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	<title>BLOG personale di Gianluca Nigro &#187; congresso prc</title>
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		<title>BLOG personale di Gianluca Nigro &#187; congresso prc</title>
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		<title>la Sinistra del futuro</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jan 2009 15:04:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella giornata di ieri Nichi Vendola ha deciso e annuciato di abbandonare Rifondazione. Lo ha fatto con una modalità che rappresenta il segno dei tempi: una intervista al Tg3 mandata in onda a &#8220;Linea Notte&#8221;. Egli precisa che tale scelta è individuale e dettata dalla propria coscienza. Nonostante mi senta schierato assolutamente con chi ritiene [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&blog=3667276&post=235&subd=gianlucapasa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft size-medium wp-image-18" title="poli196" src="http://gianlucapasa.files.wordpress.com/2008/05/poli196.jpg?w=300&#038;h=151" alt="poli196" width="300" height="151" />Nella giornata di ieri Nichi Vendola ha deciso e annuciato di abbandonare Rifondazione. Lo ha fatto con una modalità che rappresenta il segno dei tempi: una intervista al Tg3 mandata in onda a &#8220;Linea Notte&#8221;. Egli precisa che tale scelta è individuale e dettata dalla propria coscienza. Nonostante mi senta schierato assolutamente con chi ritiene che l&#8217;esperienza del PRC debba proseguire, vorrei qui fare un ragionamento politico sull&#8217;eventuale sinistra del futuro.<span id="more-235"></span></p>
<p>Parto dalla scelta di Vendola. Quasi tutti i commentatori sono convinti che Vendola si metterà alla testa di un gruppetto di altre aree e partitini per affrontare il nodo delle Europee e delle amministrative. La dichiarazione di Vendola al tg3 a me pare apra un&#8217;altra ipotesi, nonostante non sia stata messa in campo da nessun commentatore politico: quella di un accordo con l&#8217;area dalemiana del Pd per lavorare ad un soggetto semplicemente &#8220;riformista&#8221;. Questa ipotesi sarebbe in apparente contrasto con quanto pensano Fava, Mussi,Giordano ecc. Non è un caso che molti bertinottiani doc siano rimasti o stiano decidendo di rimanere all&#8217;interno del PRC. Non è escluso che Vendola stia a guardare ciò che accade fino alle prossime regionali, dove scioglierà il nodo se essere candidato nuovamente alla presidenza o meno e a partire da quale collocazione.</p>
<p>Se il quadro delineato dovesse essere vero si potrebbe arrivare ad una naturale ricomposizione della presenza di due sinistre in Italia: quella radicale, rappresentata dal PRC e quella, diciamo così, riformista rappresentata da D&#8217;alema &#8211; Vendola e co. Il nodo ancora non sciolto in realtà riguarda le aree che ad oggi sono vincolate alle scelte che faranno i Leader: SD sarà partecipe di questa rassemblemnt neo dalemiano o ipotizzerà qualcosa di diverso? I Verdi cosa faranno ? ecc. ecc.</p>
<p>A guardare dal di fuori, sono persuaso che i soggetti appena citati siano espressione di una cultura politica basata sulle sorti del leader, non si spiega altrimenti l&#8217;attesa quasi incondizionata di Vendola da parte di Fava. Ora che la scissione in Rifondazione non produrrà l&#8217;effetto domino sperato, anche perchè fatta in una fase sbagliata, il rimescolamento delle carte è d&#8217;obbligo. Come si potrà sostenere di aver fatto una scissione in nome dell&#8217;unità a sinistra? Sarà più semplice dire di aver fatto una scissione in nome del &#8220;riformismo&#8221;. Il/i nuovi soggetti che si andranno a formare a partire dalla scissione del PRC avranno alcuni problemi nella definizione di alcuni aspetti della propria identità politica : la collocazione europea, il grado di riformismo e la declinazione concreta di questo termine nel panorama politico italiano, premesso che ormai il PD è fortemente collocato al centro. Sarebbe ridicolo vedere Vendola, Giordano, Alfonso Gianni, Katia Belillo fare dichiarazioni di sostegno al PSE dopo aver trascorso gran parte della loro attività di leader a combatterlo.</p>
<p>Quanto alla possibilità di una ripresa della sinistra è necessario attendere questi passaggi, europee e amministrative, per verificare la forza messa in campo. Sono sempre più convinto che invece di utilizzare le invettive l&#8217;un contro l&#8217;altro  armati sarebbe più utile produrre iniziative su cui trovare punti di contatto e allargare la possibilità di essere efficaci rispetto agli obiettivi preposti.</p>
 Tagged: congresso prc, PD, rifondazione comunista, sinistra <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gianlucapasa.wordpress.com/235/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gianlucapasa.wordpress.com/235/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gianlucapasa.wordpress.com/235/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gianlucapasa.wordpress.com/235/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gianlucapasa.wordpress.com/235/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gianlucapasa.wordpress.com/235/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gianlucapasa.wordpress.com/235/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gianlucapasa.wordpress.com/235/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gianlucapasa.wordpress.com/235/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gianlucapasa.wordpress.com/235/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&blog=3667276&post=235&subd=gianlucapasa&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>La mossa dell&#8217;arrocco e le troppe mosse del cavallo</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Dec 2008 09:14:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
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Una risposta a Ritanna Armneni sulla morte di Rifondazione.

