<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss" xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#" xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"
	>

<channel>
	<title>BLOG personale di Gianluca Nigro &#187; istituzioni totali</title>
	<atom:link href="http://gianlucapasa.wordpress.com/tag/istituzioni-totali/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://gianlucapasa.wordpress.com</link>
	<description>www.gianlucanigro.it</description>
	<lastBuildDate>Thu, 19 Nov 2009 10:11:18 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.com/</generator>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<cloud domain='gianlucapasa.wordpress.com' port='80' path='/?rsscloud=notify' registerProcedure='' protocol='http-post' />
<image>
		<url>http://www.gravatar.com/blavatar/8fd7029ad17baf7602e1bf9db442cbf9?s=96&#038;d=http://s.wordpress.com/i/buttonw-com.png</url>
		<title>BLOG personale di Gianluca Nigro &#187; istituzioni totali</title>
		<link>http://gianlucapasa.wordpress.com</link>
	</image>
	<atom:link rel="search" type="application/opensearchdescription+xml" href="http://gianlucapasa.wordpress.com/osd.xml" title="BLOG personale di Gianluca Nigro" />
		<item>
		<title>I suicidi in carcere e l&#8217;etica della responsabilità</title>
		<link>http://gianlucapasa.wordpress.com/2009/04/23/i-suicidi-in-carcere-e-letica-della-responsabilita/</link>
		<comments>http://gianlucapasa.wordpress.com/2009/04/23/i-suicidi-in-carcere-e-letica-della-responsabilita/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2009 08:02:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
				<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[biopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni totali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://gianlucapasa.wordpress.com/?p=407</guid>
		<description><![CDATA[Sandro MARGARA
da fuoriluogo Aprile 2009
La metto così: il carcere è, e in sostanza è sempre stato, una questione totale: cioè, una questione in ogni suo aspetto, un continuum di criticità, che si tengono tutte fra loro. La questione dei suicidi in carcere, a mio avviso, va letta così. Nel contesto del carcere, per dire una [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&blog=3667276&post=407&subd=gianlucapasa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:justify;"><a href="http://gianlucapasa.files.wordpress.com/2008/05/carcere-testata.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-25" title="sbarre" src="http://gianlucapasa.files.wordpress.com/2008/05/carcere-testata.jpg?w=387&#038;h=336" alt="sbarre" width="387" height="336" /></a>Sandro MARGARA</p>
<p style="text-align:justify;">da fuoriluogo Aprile 2009</p>
<p style="text-align:justify;">La metto così: il carcere è, e in sostanza è sempre stato, una questione totale: cioè, una questione in ogni suo aspetto, un continuum di criticità, che si tengono tutte fra loro. La questione dei suicidi in carcere, a mio avviso, va letta così. Nel contesto del carcere, per dire una cosa ovvia, tutto quello che dovrebbe rilevare sul nostro tema è la sua vivibilità o la sua invivibilità. Il discorso potrebbe allora svilupparsi nella ricostruzione di tutti i fattori e dinamiche di invivibilità, non pochi e non leggeri. Poi, bisognerebbe attuare una strategia dell&#8217;attenzione nei confronti di coloro che soffrono in modo speciale la invivibilità.<br />
Ma c&#8217;è, indubbiamente, a monte di questi aspetti, un primo punto che non può essere ignorato: ed è quella che potrebbe essere chiamato la «vivibilità dell&#8217;arresto», che ha un proprio rilievo, provato dal dato statistico (ricavato dal libro di Baccaro e Morelli: «Il carcere: del suicidio e di altre fughe», letto in bozza) che il 28% dei suicidi in carcere si verificano entro i primi dieci giorni e il 34% entro il primo mese. Sotto questo profilo del «tintinnio delle manette», il carcere fa solo da cornice al precipitare di vicende individuali, rispetto alle quali un sistema di attenzione degli operatori non è facile, specie in presenza di certe strategie processuali. Naturalmente, c&#8217;è chi dirà: «Non vorrai mica che il carcere non faccia paura?».<br />
Ma veniamo ai fattori di invivibilità del carcere, subìti e sofferti da tutti e da alcuni fino a rinunciare alla vita. Il primo è quello legato al sovraffollamento, che ha due aspetti a cominciare dal fatto di vivere a ridosso immediato di altre vite, il levarsi reciprocamente l&#8217;aria, il che non è affatto poco (gli esperimenti per le scimmie dicono che diventano nervose: e gli uomini?). Ma poi, in una struttura sovraffollata, inevitabilmente le disfunzioni sono infinite. Si lotta per sopravvivere a livelli minimi.<br />
Il Comitato per la Prevenzione della Tortura del Consiglio di Europa (Cpt), ha considerato la situazione di sovraffollamento in carcere, come «trattamento inumano e degradante». Tanto maggiore sarà la invivibilità quanto più si accompagnerà alle lunghe permanenze in cella, a fare della cella il luogo di una vita invivibile. E la normalità, in situazioni del genere, è che dalla cella si esce solo per brevi periodi «d&#8217;aria», ma non per lavorare o per altre attività né, per molti dei detenuti (stranieri, persone sbandate per le ragioni più varie, etc.), per avere colloqui con i familiari. E&#8217; possibile costruire prospettive di uscita da queste situazioni? Lo impediscono: la povertà delle risorse organizzative del carcere su questo versante, le risposte sempre più difficili e spesso negative della magistratura, lo stesso ridursi delle possibilità o la mancanza di queste per la fascia sempre più numerosa degli stranieri, che attendono solo l&#8217;espulsione (nei grandi carceri metropolitani sono ormai ben oltre il 50%, ma anche la media nazionale si avvicina al 40%). C&#8217;era una volta un Ordinamento penitenziario che dava delle speranze di permessi di uscita, di misure alternative, ma anche questi spazi si sono sempre più ristretti &#8211; per leggi forcaiole e per magistrati condizionati dal clima sociale che le produce &#8211; e le speranze si sono trasformate in delusioni.<br />
