e gli uomini?). Ma poi, in una struttura sovraffollata, inevitabilmente le disfunzioni sono infinite. Si lotta per sopravvivere a livelli minimi.<br />
Il Comitato per la Prevenzione della Tortura del Consiglio di Europa (Cpt), ha considerato la situazione di sovraffollamento in carcere, come «trattamento inumano e degradante». Tanto maggiore sarà la invivibilità quanto più si accompagnerà alle lunghe permanenze in cella, a fare della cella il luogo di una vita invivibile. E la normalità, in situazioni del genere, è che dalla cella si esce solo per brevi periodi «d&#8217;aria», ma non per lavorare o per altre attività né, per molti dei detenuti (stranieri, persone sbandate per le ragioni più varie, etc.), per avere colloqui con i familiari. E&#8217; possibile costruire prospettive di uscita da queste situazioni? Lo impediscono: la povertà delle risorse organizzative del carcere su questo versante, le risposte sempre più difficili e spesso negative della magistratura, lo stesso ridursi delle possibilità o la mancanza di queste per la fascia sempre più numerosa degli stranieri, che attendono solo l&#8217;espulsione (nei grandi carceri metropolitani sono ormai ben oltre il 50%, ma anche la media nazionale si avvicina al 40%). C&#8217;era una volta un Ordinamento penitenziario che dava delle speranze di permessi di uscita, di misure alternative, ma anche questi spazi si sono sempre più ristretti &#8211; per leggi forcaiole e per magistrati condizionati dal clima sociale che le produce &#8211; e le speranze si sono trasformate in delusioni.<br />
D&#8217;altronde, il suicidio non è l&#8217;unico prodotto della invivibilità delle carceri: lo sono anche i tentati suicidi, come pure, spesso difficili da distinguere dai primi, i gesti autolesionistici. Tutto insieme, si arriva vicini all&#8217;inferno. C&#8217;è, comunque, una campagna della amministrazione penitenziaria per individuare e agire a sostegno dei soggetti più a rischio. Ma non si può sperare che questo serva quando gli sforzi necessari sono limitati da poche risorse, destinati a durare per poco tempo, come accaduto in passato, affidati ad un sistema di sorveglianza psicologica e psichiatrica mai costruito adeguatamente: il tutto sempre dentro quelle condizioni di invivibilità che si mantengono e si concorre anzi ad aggravare, come dimostra l&#8217;accelerazione delle dinamiche di sovraffollamento. Tento una conclusione. Sentire, tutti, la responsabilità di questi morti e del carcere che li produce è una scelta etica desueta.</p>
 Tagged: biopolitica, carcere, istituzioni totali, sicurezza, sinistra <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gianlucapasa.wordpress.com/407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gianlucapasa.wordpress.com/407/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gianlucapasa.wordpress.com/407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gianlucapasa.wordpress.com/407/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gianlucapasa.wordpress.com/407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gianlucapasa.wordpress.com/407/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gianlucapasa.wordpress.com/407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gianlucapasa.wordpress.com/407/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gianlucapasa.wordpress.com/407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gianlucapasa.wordpress.com/407/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&blog=3667276&post=407&subd=gianlucapasa&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>A proposito di CIE ( ex CPT). Morto un uomo in quello di Ponte Galeria</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2009 15:30:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
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Stefano Galieni &#8211; da Liberazione
E&#8217; stato trovato morto ieri mattina, dai suoi compagni di camerata nel Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria, alle porte di Roma, in una delle tante gabbie in cui sono costretti uomini e donne colpevoli solo di non avere un permesso di soggiorno in tasca. Si [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&blog=3667276&post=340&subd=gianlucapasa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Salah, morto nel lager</p>
<p>Stefano Galieni &#8211; da Liberazione<br />