Come molti anche la Armeni non si sottrae ad un giochino che anche a sinistra produce pensieri immobili e stantii e cioè quello del &#8221; o con me o contro di me&#8221; . L&#8217;articolo di oggi sul Riformista merita una risposta articolata e precisa a dichiarazioni che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&blog=3667276&post=164&subd=gianlucapasa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="margin-bottom:0;" align="justify"><img class="alignleft size-full wp-image-166" title="otto-e-mezzo" src="http://gianlucapasa.files.wordpress.com/2008/12/otto-e-mezzo.jpg?w=230&#038;h=156" alt="otto-e-mezzo" width="230" height="156" /></p>
<blockquote>
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<h2><em><strong>Una risposta a Ritanna Armneni sulla morte di Rifondazione.</strong></em></h2>
</blockquote>
<h3>Come molti anche la Armeni non si sottrae ad un giochino che anche a sinistra produce pensieri immobili e stantii e cioè quello del &#8221; o con me o contro di me&#8221; . L&#8217;articolo di oggi sul Riformista merita una risposta articolata e precisa a dichiarazioni che sembrano avere il profilo dell&#8217;analisi invece sono il rigurgito oltranzista di chi è espressione di una linea politica che ha perso, congresso e soprattutto elezioni,  e forse è complice nell&#8217;assassinio di quel corpo che si chiama Rifondazione Comunista. Veniamo alla de(ri)costruzione dell&#8217;articolo della Armeni:</h3>
<p><a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=KBH63">http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&amp;currentArticle=KBH63</a></p>
<blockquote><p><span id="more-164"></span></p></blockquote>
<p>Si parla di penetrazione e attraversamento dei movimenti di massa. Sarebbe utile dire che tranne in rari casi il nostro contributo all&#8217;interno dei movimenti, parlo di quello organizzato non di quello singolo e molecolare , non sempre è stato positivo; diciamocelo pure che vi è stato chi nel nostro partito seguiva l&#8217;idea che quel movimento fosse necessario egemonizzarlo, dargli l&#8217;imprinting nostro e &#8220;orientarlo&#8221;. I nostri ex giovani che facevano di mestiere i &#8220;rappresentanti del movimento&#8221; e come dice De Palma al congresso, andavano a tagliare le reti dei CPT, salvo poi scoprire , è utile dirlo , che le persone presenti nel CPT non sapevano di cosa si trattasse e uscivano , per poi essere riprese dalla polizia e rispedite a casa prima del termine. C&#8217;era chi in campagna elettorale solidarizzava con Ferrara per aver preso due uova e non con le donne vittime degli strali dell&#8217;ex collega dell&#8217;Armeni. C&#8217;era , e c&#8217;è ancora, chi pensava che partecipare attivamennte al referendum fatto dal sindacato fosse una invasione di campo e che un partito non deve entrare nelle discussioni che riguardano i lavoratori. C&#8217;era chi decretava la fine del Governo Prodi pur facendo il Presidente della  Camera. Cera chi il ruolo di Presidente della Camera non lo aveva discusso col partito.   C&#8217;era chi a Viareggio, da vice presidente del Senato diceva che i Rom in effetti sono un problema, che chi denunciava le campagne securitarie e xenofobe costruite ad arte forse non conosceva bene la realtà.  Questi esempi , come tanti altri, danno l&#8217;idea della volontà di eterodirezione dei processi politici e sociali e marcano la differenza con chi oggi vuole produrre una pratica di diversità politica.<br />
La lotta allo stalinismo è stata condotta solo sul piano della cultura e non sul piano della pratica. Come non riconoscere che il PRC, suo malgrado, è stato bertinotticentrico e che i suoi gruppi dirigenti , ancora oggi sono considerati da Vendola, Giordano ecc, una zavorra. L&#8217;uso autocentrato della stampa e dei media non davano l&#8217;idea di un partito aperto ma di un partito che ricalcava, forse scimmiottava , il culto della personalità. Anche i comunisti italiani si autorappresentavano come un partito più plurale del nostro.<br />
Oggi ne paghiamo, tutti, un prezzo.<br />
Quella che nell&#8217;articolo viene definita ricerca innovativa c&#8217;è stata ma anch&#8217;essa va interpretata e forse reinterpretata; non si può, oggi, sostenere che i repentini cambi di linea politica fossero solo lo strumento che producesse elementi di innovazione. Le continue mosse del cavallo, altro che arrocco , fatte da Bertinotti,  spesso non erano patrimonio del partito o di una sua linea politica, ma di pochi eletti e passatemi il termine ,cortigiani, che avevano come scopo di darsi luce nuova. Essi   hanno mostrato l&#8217;incosisstenza e l&#8217;assenza di un progetto. La non violenza, per esempio, l&#8217;ho sentita criticare nei corridoi e elogiare dai pulpiti.<br />
Sentirsi dare del qualunquista e del populista da chi sostiene convintamente la rivoluzione gentile e poi parla di crampi allo stomaco quando deve intervenire nelle assemblee di partito assume una forma quasi ridicola.<br />
Bene, il taglio dell&#8217;articolo della Armeni rende giustizia ad Ella e a chi al congresso, ma soprattutto nella pratica , combatte perchè quel partito da lei tanto amato, fatto di carrierismo, incosistenza, leaderismo venga subito archiviato e si dia volto a quell&#8217;autoriforma di cui la sinistra e i comunisti dovrebbero essere capaci sempre.<br />
E come disse il buon De Andrè &#8221; <strong>dai diamanti non nasce niente , dal letame nascono i fior</strong>&#8220;.</p>