D&#8217;altronde, il suicidio non è l&#8217;unico prodotto della invivibilità delle carceri: lo sono anche i tentati suicidi, come pure, spesso difficili da distinguere dai primi, i gesti autolesionistici. Tutto insieme, si arriva vicini all&#8217;inferno. C&#8217;è, comunque, una campagna della amministrazione penitenziaria per individuare e agire a sostegno dei soggetti più a rischio. Ma non si può sperare che questo serva quando gli sforzi necessari sono limitati da poche risorse, destinati a durare per poco tempo, come accaduto in passato, affidati ad un sistema di sorveglianza psicologica e psichiatrica mai costruito adeguatamente: il tutto sempre dentro quelle condizioni di invivibilità che si mantengono e si concorre anzi ad aggravare, come dimostra l&#8217;accelerazione delle dinamiche di sovraffollamento. Tento una conclusione. Sentire, tutti, la responsabilità di questi morti e del carcere che li produce è una scelta etica desueta.</p>
 Tagged: biopolitica, carcere, istituzioni totali, sicurezza, sinistra <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gianlucapasa.wordpress.com/407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gianlucapasa.wordpress.com/407/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gianlucapasa.wordpress.com/407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gianlucapasa.wordpress.com/407/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gianlucapasa.wordpress.com/407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gianlucapasa.wordpress.com/407/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gianlucapasa.wordpress.com/407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gianlucapasa.wordpress.com/407/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gianlucapasa.wordpress.com/407/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gianlucapasa.wordpress.com/407/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&blog=3667276&post=407&subd=gianlucapasa&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://gianlucapasa.wordpress.com/2009/04/23/i-suicidi-in-carcere-e-letica-della-responsabilita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="" medium="image">
			<media:title type="html">gianlucapasa</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://gianlucapasa.files.wordpress.com/2008/05/carcere-testata.jpg" medium="image">
			<media:title type="html">sbarre</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Comunicato UIKI per Leyla Zana</title>
		<link>http://gianlucapasa.wordpress.com/2008/12/06/96/</link>
		<comments>http://gianlucapasa.wordpress.com/2008/12/06/96/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 06 Dec 2008 18:22:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
				<category><![CDATA[MIGRANTI]]></category>
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[diritti negati]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni totali]]></category>
		<category><![CDATA[kurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[leyla zana]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://gianlucapasa.wordpress.com/?p=96</guid>
		<description><![CDATA[UIKI-ONLUS


Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia
All’attenzione dell’opinione pubblica italiana,
Comunicato stampa
sul nuovo possibile arresto di Leyla Zana e sulla militarizzazione del Kurdistan
riceviamo e pubblichiamo


La Turchia sta procedendo verso una progressiva militarizzazione e lì si afferma sempre più un orientamento di tipo sciovinistico. Nella prassi quotidiana s’infliggono ormai condanne alla carcerazione a ogni rappresentante politico del popolo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&blog=3667276&post=96&subd=gianlucapasa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="margin-bottom:0;"><img class="alignleft size-medium wp-image-97" title="leylazana2" src="http://gianlucapasa.files.wordpress.com/2008/12/leylazana2.jpg?w=253&#038;h=300" alt="leylazana2" width="253" height="300" />UIKI-ONLUS</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;">Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia</p>
<p style="margin-bottom:0;">All’attenzione dell’opinione pubblica italiana,</p>
<p style="margin-bottom:0;">Comunicato stampa</p>
<p style="margin-bottom:0;">sul nuovo possibile arresto di Leyla Zana e sulla militarizzazione del Kurdistan</p>
<p style="margin-bottom:0;">riceviamo e pubblichiamo</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;">La Turchia sta procedendo verso una progressiva militarizzazione e lì si afferma sempre più un orientamento di tipo sciovinistico. Nella prassi quotidiana s’infliggono ormai condanne alla carcerazione a ogni rappresentante politico del popolo kurdo, per discorsi pronunciati pubblicamente&#8230;.<span id="more-96"></span></p>