E&#8217; stato trovato morto ieri mattina, dai suoi compagni di camerata nel Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria, alle porte di Roma, in una delle tante gabbie in cui sono costretti uomini e donne colpevoli solo di non avere un permesso di soggiorno in tasca. Si chiamava Soudami Salah, era algerino e aveva 42 anni, da due giorni era stato trasferito, per ragioni ancora da appurare dal Cie di Modena a quello di Roma, insieme alla sua cartella clinica. A detta del direttore del centro era in cura, seguiva una terapia con psicofarmaci, ed è questo l&#8217;unico elemento in cui le versione fornite dagli amici di Soudami e la direzione del centro, coincidono. Secondo i testimoni, tutti trattenuti, che hanno denunciato l&#8217;accaduto, la notte precedente aveva lamentato un malore, con forti dolori allo stomaco. Portato in infermeria era stato immediatamente invitato a tornare in stanza, pare che gli sia stato detto: «Non hai niente. Fingi perché vorresti scappare. Vatti a far curare nel tuo paese». Sempre secondo il racconto di alcuni &#8220;ospiti&#8221; del centro, che hanno raggiunto telefonicamente alcune emittenti radiofoniche, la Regione, per prima, l&#8217;agenzia peacereporter , Soudami era tornato in stanza dopo essere stato malmenato dagli agenti di polizia. Ieri mattina l&#8217;epilogo: «Quando ci siamo svegliati era immobile, aveva il volto gonfio e i piedi di colore bluastro &#8211; racconta un altro trattenuto &#8211; abbiamo chiamato la croce rossa e quelli che sono venuti continuavano a dire che fingeva. C&#8217;è stato anche chi ha toccato il corpo con un piede per farlo svegliare, ma era ormai morto».<br />
4</p>
 Tagged: "clandestino", accoglienza, biopolitica, cpt, espulsioni, MIGRANTI <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gianlucapasa.wordpress.com/340/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gianlucapasa.wordpress.com/340/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gianlucapasa.wordpress.com/340/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gianlucapasa.wordpress.com/340/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gianlucapasa.wordpress.com/340/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gianlucapasa.wordpress.com/340/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gianlucapasa.wordpress.com/340/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gianlucapasa.wordpress.com/340/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gianlucapasa.wordpress.com/340/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gianlucapasa.wordpress.com/340/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&blog=3667276&post=340&subd=gianlucapasa&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Stato di Polizia</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 14:36:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
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La stampa nazionale non ha più freni: si susseguono le notizie di violenze ad opera di nomadi, rumeni e stranieri in genere, il tutto condito da una spruzzatina di fascismo in fieri. Il pacchetto sicurezza approvato e le norme ancora in discussione prefigurano una sorta di stato di Polizia. Se si aggiungono le mai dismesse [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&blog=3667276&post=314&subd=gianlucapasa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://gianlucapasa.files.wordpress.com/2009/02/polizia011.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-317" title="polizia011" src="http://gianlucapasa.files.wordpress.com/2009/02/polizia011.jpg?w=300&#038;h=198" alt="polizia011" width="300" height="198" /></a></p>
<p style="text-align:justify;">La stampa nazionale non ha più freni: si susseguono le notizie di violenze ad opera di nomadi, rumeni e stranieri in genere, il tutto condito da una spruzzatina di fascismo in fieri. Il pacchetto sicurezza approvato e le norme ancora in discussione prefigurano una sorta di stato di Polizia. Se si aggiungono le mai dismesse leggi &#8220;speciali&#8221; in vigore dai tempi della stupida lotta armata, il quadro legislativo che ne emerge è raccapriciante. Non è un caso che il Presidente della provincia di Milano ( PD) Penati &#8220;esorta &#8221; la sinistra radicale ad approvare le ronde. I medici sono costretti  a disconoscere il giuramento d&#8217;Ippocrate e a denunciare gli irregolari che usano il SSN e la stampa da risalto solo ad una parte del problema. Si arriva ad una legislazione d&#8217;emergenza per tutti dopo anni di legislazione speciale per i soli migranti. Nel pacchetto sicurezza , che ridà nuova linfa ai sindaci sceriffi, oltre che ai Questori e ai Prefetti, si prevede tra l&#8217;altro la &#8220;ridefinizione&#8221; degli spazi dove sono consentite le manifestazioni di protesta e si inibisce, dando poteri a Sindaci, Prefetti e Questori, la presenza di luoghi frequentati da molte persone. In pratica sarà più difficile fare un volantinaggio davanti ad un teatro o ad un centro commerciale. A completare il quadro, è bene ricordarlo, ci sono le misure di nuovo conio, come le ordinanze sindacali contro i lavavetri e contro l&#8217;accattonaggio che