 Tagged: congresso prc, Paolo Ferrero, rifondazione comunista, sinistra <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gianlucapasa.wordpress.com/164/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gianlucapasa.wordpress.com/164/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gianlucapasa.wordpress.com/164/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gianlucapasa.wordpress.com/164/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gianlucapasa.wordpress.com/164/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gianlucapasa.wordpress.com/164/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gianlucapasa.wordpress.com/164/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gianlucapasa.wordpress.com/164/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gianlucapasa.wordpress.com/164/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gianlucapasa.wordpress.com/164/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&blog=3667276&post=164&subd=gianlucapasa&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>REPUBBLICA&#8217;s VERSION</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Dec 2008 16:54:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
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Questo l&#8217;estratto più malizioso del resoconto di Repubblica http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&#38;currentArticle=K9YJ9 sui travagliati rapporti tra maggioranza, solida ed in crescita, ed opposizione all&#8217;interno del PRC. Se non fosse che di recente si parla solo in termini di gossip dei rapporti interni al PRC , sarebbe utile notare come l&#8217;area vendoliana, spesso smentita da quella Bertinottiana sulle scelte [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&blog=3667276&post=154&subd=gianlucapasa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignleft size-full wp-image-156" title="estratto1" src="http://gianlucapasa.files.wordpress.com/2008/12/estratto1.jpg?w=181&#038;h=87" alt="estratto1" width="181" height="87" /></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Questo l&#8217;estratto più malizioso del resoconto di Repubblica <a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=K9YJ9">http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=K9YJ9</a> sui travagliati rapporti tra maggioranza, solida ed in crescita, ed opposizione all&#8217;interno del PRC. Se non fosse che di recente si parla solo in termini di gossip dei rapporti interni al PRC , sarebbe utile notare come l&#8217;area vendoliana, spesso smentita da quella Bertinottiana sulle scelte politiche fondamentali ( accordi con sd e verdi, necessità immediata della scissione, rapporti e presenze nelle maggioranze locali )&#8230;.. <span id="more-154"></span>si dovrebbe ripartire davvero su cosa è stato l&#8217;ARCOBALENO prima e il Congresso di Chianciano poi. Andiamo con ordine:</p>
<ol>
<li>La candidatura di Bertinotti, sponsorizzata più dai suoi che da se stesso, è apparsa come la meno indicata a rimettere in piedi i rapporti a sinistra e la campagna elettorale è stata condotta all&#8217;insegna dell&#8217;equilibrismo più bieco. Qualcuno ricorderà, a titolo mdi esempio, la famosa solidarietà a Giuliano Ferrara espressa da Bertinotti, <a href="http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/verso-elezioni-16/ferrara-dayafter/ferrara-dayafter.html" target="_blank">http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/verso-elezioni-16/ferrara-dayafter/ferrara-dayafter.html</a> che fece incazzare le femministe , alcune delle quali poi hanno comunque fatto da apripista alla candidatura di Vendola al Congresso, ma non solo. Poi ci furono i richiami , strumentali e quasi ridicoli , di apertura a Boselli e alla costruzione di una forza socialista <a href="http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&amp;f=2&amp;IDArticolo=17131">http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&amp;f=2&amp;IDArticolo=17131</a> e <a href="http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&amp;f=2&amp;IDArticolo=17112">http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&amp;f=2&amp;IDArticolo=17112</a></li>
<li>Venne il giorno, ad elezioni ancora in corso, del famigerato &#8221; Soggetto Unitario e Plurale&#8221; , che come scherzosamente disse qualcuno &#8221; letto l&#8217;acronimo al contrario viene fuori PUS&#8221;. Giordano , ancora reggente del Partito, cavalcò per un lungo periodo questa famigerata quanto inutile e politicista espressione , dichiarando, poi, in prossimità del congresso che non intendeva dire che Soggetto Unitario e Plurale equivalesse a scioglimento del PRC.</li>
<li>Giordano, Bertinotti, Gianni, Caprili, Migliore, Sansonetti &#8230;. in campagna elettorale erano convinti che l&#8217;operazione ARCOBALENO fosse in grado di produrre un soggetto politico che oscillasse dal 10 al 15% dei voti. Poi si sono convinti, sempre loro, che il Partito ( PRC , si intende) fosse saldamente nelle loro mani nonostante avessero prodotto la catastrofe. Anche in questo caso si sono sbagliati.</li>