<p style="margin-bottom:0;">Leyla Zana, che è già stata per dieci anni in carcere per un discorso pronunciato nella Grande Assemblea Nazionale Turca nel 1991, ha subito il 4 dicembre 2008 una nuova condanna a dieci anni di carcere, per alcuni discorsi pronunciati in Turchia nonché presso il Parlamento Europeo e  presso il Parlamento britannico. Eppure Leyla Zana è uno dei simboli, riconosciuti in ambito internazionale, della lotta pacifica del popolo kurdo! Nell’ultimo biennio simili trattamenti sono tuttavia divenuti pratica quotidiana in Turchia migliaia di kurdi sono in carcere per motivi analoghi; altre decine di migliaia di persone sono sottoposte a processi penali;non si dimentichi che negli ultimi due anni nel Paese sono stati intentanti processi penali anche a carico di minorenni che anno partecipato a manifestazioni di piazza. Per alcuni, d’età compresa fra i 9 e i 17 anni, sono state richieste dalla Procura condanne a 23 anni di detenzione. In Turchia risultano anche in aumento i casi di persone decedute sotto tortura ogni settimana giungono nuove notizie di persone morte in carcere, a seguito dei gravi maltrattamenti inflitti dai carcerieri.</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;">La linea politica che il governo porta avanti si allontana ormai dalla democraticità e appare totalmente militaristica e sciovinistica; essa provoca forme di razzismo nei confronti del popolo kurdo. Del resto, direttamente dalla bocca del Premier turco sono uscite parole che sollecitano i kurdi a lasciare il Paese e rivendicazioni riguardo all’esistenza di un unico popolo, che comportano la negazione di tutti gli altri popoli esistenti in Turchia.</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;">Vi sono ormai molti rischi, non solo per il popolo kurdo, ma anche per altri popoli che vivono in Turchia. Sono prassi quotidiana i linguaggi contro i kurdi nelle strade, nell’intero Paese. La linea politica del governo negli ultimi anni si sta facendo radicalmente militaristica. Si riaprono del resto le porte del carcere per Leyla Zana, pur se proprio il partito di governo l’aveva indicata come punto di riferimento per conseguire l’ingresso nell’ UE. Invece, il governo attuale spinge ora i punti di riferimento verso il carcere. Simili violazioni dei diritti umani fondamentali stanno totalmente allontanando la Turchia da quei valori universali condivisi dall’Europa.</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;">L’insistenza della Turchia nel voler risolvere la Questione Kurda con metodi militari sta militarizzando totalmente il regime turco e sta allontanando totalmente la prospettiva dell’ingresso nell’UE. La linea politica portata avanti dagli Anni ’90 contro la popolazione d’etnia kurda ha causato la distruzione di migliaia di villaggi e lo sfollamento forzato di milioni di persone all’interno del Paese. Eppure ricordiamo le parole del Primo Ministro di qualche tempo fa, secondo le quali “la via verso l’Europa passa da Diyarbakir”. Portando avanti tale linea politica militaristica, venti milioni di kurdi sono destinati in prospettiva a diventare cittadini europei per effetto di una migrazione forzata!</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;">La linea politica portata avanti al momento dalla Turchia comporta anche maltrattamenti inflitti in carcere ad Abdullah Ocalan e, da un anno, bombardamenti nel Kurdistan iracheno, ai quali da una settimana prendono parte anche militari iraniani. Si stanno distruggendo villaggi kurdi in Irak e si sta creando instabilità nella regione, producendo odio e alienazione nelle coscienze; in tal modo si approfondisce ancor più il confitto in corso.</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;">La condanna inflitta a Leyla Zana, Premio Sakharov per la Pace, dimostra molto chiaramente quel che può accadere a una persona kurda molto nota internazionalmente; cosa può dunque accadere a persone meno in vista, dal momento che in Turchia si prova a mettere a tacere qualsiasi voce che potrebbe aprire il mondo kurdo verso l’esterno?</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;">Chiediamo che l’opinione pubblica internazionale si dimostri sensibile a quel che sta accadendo in Turchia alla popolazione di etnia kurda, al tentativo in atto di distruggere un popolo sulla sua terra, poiché tutto ciò potrebbe condurre ben presto a un conflitto regionale.</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;">Auspichiamo una mobilitazione dell’opinione pubblica europea, che ricordi alla Turchia che sta percorrendo una strada che l’Europa si è già lasciata da tempo alle spalle e che ha provocato i gravi dolori della II Guerra Mondiale. Si rammenti che l’intero popolo kurdo deve poter fruire dei suoi diritti fondamentali e deve essere rispettato nella sua dignità!</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;">Chiediamo inoltre che il governo italiano e ogni istituzione europea vigilino con sensibilità sulla condotta della Turchia, per far cessare la linea militaristica; e che si riesca ad avviare un cammino verso la soluzione della Questione Kurda basato sul dialogo invece che sul tentativo le voci che richiedono il dialogo. Una voce che richiede, con determinazione, il dialogo è quella di Leyla Zana!</p>
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;">
<p style="margin-bottom:0;">Via Edoardo Jenner 86, 00151 Roma &#8211; Tel. 06 97 84 55 57 &#8211; Fax. 06 97 84 55 47 Email: uiki.onlus@fastwebnet.it</p>
<p><!--more--></p>
 Tagged: carcere, diritti negati, istituzioni totali, kurdistan, leyla zana, MIGRANTI, sicurezza, sinistra <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gianlucapasa.wordpress.com/96/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gianlucapasa.wordpress.com/96/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gianlucapasa.wordpress.com/96/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gianlucapasa.wordpress.com/96/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gianlucapasa.wordpress.com/96/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gianlucapasa.wordpress.com/96/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gianlucapasa.wordpress.com/96/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gianlucapasa.wordpress.com/96/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gianlucapasa.wordpress.com/96/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gianlucapasa.wordpress.com/96/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&blog=3667276&post=96&subd=gianlucapasa&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://gianlucapasa.wordpress.com/2008/12/06/96/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="" medium="image">