prolificano, anche nei comuni a gestione PD, e le vecchie già consacrate leggi come la bossi-fini e la fini-giovanardi sulle droghe che criminalizzano i giovani che si fanno una canna. Se questo non è stato di Polizia cos&#8217;è? Le statistiche ufficiali ci dicono, di contro, che i reati gravi sono diminuiti e che le violenze, in specie sulle donne , avvengono soprattutto in famiglia. In tutto questo il disegno politico che emerge è il tentativo di creare il capro espiatorio per una perversa lettura della crisi economica che ci attraversa. Le ronde sono l&#8217;ultimo capitolo di una narrazione non ancora terminata su chi è responsabile del malessere sociale che stiamo vivendo. Lampedusa brucia e i migranti arrivano come prima, rafforzando le fila del lavoro nero perchè non hanno possibilità di regolarizzazione; nessuno si accorge che sarebbero necessari una sanatoria dei migranti irregolari e una nuova legislazione sui migranti. La lega, nonostante i proclami è riuscita solo a peggiorare la situazione anche sul piano  che essa persegue: gli arrivi sono aumentati, l&#8217;accoglienza non esiste e anche il Sindaco di lampedusa definisce il CIE un lager. In questa situazione il PD non dice nulla e cincischia solo sui propri problemi interni, come al solito oltre alla sinistra solo l&#8217;Europa si fa sentire, lo fa contro la norma sui medici spie, mentre anche Fava ( SD) non sa fare di meglio che proporre provvedimenti che puniscono con l&#8217;espulsione i migranti che lavorano in nero. L&#8217;Unità della Sinistra? A PARTIRE DAI CONTENUTI GRAZIE.</p>
<p style="text-align:justify;">GIANLUCA</p>
 Tagged: "clandestino", biopolitica, carcere, espulsioni, pacchetto sicurezza, politiche sociali, sicurezza, sinistra, zingari <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gianlucapasa.wordpress.com/314/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gianlucapasa.wordpress.com/314/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gianlucapasa.wordpress.com/314/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gianlucapasa.wordpress.com/314/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gianlucapasa.wordpress.com/314/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gianlucapasa.wordpress.com/314/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gianlucapasa.wordpress.com/314/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gianlucapasa.wordpress.com/314/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gianlucapasa.wordpress.com/314/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gianlucapasa.wordpress.com/314/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&blog=3667276&post=314&subd=gianlucapasa&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il &#8220;crime deal&#8221; italiano</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Feb 2009 15:56:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Dal sito Osservatorio sulla repressione www.osservatoriorepressione.org
di Salvatore Palidda
All&#8217;inizio di dicembre 2008 il totale dei detenuti in Italia è quasi lo stesso di prima dell&#8217;indulto, cioè circa 59 mila, con una percentuale sempre in crescita degli stranieri soprattutto al nord mentre al sud prevale la criminalizzazione dei locali spesso considerati come affiliati alle mafie anche [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&blog=3667276&post=311&subd=gianlucapasa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://gianlucapasa.files.wordpress.com/2009/02/foto-9-salvatore-palidda.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-312" title="foto-9-salvatore-palidda" src="http://gianlucapasa.files.wordpress.com/2009/02/foto-9-salvatore-palidda.jpg?w=300&#038;h=225" alt="foto-9-salvatore-palidda" width="300" height="225" /></a> Dal sito Osservatorio sulla repressione www.osservatoriorepressione.org</p>
<p>di Salvatore Palidda</p>
<p style="text-align:justify;">All&#8217;inizio di dicembre 2008 il totale dei detenuti in Italia è quasi lo stesso di prima dell&#8217;indulto, cioè circa 59 mila, con una percentuale sempre in crescita degli stranieri soprattutto al nord mentre al sud prevale la criminalizzazione dei locali spesso considerati come affiliati alle mafie anche quando si tratta di semplici piccoli delinquenti, di manifestanti contro le discariche di rifiuti tossici o degli ultrà napoletani dell&#8217;accusa-bufala di assaltatori di treni e stazioni. I forcaioli dicono che l&#8217;indulto è stato una catastrofe perché la maggioranza dei beneficiari è stata re-incarcerata, ma nessuno dice che questo è il risultato prevedibilissimo dell&#8217;assenza quasi totale di assistenza a chi esce dal carcere che però è sempre preda facile per quegli agenti di polizia a caccia dei soliti noti per mostrare quanto sono produttivi.