<li>A luglio si apri il più folle ( in senso positivo) congresso della storia dei partiti. Forse l&#8217;unica volta nella storia politica di questo paese che all&#8217;apertura dello stesso non si aveva l&#8217;idea di chi potesse essere davvero il nuovo segretario. Dopo lunghe nottate trascorse a discutere di linea politica &#8211; non di accordi sotto banco , come si potrebbe pensare &#8211; si arrivò all&#8217;elezione di Paolo Ferrero. In quel congresso si capì che quello che oggi Repubblica ipotizza su altri versanti, cioè il distacco fra Bertinotti e Vendola, ha radici profonde che vengono da lontano e che all&#8217;interno di quel congresso hanno avuto un proprio inizio. Lì, in quel congresso, Bertinotti, produsse un documento che tenesse dentro tutti, quindi cercò di trovare l&#8217;accordo per una sintesi. Il tranello stava nel fatto che non era una sintesi di linea politica che aveva come scopo il rilancio del PRC , ma si proiettava dentro una logica che appariva come se il potere taumaturgico del leader carismatico, anche se un po in declino, potesse rimettere a posto le relazioni &#8211; politiche prima ancora che personali &#8211; fra Ferrero e il resto del mondo, senza cambiare idea sulla necessità di sciogliere il PRC .</li>
<li>L&#8217;elezione di Ferrero a Segretario produsse una reazione scomposta di Vendola, che nel dichiarare guerra a questa maggioranza, diede di se l&#8217;idea, almeno a chi scrive, di non avere nessun profilo da leader , oltre alle sue già note capacità oratorie. Altri sono i segnali in cui la divisione fra Berinottiani e Vendola ha preso forma: il sostanziale rifiuto di di molti elettori del secondo documento congressuale ( Vendola ) del centro-nord a sostenere l&#8217;ipotesi della scissione e una diversa valutazione , espressa anche pubblicamente da Bertinotti, anche se in chiave di una inopportunità del momento non tanto nell&#8217;idea di fondo che , lo stesso Bertinotti, nella tesi 12 dodici delle sue 15 tesi <a href="http://www.rifondazioneperlasinistra.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=178">http://www.rifondazioneperlasinistra.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=178</a> riprende richiamando ad una versione riveduta e corretta dell&#8217;Arcobaleno.</li>
<li>Vi è stata poi una presa di posizione , banale quanto fintamente ideologica, sul definirsi comunisti e sulla indicibilità di questo termine. Alla base di questo ragionamento introdotto da Bertinotti, che forse potrebbe collegarsi con le dichiarazioni della campagna elettorale sulla necessità di un nuovo socialismo ( si immagina senza nessun retaggio marxista ) e che viene articolato meglio nelle 15 tesi, vi è la volontà di rappresentare coloro i quali immaginano una RIFONDAZIONE del comunismo in un ottica work in progress come dei vetero dementi primitivi . Se in Bertinotti si può ravvisare la volontà, da parte sua, di una ricerca politica, per quanto con strumenti che appaiono vecchi e usurati ( unità delle sinistre, nuovismo condito da elementi di neo moderazione a sinistra) queste posizioni sono state spesso utilizzate per descrivere come troglodita chi, come me, ritiene che il PRC non si tocca e che vi è un orizzonte più ampio , anche sul piano dell&#8217;efficacia, nell&#8217;idea della Rifondazione che non nel big bang di cui parla Bertinotti nelle 15 tesi.</li>
<li>La banalizzazione strumentale ed orientata da chi in questi anni ha mantenuto rapporti stretti con la stampa <em>&#8220;borghese&#8221; </em>ha assunto toni talmente preoccupanti sul piano del dibattito da divenire intollerabili: le dichiarazioni di Sansonetti sulla vittoria di Luxuria all&#8217;isola dei famosi e il suo dichiarasrsi indipendente nella costruzione del giornale indicano un mutamento di stile anche nelle relazioni formali fra un pezzo e l&#8217;altro del Partito.</li>
</ol>
<p>Quelle di oggi sono solo l&#8217;ultimo, non definitivo, pezzo di un mosaico qui vagamente abbozzato di un percorso più articolato che ha portato una parte del PRC, soprattutto anche se non esclusivamente, espressioni del mondo istituzionale e una parte degli ex giovani comunisti, che si sono trasformati essi stessi in ceto politico autoreferenziale quanto ciò che una volta contestavano, a produrre una scelta che una volta si sarebbe definita semplicemente opportunistica.</p>
<p>Il Partito Sociale, io credo, è il modo che ci stiamo dando per riprendere le fila di una trasformazione sia della società sia del Partito, nonostante la pessima eredità che i nostri &#8220;compagni&#8221; ci hanno lasciato. Partito sociale significa soprattutto porsi il problema dell&#8217;efficacia del proprio agire politico.</p>
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		<title>Intervista &#8211; Paolo Ferrero a Bari</title>
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		<pubDate>Mon, 26 May 2008 12:22:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://gianlucapasa.wordpress.com/2008/05/26/intervista-a-paolo-ferrero-a-bari/"><img src="http://img.youtube.com/vi/JjwJc7Kzd0o/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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		<title>Intervista a Paolo Ferrero da Liberazione</title>
		<link>http://gianlucapasa.wordpress.com/2008/05/16/intervista-a-paolo-ferrero-da-liberazione/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 May 2008 14:28:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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		<description><![CDATA[da Liberazione
«Capire il perché di una così pesante sconfitta elettorale e politica per me è il primo punto». Paolo Ferrero, già ministro della solidarietà sociale nel governo Prodi, la mette così anche per ribadire che non si candida alla segreteria del Prc.
Perché partire dalla sconfitta?