			<media:title type="html">gianlucapasa</media:title>
		</media:content>

		<media:content url="http://gianlucapasa.files.wordpress.com/2008/12/leylazana2.jpg?w=253" medium="image">
			<media:title type="html">leylazana2</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Direttiva Rimpatri. Nessuno la usi come pretesto.</title>
		<link>http://gianlucapasa.wordpress.com/2008/06/21/direttiva-rimpatri-nessuno-la-usi-come-pretesto/</link>
		<comments>http://gianlucapasa.wordpress.com/2008/06/21/direttiva-rimpatri-nessuno-la-usi-come-pretesto/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 21 Jun 2008 09:59:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
				<category><![CDATA[MIGRANTI]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[cpt]]></category>
		<category><![CDATA[espulsioni]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni totali]]></category>
		<category><![CDATA[legislazione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://gianlucapasa.wordpress.com/?p=45</guid>
		<description><![CDATA[analisi del direttiva rimpatri fatta da Sergio Bontempelli
La cosiddetta “Direttiva Rimpatri” sulle espulsioni dei migranti, approvata dal Parlamento Europeo, è sicuramente pessima: ma lascia intatta la possibilità, per i singoli Stati, di mantenere disposizioni più favorevoli per i cittadini stranieri. E contiene persino cose migliori rispetto alla Bossi-Fini. Nessuno, dunque, deve usarla come pretesto per [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&blog=3667276&post=45&subd=gianlucapasa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>analisi del direttiva rimpatri fatta da Sergio Bontempelli</strong></p>
<p><em>La cosiddetta “Direttiva Rimpatri” sulle espulsioni dei migranti, approvata dal Parlamento Europeo, è sicuramente pessima: ma lascia intatta la possibilità, per i singoli Stati, di mantenere disposizioni più favorevoli per i cittadini stranieri. E contiene persino cose migliori rispetto alla Bossi-Fini. Nessuno, dunque, deve usarla come pretesto per inasprire le norme sulle espulsioni.</em><span id="more-45"></span></p>
<p>Detenzione fino a un anno e mezzo per i migranti irregolari in attesa di espulsione, trattenimento dei minori stranieri in violazione delle convenzioni internazionali sui diritti umani, divieto di reingresso di cinque anni per gli espulsi, maggiore <em>elasticità </em>nelle tutele legali: la Direttiva Rimpatri, approvata nei giorni scorsi dal Parlamento Europeo, rappresenta sicuramente una delle pagine più buie nella storia dell’Unione Europea, e lancia un segnale &#8211; terribile &#8211; di criminalizzazione <em>tout court </em>dei fenomeni migratori. Anche per questo, essa è stata duramente criticata da più parti: dalla Chiesa Cattolica, dalle associazioni umanitarie, persino da alcuni governi del Sud del Mondo (America Latina in testa). Ora che la Direttiva è stata approvata, tuttavia, occorre analizzarla con attenzione, ed impedire che essa diventi un <em>pretesto </em>per introdurre, in Italia, norme peggiori rispetto a quelle effettivamente previste in sede europea. Anche perchè, studiando attentamente il <a title="Direttiva Rimpatri" href="http://www.europarl.europa.eu/sce/data/amend_motions_texts/doc/P6_AMA%282007%290339%28074-074%29_IT.doc" target="_blank">testo licenziato dall’Europarlamento</a>, si scopre che alcune norme sono persino migliorative della nostra «Bossi-Fini». Vediamo meglio.</p>
<p>L’articolo 4, comma 3 precisa che «la direttiva <em>lascia impregiudicata la facoltà degli Stati membri di introdurre o mantenere disposizioni nazionali più favorevoli alle categorie di persone cui si applica [cioè agli immigrati, ndr.]</em>, purché compatibili con le norme in essa stabilite». Grazie a questa clausola, i paesi europei non sono obbligati a recepire nei rispettivi ordinamenti <em>tutte </em>le disposizioni della Direttiva. Per esempio, l’Italia non è tenuta a prolungare fino a 18 mesi il tempo di detenzione in un CPT, nè ad introdurre l’espulsione per i minori: se nella legge nazionale ci sono norme più favorevoli, queste possono restare in vigore. La Direttiva stabilisce <em>limiti massimi, </em>non <em>regole rigide. </em>In altre parole, l’Europa non ci dice che i migranti debbono essere trattenuti per 18 mesi nei CPT: ci obbliga, invece, a prevedere un periodo di detenzione <em>non superiore ai 18 mesi, </em>ma il periodo può benissimo essere inferiore. Limiti massimi, dunque: che in qualche caso, addirittura, obbligherebbero l’Italia a rivedere &#8211; in meglio &#8211; la legge Bossi-Fini.</p>
<p>Così, per esempio, all’articolo 9 comma 2 la direttiva dice che, quando un immigrato viene espulso, lo Stato Membro può imporgli un <em>divieto di reingresso, </em>cioè un periodo nel quale lo straniero non potrà più entrare in territorio nazionale. Ma la durata massima di questo periodo è fissata in cinque anni, mentre l’Italia ne prevede ben dieci: ciò significa che, quando il nostro paese si adeguerà alla normativa europea, dovrà <em>dimezzare </em>il divieto di reingresso, e dunque migliorare (almeno dal mio punto di vista) l’attuale legge sull’immigrazione…</p>