<span id="more-311"></span> I maschi stranieri hanno la chance di finire in carcere cinque volte di più degli italiani, ma in realtà i più perseguitati sono gli algerini (27 volte), i tunisini e i nigeriani (18 volte), i marocchini (11 volte); se poi si fa il confronto fra gli italiani meno repressi (soprattutto i padani) e gli altri si scopre che gli stranieri sono incarcerati 16 volte più dei primi e i «terroni» da 4 a 8 volte. L&#8217;escalation della criminalizzazione degli stranieri è cominciata dopo la Turco-Napolitano ma ha avuto un continuo crescendo col governo Berlusconi del 2001-2005, una forte accelerazione dopo la Bossi-Fini e ora con la gestione Maroni e i sindaci-sceriffi (di destra e di sinistra). Come mostra la serie storica dei dati statistici dal 1990 a oggi, la cosiddetta criminalità di strada come quella grave non è affatto aumentata, anzi i reati gravi sono notevolmente diminuiti nonostante l&#8217;esasperazione dell&#8217;azione repressiva e la collaborazione attiva dei cittadini zelanti. Così in quasi vent&#8217;anni di ascesa della «tolleranza zero» a fronte di una diminuzione dei reati si è avuto un aumento del 127 per cento dei detenuti (400 per cento circa per gli stranieri e circa l&#8217;80 per cento per gli italiani: dopo la Bossi-Fini c&#8217;è stata una diminuzione degli italiani -tranne i «terroni» &#8211; e un forte aumento degli stranieri che ora rischiano di diventare la maggioranza dei detenuti, «obiettivo» già raggiunto al centro-nord). Fra gli aspetti più vigliacchi di questa persecuzione razzista si nota il continuo aumento degli arresti per immigrazione irregolare, per reati tipicamente da poveri (piccoli furti, ricettazione che in realtà è solo possesso di qualche merce di origine non certificata &#8211; dal cd a qualsiasi banale merce delle economie sommerse &#8230; come dire che buona parte di tutti gli italiani potrebbero essere imputati di ricettazione in un paese col 30 per cento di sommerso).Ricordiamo che il ministro dell&#8217;interno del governo Prodi, Giuliano Amato, aveva apertamente dichiarato che avrebbe seguito «l&#8217;esempio della tolleranza zero di Giuliani» e l&#8217;allora sindaco di Roma, Walter Veltroni, dopo l&#8217;assassinio di una donna da parte di uno squilibrato rumeno/rom aveva invocato l&#8217;espulsione di 200 mila rumeni provocando la protesta della stessa Commissione europea e del Parlamento di Strasburgo. La prima bozza del «pacchetto sicurezza» è stata pensata dai signori del centro-sinistra e il precedente risale al governo D&#8217;Alema (1999) e all&#8217;«apologia dell&#8217;ordine pubblico» invocata da Luciano Violante sin dal 1996 (su Micromega).E&#8217; quindi del tutto logico che se il centro-sinistra ha «fatto dieci», la destra si senta in diritto e in dovere di «fare 100». Non solo perché la campagna elettorale è stata vinta dalla Lega a colpi di incitamenti all&#8217;accanimento razzista contro zingari, immigrati, terroni delinquenti e «barboni che pesano sulle finanze pubbliche». Ma anche perché il modello neoconservatore americano del crime deal (vedi J. Simon, Il governo della paura, Cortina, 2008) entusiasma il popolo delle ronde, i militanti della tolleranza zero anche «di sinistra», i sindaci-sceriffi di quasi tutte le giunte italiane, sondaggisti, giornalisti, assicurazioni, dirigenti di polizie pubbliche e private famelici di rapide carriere, e ancor di più imprenditori e commercianti che vendono sistemi di sicurezza di ogni genere (vedi Un mondo di controlli, «conflitti globali&#8221; 5/2007 e, prossima pubblicazione, Il Crime Deal europeo).Il decreto sicurezza fortemente voluto dal ministro Roberto Maroni e dai vari fascisti e razzisti (e non solo nella maggioranza) provocherà certamente conseguenze ben prevedibili. C&#8217;è infatti da aspettarsi non solo un nuovo forte aumento delle incarcerazioni di stranieri e anche di marginali italiani, ma anche una stretta autoritaria generalizzata (si pensi alla possibile applicazione discrezionale/arbitraria del divieto di manifestazione) e soprattutto un&#8217;ondata di violenze se non di veri e propri progrom. L&#8217;istituzionalizzare delle ronde o la legittimazione dell&#8217;agire libero dei militanti della tolleranza zero non troverà forse assai facilmente abbastanza coperture fra i dirigenti e gli agenti delle polizie sensibili alla causa autoritaria razzista? E&#8217; questo il pericolo più grave da prevedere. E è rispetto a questo che sarebbe necessaria una forte mobilitazione antifascista e antirazzista a cominciare da gruppi militanti che in ogni città siano particolarmente vigilanti, in grado di dare protezione alle potenziali vittime, in grado di fare seria controinformazione ma anche azioni di contrasto efficace.E&#8217; infine