Perché se non teniamo ben presente i motivi per cui abbiamo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&blog=3667276&post=36&subd=gianlucapasa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>da Liberazione</p>
<p><strong>«Capire il perché di una così pesante sconfitta elettorale e politica per me è il primo punto».</strong> Paolo Ferrero, già ministro della solidarietà sociale nel governo Prodi, la mette così anche per ribadire che non si candida alla segreteria del Prc.<span id="more-36"></span></p>
<p><strong>Perché partire dalla sconfitta?<br />
</strong>Perché se non teniamo ben presente i motivi per cui abbiamo perso rischiamo di rifare gli stessi errori anche adesso. Due elementi mi paiono da sottolineare. Innanzitutto abbiamo pagato pesantemente il fatto che il governo Prodi ha deluso le aspettative di chi ci aveva votato nel 2006. Questo vuol dire che nel Congresso di Venezia abbiamo sbagliato l’analisi dei rapporti di forza; abbiamo pensato che la sinistra moderata fosse permeabile alle nostre istanze e invece lo era a quelle dei poteri forti. E abbiamo pensato, sbagliando, che la costruzione del programma elettorale fosse una garanzia: del programma ne hanno fatto carta straccia. Insomma, siamo stati velleitari. La seconda ragione è che la Sinistra arcobaleno è stata una operazione politica di vertice, non in grado di esprimere una sua utilità sociale: non se ne è capita l’utilità, il ruolo storico, nel senso gramsciano del termine. Così, “salvare” la sinistra unendone tutto il suo ceto politico, è parso un problema privato nostro, che non riguardava le persone in carne ed ossa. Eccesso di fiducia nella sinistra moderata e politicismo nella costruzione della sinistra. Ecco due errori da tener ben presente per evitare di ripeterli, cosa che mi pare caratterizzi invece il dibattito attuale.<br />
<strong>Quando dici «abbiamo», vuoi dire che ti reputi anche tu responsabile della sconfitta?<br />
</strong>Certo. La responsabilità della sconfitta è di tutto il gruppo dirigente che ha scelto la linea del Congresso di Venezia. E io sono tra i maggiori responsabili. L’accusa secondo cui avrei scaricato su altri la responsabilità della sconfitta è una bugia, una pura e semplice falsità. In tutti gli interventi ho sempre chiarito che non esistevano capri espiatori e che la responsabilità era di tutto il gruppo dirigente. Questa menzogna è stata fatta circolare ad arte per nascondere i veri motivi della rottura nel gruppo dirigente. Del resto di menzogne sul mio conto ne sono state messe in circolazione così tante in questo mese che ho dovuto rassicurare mio figlio sul fatto che non l’avrei mai mangiato.<br />
<strong>Però, allora, non è che sia chiarissimo su cosa si è prodotta la rottura nel gruppo dirigente.<br />
</strong>Si è prodotta perché durante la campagna elettorale una parte del gruppo dirigente, a partire da Fausto, ha proposto e attivamente lavorato al superamento del partito, proponendo la costruzione di un nuovo soggetto politico in cui il comunismo diventasse una corrente culturale. Ancora dopo il disastro elettorale questi compagni hanno insistito nel proporre di accelerare il percorso della Costituente della sinistra «con chi ci sta» (cioè noi e Sd). Mi sono quindi trovato davanti ad una inaccettabile forzatura, di scioglimento del partito dall’alto, a cui mi sono opposto in modo netto. Su questo si è rotto il gruppo dirigente. Ho poi trovato incredibile che alcuni di quegli stessi dirigenti che hanno proposto il superamento di Rifondazione oggi neghino quella prospettiva. Non sulla sconfitta ma sulle prospettive politiche si è diviso il gruppo dirigente.<br />
<strong>Va bene, tu non vuoi sciogliere il partito. Ma cosa proponi?<br />
</strong>Il nostro primo problema è quello di costruire l’opposizione al governo. Berlusconi sta procedendo molto rapidamente, soprattutto su tre fronti: il ridisegno delle relazioni sociali (detassazione degli straordinari; smobilitazione del contratto nazionale di lavoro), cercando di cancellare quel che resta del movimento operaio, facendo con la non belligeranza del Pd ciò che non gli è riuscito nel 2002 soprattutto grazie all’opposizione della Cgil; il rilancio delle grandi opere, dalla Tav al Ponte sullo stretto agli inceneritori; l’uso delle politiche securitarie a fini propagandistici. Se la sinistra non si dà un proprio ruolo politico nella costruzione dell’opposizione, muore sul serio.<br />
<strong>E come si fa?<br />
</strong>Innanzitutto ripartendo dalle forze che hanno manifestato il 20 ottobre, ma coinvolgendo anche chi non c’era, dai Verdi e Sinistra democratica a tutto l’arcipelago delle forze sociali e dei comitati.<br />
<strong>Dimentichi il Pd…<br />