<p>Un altro aspetto «interessante» della direttiva è quello relativo alla <em>volontarietà del rimpatrio. </em>In Italia, la legge Bossi-Fini prevede come regola generale l’<em>accompagnamento forzato alla frontiera di ogni migrante espulso. </em>A norma dell’articolo 6-bis comma 1 del testo approvato dall’Europarlamento, invece, «la decisione di rimpatrio <em>[cioè l'espulsione, ndr.]</em> fissa un periodo congruo per la <em>partenza volontaria</em> di durata compresa tra sette giorni e trenta giorni». In altre parole, l’Europa prevede che, in caso di espulsione, la polizia non proceda subito al rimpatrio forzato, ma consegni allo straniero una <em>intimazione scritta </em>che lo obbliga ad abbandonare con i propri mezzi il territorio nazionale: solo se lo straniero rappresenta un pericolo per l’ordine pubblico, la polizia può procedere all’accompagnamento coatto alla frontiera. Anche in questo caso, adeguare la legge italiana alla direttiva significherebbe cancellare un aspetto decisivo &#8211; e uno dei più odiosi &#8211; della «Bossi-Fini».</p>
<p>I divieti di espulsione per motivi umanitari &#8211; donne in stato di gravidanza, minori, vittime della tratta ecc. &#8211; a suo tempo disposti dalla legge Turco-Napolitano e mai aboliti dalla Bossi-Fini possono rimanere in vigore grazie alla clausola contenuta nell’articolo 6, comma 6-ter, della direttiva, che così recita: «In qualsiasi momento, gli Stati membri possono decidere di rilasciare un permesso di soggiorno [...] per motivi caritatevoli, umanitari <em>o di altra natura</em> a cittadini di paesi terzi in posizione irregolare nel loro territorio». Si notino le parolette «o di altra natura», che lasciano ampia discrezionalità alle decisioni dei singoli paesi.</p>
<p>Persino la <em>detenzione nei centri di permanenza temporanea </em>- per molti versi l’aspetto più odioso della direttiva &#8211; non è un obbligo, ma una <em>possibilità, </em>come si evince dall’articolo 14 comma 1: «gli Stati membri <em>possono</em> trattenere il cittadino di un paese terzo sottoposto a procedure di rimpatrio…». Gli Stati Membri <em>possono, </em>non <em>debbono: </em>dunque, l’Italia potrebbe &#8211; in teoria &#8211; abolire i CPT, senza violare le disposizioni della Direttiva… E quand’anche &#8211; come è molto probabile, anzi assoltamente sicuro &#8211; il nostro Governo non decidesse di abolire i CPT, dovrebbe comunque tener conto del fatto che, sempre a norma dell’articolo 14, «il trattenimento ha durata quanto più breve possibile ed è mantenuto solo per il tempo necessario all’espletamento diligente delle modalità di rimpatrio».</p>
<p>Ha dunque ragione Emilio Santoro quando, in un <a title="Melting Pot, Emilio Santoro" href="http://www.meltingpot.org/articolo12901.html" target="_blank">articolo pubblicato in questi giorni sul portale Melting Pot</a>, sostiene che «la direttiva è molto generica e molto vaga, e rileggendola con attenzione si può considerare come un bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno, quantomeno guardandola dal punto di vista della normativa italiana». La decisione &#8211; più volte ventilata dai Ministri in carica &#8211; di <em>inasprire </em>le norme in materia di immigrazione, è a tutti gli effetti una <em>decisione politica, </em>che non può essere mascherata come un «adeguamento» all’Europa.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/gianlucapasa.wordpress.com/45/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/gianlucapasa.wordpress.com/45/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gianlucapasa.wordpress.com/45/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gianlucapasa.wordpress.com/45/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gianlucapasa.wordpress.com/45/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gianlucapasa.wordpress.com/45/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gianlucapasa.wordpress.com/45/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gianlucapasa.wordpress.com/45/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gianlucapasa.wordpress.com/45/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gianlucapasa.wordpress.com/45/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gianlucapasa.wordpress.com/45/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gianlucapasa.wordpress.com/45/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&blog=3667276&post=45&subd=gianlucapasa&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://gianlucapasa.wordpress.com/2008/06/21/direttiva-rimpatri-nessuno-la-usi-come-pretesto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
	
		<media:content url="" medium="image">
			<media:title type="html">gianlucapasa</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Foucalt e Basaglia &#8211; il filosofo e lo psichiatra</title>
		<link>http://gianlucapasa.wordpress.com/2008/05/10/foucalt-e-basaglia-il-filosofo-e-lo-psichiatra/</link>
		<comments>http://gianlucapasa.wordpress.com/2008/05/10/foucalt-e-basaglia-il-filosofo-e-lo-psichiatra/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 10 May 2008 12:57:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gianluca nigro</dc:creator>
				<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[biopolitica]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni totali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://gianlucapasa.wordpress.com/?p=20</guid>
		<description><![CDATA[


Foucault e Basaglia
Il filosofo e lo psichiatra
 



da Diogenemagazine.com
di Pierangelo Di Vittorio
Franco Basaglia (1924-1980), psichiatra veneziano influenzato dalla fenomenologia e dall’esistenzialismo, nel 1961 scopre la durezza della realtà manicomiale e diventa il capofila del movimento di lotta contro gli ospedali psichiatrici sfociato nella legge 180 di riforma psichiatrica.
