intervento 7 marzo dell’iniziativa valorizzare il saper fare

COMPAGNE E COMPAGNI
Io credo che i comunisti siano necessari ed anche indispensabili. Certo, per storia , per generazione e per cultura non mi annovero fra coloro che si sentono nostalgici del PCI, nel quale non ho militato e forse non avrei militato, tuttavia vorrei ricordare a tutti che la storia della sinistra italiana , compresa quella del PCI è una storia di Liberazione e di emancipazione di tutto il paese. Il Pasoliniano paese nel paese da l’idea che ogni forma di emancipazione è transitata nel bene e nel male nella sinistra italiana. Negli anni 50 le sezioni del PCI e degli altri partiti della sinistra servivano anche ad insegnare a leggere e scrivere. L’idea di cittadinanza piena è li che si è sviluppata maggiormente.
Il Comunismo, e potremmo dire il marxismo in chiave gramsciana, è stata la più grossa leva di cultura libertaria del paese, checchè ne dicano i nuovi epigoni della destra . Senza comunisti in Italia niente libertà, altro che “gulag”.
Prima di esporre le poche cose che ho da dire vorrei ringraziare Aurelio Crippa per la sua presenza qui, soprattutto in un momento così confuso come la campagna elettorale. Soprattutto questa campagna elettorale.
Tema complesso quello di oggi, intanto perchè implica a priori che si sia daccordo sulla necessità dell’unità delle sinistre: cosa tutt’altro che scontata, almeno per il sottoscritto. Primo perchè nei processi di unificazione le ricchezze, spesso, si perdono e questo non è un bene per la sinistra che rappresenta da sempre l’idea dell’alterità, Secondo perchè non è detto che l’unità paghi sotto il profilo elettorale, ma soprattutto sotto il profilo della conquista dei diritti e per una maggiore difesa del classi subalterne.
Noi – PRC – qualche anno lanciammo la sfida, tuttaltro che semplice che è inscritta nel nosto nome. Il tentativo di rifondare il comunismo: obiettivo di lunga portata in cui si oscilla tra l’idea di un aggiornamento della vecchia scuola togliattiana e la ridefinizione totale delle categorie. Se come dice Bertinotti il 900 è finito e vero anche che è necessario inglobare le categorie cardine della nostra teoria e della nostra prassi, senza fare come Veltroni che per superare il 900 torna al 800, al pensiero liberale che vede le masse o, come va di moda oggi le moltitudini, fuori dai processi decisionali.
Dicevo che non sono stato nel PCI e che forse non ci sarei stato, ma ho ben presente cos’è stato.
L’unità delle sinistre oggi può avvenire solo con un patto federativo che garantisca davvero la pluralità dei soggetti. L’unico momento in cui ricordo in italia l’unità delle sinistre, so che vi può apparire strano, ma se ci pensate è così, è stato nel luglio 2001: il Social Forum contro il G8 di Genova. Li vi erano i cattolici democratici – quelli veri – la fiom e Alex Zanotelli , L’arci e Pax christi. Ora, e lo dico da dirigente di partito, sempre che questo rappresenti qualcosa, è necessario partire dal presupposto che la sinistra plurale non sia quella dei partiti, ma che sia appunto plurale che tenga la relazione con la sinistra sociale, quella che opera fuori dai partiti. Io dico sempre che la classe dirigente del Prc sta fuori dal PRC. Nel senso che in questi anni la contaminazione è stata l’ancora di salvezza del nostro partito e le relazioni di apertura verso l’esterno hanno evitato la sclerotizzazione del partito. Mi rendo conto che il piano della discussione può sembrare scontato, ma non è cosi. Non voglio rivendicare una identità no global , ma nemmeno rinnegarla; vorrei solo provare ad intrecciare la complessità delle varie fasi della storia del partito nel quale milito e tentare di produrre un elemento di possibile proiezione futura per provare ad articolare un tentativo risposta sul qui ed ora ed anche sul futuro.
Dicevo del G8 di Genova. In quella sede si è prodotto un grande movimento di massa che ha iniziato un percorso positivo. Li la sinistra c’era tutta. Non Veltroni e D’alema naturalmente, ma appunto parlavo di sinistra. Qualcuno ricorderà la guerra del Kosovo, tema che oggi è ridiventato caldo, e ricorderà anche la famosa Missione Arcobaleno ed i successivi arresti per ruberie di varia natura. Li noi eravamo l’unico partito, appena scisso, che si opponeva alla guerra. La sinistra sociale , che prima menzionavo era tutta schierata contro quella guerra e produsse un grande movimento d’opinione dando prova di lucidità e lungimiranza. Ho fatto questo esempio per dire che non sempre il problema è costruire nuovi contenitori quanto tenere il profilo unitario sui contenuti, senza cedimenti.
Ora ne faccio un altro di esempio, molto molto più recente.
Ricordate il famigerato protocollo sul welfare? Bene. Ricordate le posizioni di Sinistra Democratica? Quelle dei Verdi? Le nostre? Tralasciamo quelle di CgIL CISL UIL, no comment. Ognuno di questi soggetti aveva una posizione differente. Risultato? Debacle. In più aggiungerei che la posizione del nostro partito è stata demenziale, nel senso che non si può bertinottianamente sostenere la logica del fair play, dicendo che non bisogna intervenire nelle dinamiche sindacali perché il sindacato ha la sua autonomia. Ma siamo impazziti il fair play sulla pelle dei lavoratori ? ho imparato, forse sbagliando, che chi dirige un partito deve cercare di orientare sulle scelte da compiere. Io penso che su quella vicenda lo scollamento con il mondo del lavoro sia stato enorme.

Spunti non trascritti in forma discorsiva.

Inserire riferimento al politicismo delle scelte ultime
Abbandono della sinistra europea
Mancata occasione di costruire a Genova l’altra sinistra,
Modalità di caduta del governo prodi
Selezione del cd personale politico di movimento, possibile lettura della Sinistra Europea come strumento di questa operazione.
Scelta della cgil come interlocutore privilegiato, in chiave politicista, e abbandono della relazione con il sindacalismo di base. Scelta che come dimostra la vicenda di Nerozzi non ha pagato
Il richiamo alla lotta di questi giorni, non è credibile
Si intravede l’opzione della costruzione di una sinistra di governo. Scelta che io reputo suicida per molti aspetti.
Abbandono del movimento
Incastro della cultura del movimento con la storia del 900 e superamento della logica minoritaria.
Cultura della sinistra sociale – Carcere , migranti, vita nuda. ….
CHIUSURA con il riferimento tutto bertinottiano alla logica dello stato di eccezione nella gestione del partito.

Chiusura
Cosa possono fare i comunisti x l’unita delle sinistre? Due cose. Una materiale – stare sempre vicino o meglio insieme ai lavoratori, alle donne, ai migranti ai precari agli studenti – L’altra meno materiale- contribuire alla costruzione di un immaginario simbolico positivo che possa contribuire sempre di più alla costruzione dell’idea che la lotta paga e che per le classi subalterne i processi di liberazione sono collettivi oppure non sono.
GRAZIE

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Pubblicato il maggio 7, 2008 su interventi di assemblea -appunti, rifondazione comunista, Uncategorized. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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