probabile che l&#8217;ulteriore squilibrio fra prevenzione sociale, prevenzione di polizia, repressione, penalità e reintegrazione sociale a favore della sola risposta repressivo-penale, accresca ancora di più la marginalizzazione estrema e le morti di esclusi per strada come nei luoghi di internamento (immigrati nei Cpt, carcerati, tossicodipendenti rigettati nelle strade da Sert che non funzionano perché il personale è stato totalmente precarizzato e sopravvive lavorando per le comunità private che «curano» solo chi ha i soldi). Da parte loro, le polizie locali, distratte dai loro compiti istituzionali e dirottate sempre più nella persecuzione dei nemici di turno, controlleranno sempre meno le costruzioni abusive, la tutela dell&#8217;ambiente e lo smaltimento dei rifiuti, le aree delle economie sommerse, a tutto beneficio delle ecomafie del nord e del sud e del rischio di aumento di infortuni sul lavoro e malattie professionali direttamente o indirettamente connessi con l&#8217;inquinamento e la produzione e commercializzazione di merci nocive. Allora, non è ormai sin troppo evidente che la resistenza antifascista e antirazzista non è solo una questione di difesa dei diritti fondamentali degli immigrati ma una questione di sopravvivenza di tutti (quelli che non hanno potere)?<br />
Salvatore Palidda</p>
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		<title>Presidio per Eluana: Polizia e Carabinieri identificano i manifestanti</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Feb 2009 20:27:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel pomeriggio di oggi, alcuni manifestanti , circa 15 persone fra cui il sottoscritto, si sono ritrovate sotto la prefettura di Lecce per esprimere il proprio dissenso sulla vicenda di Eluana Englaro. Dopo circa mezz&#8217;ora è arrivata una pattuglia di Polizia e immediatamente dopo una pattuglia dei Carabinieri. Hanno richiesto i documenti a tutti i [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&blog=3667276&post=294&subd=gianlucapasa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Nel pomeriggio di oggi, alcuni manifestanti , circa 15 persone fra cui il sottoscritto, si sono ritrovate sotto la prefettura di Lecce per esprimere il proprio dissenso sulla vicenda di Eluana Englaro. Dopo circa mezz&#8217;ora è arrivata una pattuglia di Polizia e immediatamente dopo una pattuglia dei Carabinieri. Hanno richiesto i documenti a tutti i presenti, alcuni dei quali avevano poggiato dei manifesti artigianali autoprodotti su un muro adiacente il portone della Prefettura. La manifestazione, del tutto spontanea e senza preavviso, ha visto presenti alcune persone del PRC, dei Comunisti Italiani, di associazioni di Donne e dell&#8217;ARCI. Il comportamento delle forze dell&#8217;ordine è stato morbido , tuttavia la necessità di identificazione collettiva indica lo stato di interesse e il tentativo di repressione di tutte le voci di dissenso.</p>
 Tagged: biopolitica, legislazione, pacchetto sicurezza, rifondazione comunista, sinistra <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gianlucapasa.wordpress.com/294/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gianlucapasa.wordpress.com/294/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gianlucapasa.wordpress.com/294/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gianlucapasa.wordpress.com/294/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gianlucapasa.wordpress.com/294/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gianlucapasa.wordpress.com/294/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gianlucapasa.wordpress.com/294/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gianlucapasa.wordpress.com/294/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gianlucapasa.wordpress.com/294/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gianlucapasa.wordpress.com/294/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&blog=3667276&post=294&subd=gianlucapasa&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Foucalt e Basaglia &#8211; il filosofo e lo psichiatra</title>
		<link>http://gianlucapasa.wordpress.com/2008/05/10/foucalt-e-basaglia-il-filosofo-e-lo-psichiatra/</link>
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		<pubDate>Sat, 10 May 2008 12:57:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
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Foucault e Basaglia
Il filosofo e lo psichiatra
 



da Diogenemagazine.com
di Pierangelo Di Vittorio
Franco Basaglia (1924-1980), psichiatra veneziano influenzato dalla fenomenologia e dall’esistenzialismo, nel 1961 scopre la durezza della realtà manicomiale e diventa il capofila del movimento di lotta contro gli ospedali psichiatrici sfociato nella legge 180 di riforma psichiatrica.