Michel Foucault (1926-1984), filosofo francese celebrato dopo l’uscita [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&blog=3667276&post=20&subd=gianlucapasa&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><table class="contentpaneopen" style="height:31px;" border="0" width="683">
<tbody>
<tr>
<td class="contentheading" width="100%">Foucault e Basaglia<br />
<span class="subTitle">Il filosofo e lo psichiatra</span></td>
<td class="buttonheading" width="100%" align="right"><a title="Stampa" href="http://www.diogenemagazine.com/index2.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=673&amp;pop=1&amp;page=0&amp;Itemid=31" target="_blank"> </a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong>da Diogenemagazine.com</strong></p>
<p>di Pierangelo Di Vittorio</p>
<p>Franco Basaglia (1924-1980), psichiatra veneziano influenzato dalla fenomenologia e dall’esistenzialismo, nel 1961 scopre la durezza della realtà manicomiale e diventa il capofila del movimento di lotta contro gli ospedali psichiatrici sfociato nella legge 180 di riforma psichiatrica.<br />
Michel Foucault (1926-1984), filosofo francese celebrato dopo l’uscita di Le parole e le cose e L’archeologia del sapere, intorno al ‘68 scopre la portata politica delle sue analisi sui rapporti tra potere e sapere; nel 1971 comincia a insegnare al Collège de France, sviluppando una serie di ricerche genealogiche (discipline carceraria e manicomiale, perizia psichiatrica, biopolitica, sessualità, arte di governo, liberalismo, tecnologie del sé) pensate come armamentari critici per le lotte concrete della gente.<br />
Foucault e Basaglia, intellettuali le cui vite erano destinate a scorrere parallele, ignare l’una dell’altra. Invece, complice la congiuntura storica degli anni ‘60-‘70,<span id="more-20"></span>queste vite non hanno smesso di convergere. Due vite che continuano a intrecciarsi nella complessa rete dei loro effetti critici e pratici.<br />
Incontri al buio<br />
Fuoriuscito dai binari della carriera universitaria, Franco Basaglia è un treno carico di curiosità filosofica deciso a comprendere fino in fondo la follia. Prima tappa a Gorizia, un paesaggio da fine del mondo. A volte i pazienti scappano e bisogna recuperarli in Iugoslavia perché il muro del manicomio sorge lungo la linea di confine. Ma di solito i pazienti non scappano. Infatti l’ospedale somiglia a una prigione nella quale vengono ammassati coloro che hanno perso addirittura il diritto a essere chiamati uomini. La prima esperienza di Basaglia è olfattiva, ricordo della prigione dove era stato detenuto durante la guerra per via delle sue frequentazioni antifasciste. Un tanfo di escrementi scuote il giovane direttore dell’ospedale: o faccio qualcosa o scappo anch’io.<br />
In poco tempo è individuato il modello più innovativo di riforma del manicomio. Si tratta della comunità terapeutica realizzata da Maxwell Jones in Scozia. Comincia la sperimentazione, il paesaggio cambia. Vengono abolite le contenzioni fisiche e le terapie di shock, si organizzano le assemblee di reparto e plenarie, si aprono le porte dei padiglioni e i cancelli dell’ospedale.<br />
La libertà circola, i ruoli tradizionali entrano in crisi, le contraddizioni emergono a grappoli. Soprattutto gli internati prendono la parola e pongono quesiti radicali: contestano gli eccessi di potere all’interno dell’ospedale; contestano la logica di classe che li bolla come matti solo perché privi delle risorse economiche necessarie ad essere curati fuori del manicomio. Contestano, infine, l’organizzazione sociale che li discrimina e li esclude facendo leva sul giudizio di un’innata pericolosità della loro malattia. La dinamica della contestazione scuote il manicomio dalle fondamenta. Ma piuttosto che essere repressa o manipolata, essa viene accolta dall’équipe di Gorizia e diventa forza collettiva per rovesciare il manicomio. In questo clima effervescente, la cupa realtà manicomiale si trasfigura. D’un tratto emerge il profilo ampio e frastagliato di una critica del manicomio e della funzione socio-politica della psichiatria.<br />
Il 1961 è una data da ricordare: nello stesso anno in cui Basaglia arriva a Gorizia, Foucault pubblica La storia della follia nell’età classica. Sempre nel 1961 Erving Goffman dà alle stampe Asylums, la condizione sociale del malato di mente e di altri internati, mentre Franz Fanon pubblica I dannati della terra. Grazie all’iniziativa di Basaglia, uno squallido manicomio di provincia diventa il punto di collisione di una serie di analisi storiche, sociologiche e politiche, nate da esigenze diverse e condotte in modo del tutto indipendente l’una dall’altra. Il risultato è esplosivo, sia sul versante teorico che su quello pratico. Il volume di Basaglia L’istituzione negata (1968) fa conoscere a un vasto pubblico l’esperienza di Gorizia e consente di mettere la questione psichiatrica all’ordine del giorno delle preoccupazioni di carattere politico.<br />