</strong>Non lo dimentico affatto, né mi sogno di fare un’opposizione fatta di vuoto estremismo, come paventa Nichi Vendola. Solo che dobbiamo partire dalla realtà e non dai desideri. I discorsi di Fassino e Veltroni durante il dibattito sulla fiducia a Berlusconi sono consociativi. E non possiamo ignorare che la maggioranza della Cgil sta scegliendo modifiche contrattuali che indeboliscono il contratto nazionale. In questo quadro, l’unica strada per restituire un ruolo politico alla sinistra e contemporaneamente per aprire contraddizioni dentro il Pd, è di costruire un movimento forte, una opposizione sociale ampia e articolata sui territori. Non è che basta dire al Pd “fai opposizione” perché succeda qualcosa: dovremmo avere imparato, stando dentro la maggioranza di Prodi, che il Pd non è permeabile alle nostre istanze. E poi: il Pd ha lavorato per la scomparsa della sinistra e adesso dovrebbe costruire un’opposizione con noi? Se, come io credo, le due sinistre esistono e noi siamo alternativi strategicamente al Pd, proprio per non essere minoritari dobbiamo costruire la nostra forza e la nostra ragione storica di esistenza a partire dal radicamento e dal conflitto sociale.<br />
Cosa diversa è costruire relazioni con quella parte del Pd che, per esempio sul terreno della riforma della legge elettorale per le europee, è indisponibile a cancellare la sinistra innalzando la soglia di sbarramento. Ma non si può confondere questo con la necessità della costruzione dell’opposizione sociale.<br />
<strong>Intendi dire: unire la sinistra a partire dalle pratiche sociali?<br />
</strong>Sì, la nostra sconfitta è stata sull’utilità sociale e da lì dobbiamo ripartire. Proprio per questo sono contrario alla Costituente della sinistra, così come a quella comunista; queste proposte invece di unire spaccano la sinistra su appartenenze ideologiche. Ottenendo l’effetto, l’una di finire in un eccesso di subalternità al Pd, l’altra di ridursi ad un mero ruolo testimoniale. Le costituenti politiche, di fatto, impediscono la nascita di un movimento unitario, che è, invece, la cosa di cui abbiamo più bisogno oggi: alimenteremmo la concorrenza invece dell’unità. Quello che voglio dire è che non possiamo mettere avanti i processi di aggregazione politica rispetto ai percorsi di ricostruzione sociale. Il punto è la forza della sinistra alternativa, la sua capacità di realizzare un insediamento sociale, la sua capacità di lotta: da qui può partire un progetto politico, non viceversa. Io penso ad una rete di relazioni stabili tra soggetti organizzati e singoli, ad un processo con le gambe per terra, perché o si parte dal sociale o non si va da nessuna parte.<br />
<strong>E il comunismo?</strong><br />
Dopo la tragedia del 900, oggi si rischia la farsa. Tra chi lo vuole imbalsamare nei baffoni di Stalin e chi lo riduce ad una “domanda”, rischiamo il rovesciamento del comunismo in idealismi religiosi di varia natura e di dubbia utilità o nel chiamare comunismo il buon senso di non procedere per dogmi ma interrogandosi su ciò che accade intorno.<br />
<strong>E invece?</strong><br />
Invece, per me comunismo è proprio il marxiano movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Cioè la capacità di costruire lotte e percorsi sociali, in cui la difesa degli interessi materiali delle classi subalterne coincide il più possibile con la rottura dei rapporti di potere &#8211; e qui c’è tutto il tema della rivoluzione: o il conflitto si pone il problema della rottura dei rapporti di potere, o è destinato ad essere subalterno &#8211; e con la maturazione della coscienza di sé. Insomma, il comunismo è il contrario dell’idea religiosa; chiamiamo comunismo il percorso di autocostruzione del soggetto della trasformazione; è la capacità di capire dove si è e cosa bisogna fare per cambiare; è l’intreccio tra l’analisi, la costruzione del confitto e la riflessione sullo stesso. Tanto più necessario oggi in quanto siamo alle prese con una crisi profonda della globalizzazione, alla quale il liberismo temperato non è in grado di dare risposte, mentre la destra presenta il suo volto “rivoluzionario”, costruendo l’immaginario collettivo su un “nemico” (l’Ue, la Cina, l’immigrato, lo zingaro). A questa destra populista o contrapponiamo una radicalità altrettanto forte, comunista, oppure vince la guerra tra poveri.<br />
<strong>Se capisco bene, pensi ad una rifondazione e comunista.<br />
</strong>Sì. Per costruire una sinistra efficace fuori dal recinto socialdemocratico è necessario che sia ben vivo il progetto politico del Prc: che è, appunto, quello di tenere insieme la rifondazione, l’innovazione e il comunismo. La proposta della Costituente della sinistra e la sua gemella, cioè la Costituente comunista, distruggono il progetto di rifondazione proprio perché separano i due termini: l’innovazione senza comunismo da un lato e il comunismo senza rifondazione dall’altro. Sarebbe un tragico errore.<br />
<strong>In ogni caso sarà il congresso a decidere…<br />
</strong>Continuo a pensare che fosse meglio discutere per tesi anziché documenti contrapposti: quest’ultima modalità contribuisce a destabilizzare il partito e molti compagni e compagne nei circoli sono giustamente arrabbiati perché non vogliono partecipare ad una conta. Tanto più se si avanza la proposta di un segretario, perché si dà avvio ad un processo plebiscitario che è il contrario di cosa ci serve. La nostra sconfitta è politica, non un problema di leadership: c’era Bertinotti sia quando si prendeva l’8% sia quando si è preso il 3%; in Puglia Nichi ha vinto, ma la Sinistra arcobaleno ha preso il 2,9%; e la Lega Nord vince.<br />