Michel Foucault (1926-1984), filosofo francese celebrato dopo l’uscita [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&blog=3667276&post=20&subd=gianlucapasa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><table class="contentpaneopen" style="height:31px;" border="0" width="683">
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<td class="contentheading" width="100%">Foucault e Basaglia<br />
<span class="subTitle">Il filosofo e lo psichiatra</span></td>
<td class="buttonheading" width="100%" align="right"><a title="Stampa" href="http://www.diogenemagazine.com/index2.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=673&amp;pop=1&amp;page=0&amp;Itemid=31" target="_blank"> </a></td>
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</tbody>
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<p><strong>da Diogenemagazine.com</strong></p>
<p>di Pierangelo Di Vittorio</p>
<p>Franco Basaglia (1924-1980), psichiatra veneziano influenzato dalla fenomenologia e dall’esistenzialismo, nel 1961 scopre la durezza della realtà manicomiale e diventa il capofila del movimento di lotta contro gli ospedali psichiatrici sfociato nella legge 180 di riforma psichiatrica.<br />
Michel Foucault (1926-1984), filosofo francese celebrato dopo l’uscita di Le parole e le cose e L’archeologia del sapere, intorno al ‘68 scopre la portata politica delle sue analisi sui rapporti tra potere e sapere; nel 1971 comincia a insegnare al Collège de France, sviluppando una serie di ricerche genealogiche (discipline carceraria e manicomiale, perizia psichiatrica, biopolitica, sessualità, arte di governo, liberalismo, tecnologie del sé) pensate come armamentari critici per le lotte concrete della gente.<br />
Foucault e Basaglia, intellettuali le cui vite erano destinate a scorrere parallele, ignare l’una dell’altra. Invece, complice la congiuntura storica degli anni ‘60-‘70,<span id="more-20"></span>queste vite non hanno smesso di convergere. Due vite che continuano a intrecciarsi nella complessa rete dei loro effetti critici e pratici.<br />
Incontri al buio<br />
Fuoriuscito dai binari della carriera universitaria, Franco Basaglia è un treno carico di curiosità filosofica deciso a comprendere fino in fondo la follia. Prima tappa a Gorizia, un paesaggio da fine del mondo. A volte i pazienti scappano e bisogna recuperarli in Iugoslavia perché il muro del manicomio sorge lungo la linea di confine. Ma di solito i pazienti non scappano. Infatti l’ospedale somiglia a una prigione nella quale vengono ammassati coloro che hanno perso addirittura il diritto a essere chiamati uomini. La prima esperienza di Basaglia è olfattiva, ricordo della prigione dove era stato detenuto durante la guerra per via delle sue frequentazioni antifasciste. Un tanfo di escrementi scuote il giovane direttore dell’ospedale: o faccio qualcosa o scappo anch’io.<br />
In poco tempo è individuato il modello più innovativo di riforma del manicomio. Si tratta della comunità terapeutica realizzata da Maxwell Jones in Scozia. Comincia la sperimentazione, il paesaggio cambia. Vengono abolite le contenzioni fisiche e le terapie di shock, si organizzano le assemblee di reparto e plenarie, si aprono le porte dei padiglioni e i cancelli dell’ospedale.<br />
La libertà circola, i ruoli tradizionali entrano in crisi, le contraddizioni emergono a grappoli. Soprattutto gli internati prendono la parola e pongono quesiti radicali: contestano gli eccessi di potere all’interno dell’ospedale; contestano la logica di classe che li bolla come matti solo perché privi delle risorse economiche necessarie ad essere curati fuori del manicomio. Contestano, infine, l’organizzazione sociale che li discrimina e li esclude facendo leva sul giudizio di un’innata pericolosità della loro malattia. La dinamica della contestazione scuote il manicomio dalle fondamenta. Ma piuttosto che essere repressa o manipolata, essa viene accolta dall’équipe di Gorizia e diventa forza collettiva per rovesciare il manicomio. In questo clima effervescente, la cupa realtà manicomiale si trasfigura. D’un tratto emerge il profilo ampio e frastagliato di una critica del manicomio e della funzione socio-politica della psichiatria.<br />