Il filosofo e lo psichiatra<br />
All’inizio degli anni ‘60, Gorizia è un laboratorio avanzato di trasformazione della psichiatria. Inaspettatamente si scopre l’esistenza di un network di ricerche e movimenti che convergono lungo l’asse di questa trasformazione. I percorsi di Foucault e Basaglia cominciano a rispecchiarsi. Prima da lontano, poi sempre più da vicino.<br />
Nel 1971 Foucault rilascia un’intervista nella quale annuncia la costituzione del G.I.P (Groupe d’information sur les prisons). Incalzato dal giornalista della Presse de Tunisie, che non riesce a capacitarsi di come un filosofo possa aver deciso di gettare la penna per calarsi interamente nei panni del militante, Foucault esprime senza reticenze il contraccolpo traumatico della ricezione della Storia della follia da parte dei movimenti della cosiddetta “antipsichiatria” (Laing e Cooper, Basaglia).<br />
Pur non essendo indirizzato a loro, questi psichiatri hanno visto nel suo libro una giustificazione storica delle loro azioni pratiche e se ne sono impossessati. “Allora diciamo che sono un po’ geloso e che adesso vorrei fare le cose io stesso. Piuttosto che scrivere un libro sulla storia della giustizia, che in seguito sarebbe ripreso da altre persone che rimetterebbero praticamente in discussione la giustizia, vorrei cominciare da qui e poi, chissà!, se vivo ancora e non sono finito in prigione, ebbene scriverò un libro”.<br />
Alla fine il libro ci sarà. Ma Sorvegliare e punire esce nel 1975, dopo un lungo silenzio editoriale. Con un tono molto basagliano, Foucault insisterà spesso sul ruolo giocato dalle voci dei detenuti nell’elaborazione della sua ricerca.<br />
Grazie alla pubblicazione postuma dei corsi al Collège de France, sappiamo ormai che l’interesse di Foucault per la psichiatria non si è mai spento. Al contrario, il ritorno più deciso e consapevole, dopo il ‘68, a uno stile di ricerca genealogico, che cioè indaga i rapporti tra i  meccanismi di potere e le forme di sapere, coincide con i corsi dedicati alla nascita del manicomio (Il potere psichiatrico, 1973-74) e dell’individuo anormale e pericoloso (Gli anormali, 1975-76).<br />
Bisogna inoltre ricordare che Foucault si è concentrato per diversi anni sullo studio della perizia psichiatrica nei seminari ristretti organizzati a margine dell’insegnamento ufficiale al Collège de France.<br />
A un certo punto accarezzò persino l’idea di scrivere un libro sull’argomento, dopo aver promosso un importante lavoro d’archivio su un celebre caso di “monomania omicida” nel XIX secolo, pubblicato nel 1973 con il titolo Io Pierre Rivière, avendo sgozzato mia madre, mia sorella e mio fratello. Tra i nomi degli studiosi coinvolti nella ricerca spicca quello di Robert Castel, che nel 1976 pubblicherà un fondamentale lavoro di sociologia storica intitolato L’ordine psichiatrico, l’epoca d’oro dell’alienismo, salutato da Foucault come un evento.<br />
Manicomi come campi di battaglia<br />
Sul finire degli anni ‘60, Castel era entrato in contatto con Basaglia instaurando con lui, nel periodo triestino, un grande sodalizio umano e intellettuale: La gestion des risques, de l’antipsychiatrie à l’après-psychanalyse, pubblicato nel 1981, sarà dedicato alla memoria dell’amico da poco scomparso.<br />
Castel ha senz’altro giocato uno speciale ruolo di passeur tra il Collège de France e Trieste, fluidificando il corridoio sotterraneo che, nel corso degli anni ‘70, ha messo in circolazione le ricerche di Foucault e gli esperimenti di Basaglia. Basti ricordare che fu proprio Castel, su invito di Basaglia, a domandare a Foucault un intervento per il volume Crimini di pace (1975).<br />
Il saggio di Foucault venne pubblicato con il titolo “La casa della follia”. Solo nel 2003, con la pubblicazione del Potere psichiatrico, si è scoperto che il suo saggio non era altro che una versione leggermente rimaneggiata del résumé di quel corso. Ma è soprattutto la lettura del corso che produce un effetto straniante, in particolare per chi abbia condiviso o studiato l’esperienza di Basaglia.<br />
Foucault analizza il dispositivo manicomiale come un campo di battaglia nel quale, attraverso una serie di manovre e di tattiche, si cerca di assoggettare la follia annullando la forza del delirio attraverso la somministrazione intensiva di un principio di “realtà”. Non solo, per Foucault il fenomeno isterico è una forma di controcondotta che si pone come la sola possibilità di resistenza nei manicomi ottocenteschi, l’unico modo per sfuggire al destino della demenza. Perciò Foucault saluta le isteriche come i veri militanti dell’antipsichiatria. La vertigine prodotta dalla lettura di questo corso deriva dalle sensazioni contrastanti che suscita: pur consapevoli di essere catapultati agli albori della psichiatria moderna, si è come sopraffatti dalla convinzione che, magari tra le righe, Foucault stia parlando anche dell’esperienza di Basaglia, da Gorizia a Trieste.<br />