<strong>Ma tu, ti candidi o no?<br />
</strong>No, non voglio che il congresso si trasformi in una sorta di primarie. Sarebbe di nuovo rovesciare i problemi. Basta vedere il caso di Veltroni: dopo le primarie del Pd sembrava irresistibile, ma non ha spostato una virgola. L’unica chance che abbiamo è ripartire dal progetto politico: da lì dovranno uscire i nostri gruppi dirigenti e non il contrario. Il Prc deve restare, per l’oggi e per il domani; è necessario ma non sufficiente, per questo deve essere il motore dell’aggregazione della sinistra dal basso, costruendo l’opposizione per rimettere a tema l’alternativa. Anche per questo lancio un appello al tesseramento a Rifondazione.</p>
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		<title>Roberta Fantozzi sul dibattito interno del PRC</title>
		<link>http://gianlucapasa.wordpress.com/2008/05/08/roberta-fantozzi-sul-dibattito-interno-del-prc/</link>
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		<pubDate>Thu, 08 May 2008 19:28:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
				<category><![CDATA[rifondazione comunista]]></category>
		<category><![CDATA[congresso prc]]></category>
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		<description><![CDATA[Due suggerimenti per la nostra discussione
Ricostruire il conflitto sociale, riprendere l&#8217;iniziativa. Qui ed ora

di Roberta Fantozzi
Il nostro congresso è carico di una straordinaria responsabilità. Possiamo riprendere il percorso ancora da scrivere della rifondazione comunista e ricostruire efficacia e un futuro per la sinistra nel nostro paese. Possiamo farcela e le reazioni dei tanti che affollano [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&blog=3667276&post=16&subd=gianlucapasa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Due suggerimenti per la nostra discussione</p>
<p>Ricostruire il conflitto sociale, riprendere l&#8217;iniziativa. Qui ed ora</p>
<p><img style="float:left;width:123px;height:98px;margin:5px;" src="http://home.rifondazione.it/xisttest/images/partito/fantozzi.jpg" alt="fantozzi.jpg" width="123" height="98" /></p>
<p>di Roberta Fantozzi</p>
<p><strong>Il nostro congresso </strong>è carico di una straordinaria responsabilità. Possiamo riprendere il percorso ancora da scrivere della rifondazione comunista e ricostruire efficacia e un futuro per la sinistra nel nostro paese. Possiamo farcela e le reazioni dei tanti che affollano assemblee e dibattiti, le reiscrizioni e le nuove iscrizioni, sono il segnale migliore delle energie e della passione politica che si riattiva. Ma dobbiamo sapere che siamo ad un passaggio di estrema difficoltà.</p>
<p><strong>Ricostruire il conflitto sociale, riprendere l&#8217;iniziativa. Qui ed ora</strong><br />
<strong>C&#8217;è bisogno intanto,</strong> di costruire da subito l&#8217;iniziativa politica su nodi decisivi squadernati di fronte a noi. Rischiamo che si porti a termine una duplice operazione &#8220;costituente&#8221; tanto sul versante della democrazia, quanto su quello dei rapporti sociali. Due facce di una stessa medaglia. Da un lato le proposte di parte del PD di introdurre la soglia di sbarramento anche per le elezioni europee puntano a portare a compimento la linea della distruzione della sinistra politica. Siamo alla volontà di chiudere il cerchio, ad ogni livello istituzionale, di quel bipolarismo tra simili che punta da almeno due decenni ad espellere dalla sfera della rappresentanza le ragioni del conflitto sociale ed ogni prospettiva di trasformazione dell&#8217;esistente. Dall&#8217;altro l&#8217;offensiva sul terreno dello svuotamento definitivo della contrattazione nazionale prefigura l&#8217;eliminazione di uno degli ultimi strumenti di regolazione universalistica dei rapporti fra capitale e lavoro, con il possibile esito di un&#8217;ulteriore processo di corporativizzazione territoriale e di un incremento delle dinamiche di atomizzazione competitiva dentro il mondo del lavoro<span id="more-16"></span>.</p>
<p><strong>All&#8217;opposto di processi</strong> di ricomposizione fra precari e &#8220;garantiti&#8221;, lavoratori nativi e migranti, della necessità di estendere il carattere universalistico del welfare per rimettere in discussione la divisione sessuata del lavoro, all&#8217;opposto in una parola dell&#8217;obiettivo di costruire quel nuovo movimento operaio che da tempo indichiamo come necessario per qualsiasi prospettiva di cambiamento, rischiamo la frantumazione ulteriore, un passo in avanti nella giungla della competizione di tutti contro tutti. Come rischiamo che invece di un processo di ridensificazione delle relazioni sociali, attraverso il rinsediamento territoriale di un sindacato della partecipazione e dell&#8217;intreccio delle lotte per i diritti del lavoro con quelle di cittadinanza, come scrive giustamente Dino Greco, si determini un salto di qualità nello snaturamento di ruolo e composizione materiale della Cgil.</p>