Il 1961 è una data da ricordare: nello stesso anno in cui Basaglia arriva a Gorizia, Foucault pubblica La storia della follia nell’età classica. Sempre nel 1961 Erving Goffman dà alle stampe Asylums, la condizione sociale del malato di mente e di altri internati, mentre Franz Fanon pubblica I dannati della terra. Grazie all’iniziativa di Basaglia, uno squallido manicomio di provincia diventa il punto di collisione di una serie di analisi storiche, sociologiche e politiche, nate da esigenze diverse e condotte in modo del tutto indipendente l’una dall’altra. Il risultato è esplosivo, sia sul versante teorico che su quello pratico. Il volume di Basaglia L’istituzione negata (1968) fa conoscere a un vasto pubblico l’esperienza di Gorizia e consente di mettere la questione psichiatrica all’ordine del giorno delle preoccupazioni di carattere politico.<br />
Il filosofo e lo psichiatra<br />
All’inizio degli anni ‘60, Gorizia è un laboratorio avanzato di trasformazione della psichiatria. Inaspettatamente si scopre l’esistenza di un network di ricerche e movimenti che convergono lungo l’asse di questa trasformazione. I percorsi di Foucault e Basaglia cominciano a rispecchiarsi. Prima da lontano, poi sempre più da vicino.<br />
Nel 1971 Foucault rilascia un’intervista nella quale annuncia la costituzione del G.I.P (Groupe d’information sur les prisons). Incalzato dal giornalista della Presse de Tunisie, che non riesce a capacitarsi di come un filosofo possa aver deciso di gettare la penna per calarsi interamente nei panni del militante, Foucault esprime senza reticenze il contraccolpo traumatico della ricezione della Storia della follia da parte dei movimenti della cosiddetta “antipsichiatria” (Laing e Cooper, Basaglia).<br />
Pur non essendo indirizzato a loro, questi psichiatri hanno visto nel suo libro una giustificazione storica delle loro azioni pratiche e se ne sono impossessati. “Allora diciamo che sono un po’ geloso e che adesso vorrei fare le cose io stesso. Piuttosto che scrivere un libro sulla storia della giustizia, che in seguito sarebbe ripreso da altre persone che rimetterebbero praticamente in discussione la giustizia, vorrei cominciare da qui e poi, chissà!, se vivo ancora e non sono finito in prigione, ebbene scriverò un libro”.<br />
Alla fine il libro ci sarà. Ma Sorvegliare e punire esce nel 1975, dopo un lungo silenzio editoriale. Con un tono molto basagliano, Foucault insisterà spesso sul ruolo giocato dalle voci dei detenuti nell’elaborazione della sua ricerca.<br />
Grazie alla pubblicazione postuma dei corsi al Collège de France, sappiamo ormai che l’interesse di Foucault per la psichiatria non si è mai spento. Al contrario, il ritorno più deciso e consapevole, dopo il ‘68, a uno stile di ricerca genealogico, che cioè indaga i rapporti tra i  meccanismi di potere e le forme di sapere, coincide con i corsi dedicati alla nascita del manicomio (Il potere psichiatrico, 1973-74) e dell’individuo anormale e pericoloso (Gli anormali, 1975-76).<br />
Bisogna inoltre ricordare che Foucault si è concentrato per diversi anni sullo studio della perizia psichiatrica nei seminari ristretti organizzati a margine dell’insegnamento ufficiale al Collège de France.<br />
A un certo punto accarezzò persino l’idea di scrivere un libro sull’argomento, dopo aver promosso un importante lavoro d’archivio su un celebre caso di “monomania omicida” nel XIX secolo, pubblicato nel 1973 con il titolo Io Pierre Rivière, avendo sgozzato mia madre, mia sorella e mio fratello. Tra i nomi degli studiosi coinvolti nella ricerca spicca quello di Robert Castel, che nel 1976 pubblicherà un fondamentale lavoro di sociologia storica intitolato L’ordine psichiatrico, l’epoca d’oro dell’alienismo, salutato da Foucault come un evento.<br />
Manicomi come campi di battaglia<br />
Sul finire degli anni ‘60, Castel era entrato in contatto con Basaglia instaurando con lui, nel periodo triestino, un grande sodalizio umano e intellettuale: La gestion des risques, de l’antipsychiatrie à l’après-psychanalyse, pubblicato nel 1981, sarà dedicato alla memoria dell’amico da poco scomparso.<br />
Castel ha senz’altro giocato uno speciale ruolo di passeur tra il Collège de France e Trieste, fluidificando il corridoio sotterraneo che, nel corso degli anni ‘70, ha messo in circolazione le ricerche di Foucault e gli esperimenti di Basaglia. Basti ricordare che fu proprio Castel, su invito di Basaglia, a domandare a Foucault un intervento per il volume Crimini di pace (1975).<br />