Radicalismo etico e politico<br />
L’originalità di Basaglia è di aver investito sulla forza della follia piuttosto che neutralizzarla attraverso vecchi e nuovi stratagemmi. Questo approccio rese possibile un’inedita alleanza tra i tecnici e le voci radicali degli internati che cercavano di uscire dall’inferno ponendo il problema politico del modo in cui venivano governati, e a quale prezzo, nelle nostre società.<br />
In tal senso, l’operazione di Basaglia fu una contromanovra esemplare rispetto non solo alla logica manicomiale, ma più in generale alla storia della gestione medico-politica della follia, dall’alienismo alla comunità terapeutica.<br />
Senza saperlo, tra il 1973 e il 1974, Michel Foucault ha offerto al pubblico del Collège de France l’intimo resoconto dell’esperienza in fieri di Franco Basaglia.<br />
Due specchi per un’immagine<br />
Una certa idea di radicalità è il punto in cui i percorsi di Foucault e di Basaglia, confondendosi, delineano un unico movimento che fa segno verso un nuovo modo di articolare la dimensione etica e quella politica.<br />
La fine degli anni ‘70, con il riflusso dell’impegno politico e l’avanzata del modello neoliberale, li coglie in situazioni molto diverse, la qual cosa rende particolarmente significativa la loro ultima e definitiva convergenza. Il primo è reduce dal reportage in Iran e dalla svolta che lo porterà, negli anni successivi, ad occuparsi essenzialmente di etica. Il secondo ha invece riportato il successo della legge 180, ma non si stanca di denunciare le insidie dei nuovi dispositivi biopolitici di salute mentale.<br />
Entrambi rifiutano sia il modello rivoluzionario che quello riformista, vedendovi due modi diversi di squalificare e mettere sotto tutela le lotte concrete della gente. Questo rifiuto non coincide però con una flessione dell’impegno politico a favore di un atteggiamento più pragmatico. Se entrambi insistono sulla dimensione soggettiva del militantismo è perché ritengono importante caratterizzare un aspetto fondamentale delle lotte specifiche degli anni ‘60-‘70.<br />
La radicalità del movimento antistituzionale italiano, per esempio, non va cercata tanto a livello delle sue opzioni ideologiche o delle sue credenziali politiche, quanto a livello delle sue implicazioni etiche. Non c’è trasformazione – dice Basaglia in una delle conferenze tenute in Brasile nel 1979 – se questa trasformazione non è anche una trasformazione di sé.<br />
Nel momento stesso in cui Foucault prova a pensare una nuova forma di spiritualità politica, Basaglia non rinuncia genericamente alla rivoluzione. Cerca invece di salvarla, mentre vede richiudersi gli spazi di manovra aperti negli anni ‘60-‘70. Si pone delle domande che, qualche anno dopo, riecheggeranno forti e chiare nel corso di Foucault L’ermeneutica del soggetto (1981-82). Come si diventa militanti? Quale percorso soggettivo bisogna compiere per convertirsi alla rivoluzione? Alla fine, i due specchi comunicanti hanno cominciato a riflettere la stessa immagine. Le loro domande illuminano i contorni di un work in progress che è anche la chance di un nuovo soggetto etico e politico</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/gianlucapasa.wordpress.com/20/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/gianlucapasa.wordpress.com/20/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/gianlucapasa.wordpress.com/20/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/gianlucapasa.wordpress.com/20/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/gianlucapasa.wordpress.com/20/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/gianlucapasa.wordpress.com/20/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/gianlucapasa.wordpress.com/20/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/gianlucapasa.wordpress.com/20/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/gianlucapasa.wordpress.com/20/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/gianlucapasa.wordpress.com/20/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/gianlucapasa.wordpress.com/20/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/gianlucapasa.wordpress.com/20/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=gianlucapasa.wordpress.com&blog=3667276&post=20&subd=gianlucapasa&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://gianlucapasa.wordpress.com/2008/05/10/foucalt-e-basaglia-il-filosofo-e-lo-psichiatra/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
	
		<media:content url="" medium="image">
			<media:title type="html">gianlucapasa</media:title>
		</media:content>
	</item>
	</channel>
</rss>