<p><strong>Non possiamo discutere</strong> dei nostri obiettivi da qui a tre anni e non attrezzarci da subito, per impedire che si determini un ulteriore arretramento dei rapporti di forza sociali. Forse sarò banale, ma possiamo organizzare un volantinaggio nei luoghi di lavoro e in quelli di vita sulla posta in gioco? Possiamo fare riunioni delle nostre compagne e dei nostri compagni impegnati nei sindacati?</p>
<p><strong>Non separare la discussione interna</strong> dal nostro agire quotidiano, dal lavoro politico da svolgere, qui e ora, deve essere il primo impegno da assumere collettivamente.</p>
<p><strong>Insieme ad un altro</strong> che riguarda più direttamente il dibattito che si è sin qui svolto.</p>
<p><strong>La chiarezza e l&#8217;unità.</strong> <strong>Perché la rifondazione continua</strong></p>
<p><strong>Dobbiamo attraversare </strong>il congresso come una comunità capace di una discussione limpida che nomini fino in fondo i problemi che ci sono stati, i nodi da sciogliere per il futuro e al tempo stesso capace della massima vocazione unitaria. Nominare i problemi è condizione per poterli risolvere o comunque gestire in maniera condivisa. E&#8217; l&#8217;opposto della rimozione e della esibizione di unanimismi di facciata dietro i quali continuano ad operare alleanze e cordate, sottratte al confronto esplicito, alla piena consapevolezza e possibilità di scegliere di tutte e tutti.</p>
<p><strong>Ed è anche l&#8217;opposto </strong>della negazione dell&#8217;altro, della sua riduzione al punto anche difficile e aspro di dissenso, della introiezione di logiche maggioritarie, per cui chi vince prende tutto, come abbiamo fatto tutti noi, sbagliando, dopo il Congresso di Venezia. Che l&#8217;apertura della discussione su come costruire l&#8217;unità delle sinistre, si sia sviluppato con le diverse opzioni del soggetto unico o della federazione, e che nella prima ipotesi fosse contemplata la dissolvenza di Rifondazione Comunista, della sua autonomia culturale, politica e organizzativa, non è invenzione di qualcuno, ma quello che si può ricavare, scorrendo il dibattito che ha attraversato per un lungo periodo di tempo il nostro partito, in maniera più spesso evocativa, ma talvolta assai esplicita.</p>
<p><strong>E non è invenzione di nessuno</strong> che in una campagna elettorale difficile in cui ci eravamo detti che bisognava praticare la moratoria di un dibattito che si sarebbe esplicitato pienamente dopo, sia stata viceversa impressa una accelerazione fortissima verso il partito unico, fino al punto di prefigurare il comunismo come una tendenza in un contenitore più ampio. Nemmeno è un&#8217;invenzione dire che subito dopo la sconfitta elettorale, i primi commenti di molti abbiano detto che comunque il processo della Sinistra Arcobaleno era &#8220;irreversibile&#8221; e andava &#8220;accelerato&#8221;, una linea diversa da quella di &#8220;ripartire da rifondazione&#8221;. Su questo si è determinata la necessità della chiarezza. Sul passato, che non è lieve.</p>
<p><strong>E sul futuro</strong>, per dire che la rifondazione comunista non sta dietro di noi ma davanti a noi e che questo è alternativo alla costituente comunista, cioè ad un&#8217;ipotesi regressiva di riaggregazione su base puramente identitaria e alla costituente della sinistra, cioè un processo apertamente teso alla formazione di un altro soggetto politico, giacchè questo significa &#8220;costituente&#8221;. Ora dovremmo sgombrare il nostro dibattito da nuovi fantasmi: come quello della chiusura autoreferenziale di alcuni, dello scontro &#8220;innovatori&#8221; versus &#8220;conservatori&#8221;. Voglio conservare la cultura politica che tutti insieme abbiamo prodotto dentro Rifondazione e da cui è esclusa ogni presunzione di autosufficienza. Voglio conservare la radicalità di una ipotesi di rivoluzione non violenta e di una società liberata dal capitalismo distruttivo dei nostri tempi e consegnata alla democratizzazione integrale dei rapporti sociali.</p>
<p><strong>Voglio continuare a cambiare</strong> la società, la sinistra e il partito, lambito ma non modificato dal conflitto di genere e dal femminismo. E non voglio chiudermi in nessun fortino. Voglio un congresso che consegni la piena sovranità sul nostro futuro alle donne e uomini che hanno scelto questa comunità, ma voglio continuare a discutere anche durante il congresso con chi non ha tessere o ha altre tessere. E voglio continuare a costruire una sinistra più larga di noi, ripartendo dai movimenti, dalle tante pratiche vertenziali, conflittuali e mutualistiche dei territori, dalla sedimentazione e messa in comunicazione di quelle pratiche, dal fare società che abbiamo evocato e troppo poco agito. Credo che tutto questo si possa fare se cambiamo davvero anche noi stessi, a partire dalla modalità della nostra discussione. Non so se sarà accolta la proposta di un congresso a tesi su un documento unitario della maggioranza costituita a Carrara, che consentirebbe di confrontarci con nettezza sui punti di dissenso, ma anche di riconoscerci percorsi ed elaborazioni condivise. Vale comunque l&#8217;impegno per il futuro di un governo unitario, del riconoscersi reciproco, di una comunità laica ed adulta.</p>
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