Il saggio di Foucault venne pubblicato con il titolo “La casa della follia”. Solo nel 2003, con la pubblicazione del Potere psichiatrico, si è scoperto che il suo saggio non era altro che una versione leggermente rimaneggiata del résumé di quel corso. Ma è soprattutto la lettura del corso che produce un effetto straniante, in particolare per chi abbia condiviso o studiato l’esperienza di Basaglia.<br />
Foucault analizza il dispositivo manicomiale come un campo di battaglia nel quale, attraverso una serie di manovre e di tattiche, si cerca di assoggettare la follia annullando la forza del delirio attraverso la somministrazione intensiva di un principio di “realtà”. Non solo, per Foucault il fenomeno isterico è una forma di controcondotta che si pone come la sola possibilità di resistenza nei manicomi ottocenteschi, l’unico modo per sfuggire al destino della demenza. Perciò Foucault saluta le isteriche come i veri militanti dell’antipsichiatria. La vertigine prodotta dalla lettura di questo corso deriva dalle sensazioni contrastanti che suscita: pur consapevoli di essere catapultati agli albori della psichiatria moderna, si è come sopraffatti dalla convinzione che, magari tra le righe, Foucault stia parlando anche dell’esperienza di Basaglia, da Gorizia a Trieste.<br />
Radicalismo etico e politico<br />
L’originalità di Basaglia è di aver investito sulla forza della follia piuttosto che neutralizzarla attraverso vecchi e nuovi stratagemmi. Questo approccio rese possibile un’inedita alleanza tra i tecnici e le voci radicali degli internati che cercavano di uscire dall’inferno ponendo il problema politico del modo in cui venivano governati, e a quale prezzo, nelle nostre società.<br />
In tal senso, l’operazione di Basaglia fu una contromanovra esemplare rispetto non solo alla logica manicomiale, ma più in generale alla storia della gestione medico-politica della follia, dall’alienismo alla comunità terapeutica.<br />
Senza saperlo, tra il 1973 e il 1974, Michel Foucault ha offerto al pubblico del Collège de France l’intimo resoconto dell’esperienza in fieri di Franco Basaglia.<br />
Due specchi per un’immagine<br />
Una certa idea di radicalità è il punto in cui i percorsi di Foucault e di Basaglia, confondendosi, delineano un unico movimento che fa segno verso un nuovo modo di articolare la dimensione etica e quella politica.<br />
La fine degli anni ‘70, con il riflusso dell’impegno politico e l’avanzata del modello neoliberale, li coglie in situazioni molto diverse, la qual cosa rende particolarmente significativa la loro ultima e definitiva convergenza. Il primo è reduce dal reportage in Iran e dalla svolta che lo porterà, negli anni successivi, ad occuparsi essenzialmente di etica. Il secondo ha invece riportato il successo della legge 180, ma non si stanca di denunciare le insidie dei nuovi dispositivi biopolitici di salute mentale.<br />
Entrambi rifiutano sia il modello rivoluzionario che quello riformista, vedendovi due modi diversi di squalificare e mettere sotto tutela le lotte concrete della gente. Questo rifiuto non coincide però con una flessione dell’impegno politico a favore di un atteggiamento più pragmatico. Se entrambi insistono sulla dimensione soggettiva del militantismo è perché ritengono importante caratterizzare un aspetto fondamentale delle lotte specifiche degli anni ‘60-‘70.<br />
La radicalità del movimento antistituzionale italiano, per esempio, non va cercata tanto a livello delle sue opzioni ideologiche o delle sue credenziali politiche, quanto a livello delle sue implicazioni etiche. Non c’è trasformazione – dice Basaglia in una delle conferenze tenute in Brasile nel 1979 – se questa trasformazione non è anche una trasformazione di sé.<br />
Nel momento stesso in cui Foucault prova a pensare una nuova forma di spiritualità politica, Basaglia non rinuncia genericamente alla rivoluzione. Cerca invece di salvarla, mentre vede richiudersi gli spazi di manovra aperti negli anni ‘60-‘70. Si pone delle domande che, qualche anno dopo, riecheggeranno forti e chiare nel corso di Foucault L’ermeneutica del soggetto (1981-82). Come si diventa militanti? Quale percorso soggettivo bisogna compiere per convertirsi alla rivoluzione? Alla fine, i due specchi comunicanti hanno cominciato a riflettere la stessa immagine. Le loro domande illuminano i contorni di un work in progress che è anche la chance di un nuovo soggetto etico e politico</p>
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