Vogliamo diventare così ?

manifesto-pd

Prima di commentare questo manifesto, che troverete in allegato, vorrei dire che se abbiamo perso le elezioni, forse, contrariamente a quanto si pensa, è perchè stiamo diventando un pò troppo uguali a loro (quelli del manifesto), e non perchè siamo talmente diversi da apparire schiacciati sulla difesa ad oltranza dei deboli. Alcuni di noi hanno imparato molto velocemente cos’è il realismo politico; l’hanno imparato talmente bene, stando nel palazzo, che non sono più disposti a rimanerne fuori.

Se quello che accade oggi riguardo ai Rom e ai Romeni ci pare esagerato, anche se sono convinto che molti tra noi pensano che quanto accaduto a Ponticelli sia giusto ed abbia qualche legame con la realtà, dobbiamo dirci che quando questo accade è perchè la Sinistra è debole, culturalmente prima che elettoralmente, e che se si sono perse le elezioni è colpa dell’assenza della sinistra nelle strade. Anche sul piano urbanistico/simbolico le strade e le piazze, specie nei centri urbani, sono occupate dai i migranti. Ma non abusivamente: solo perchè chi ha bisogno di sopravvivere ha maggiore bisogno di “spazio pubblico” (in senso positivo). NOI stiamo occupando sempre più lo spazio virtuale e anche le stesse forme dell’organizzazione politica, passano più attraververso il WEB che non per strada. Il grande limite di questa mutazione antropologica sta nel perdere la relazione sociale diretta, l’uso della parola, lo scambiarsi un sorriso o un ghigno; ciò mina in profondo il senso di se: prendere parola per dire che si esiste come corpo e come bisogno è ancora oggi lo strumento della trasformazione.

Ciò che troverete in questo manifesto del PD di Ponticelli rappresenta quello che una parte della ormai ex sinistra italiana sta elaborando: una versione riveduta e corretta della Dahrendorfiana società dei due terzi. Cioè due terzi della società fanno parte dei meccanismi sociali e delle tutele dello stato e un terzo rimane fuori, diciamo per sempre, da questi meccanismi; lo scarto fisiologico, potremmo dire.

La rilettura di questo schema di analisi ci porta, però, a pensare che siamo arrivati ad uno schema di due terzi fuori e uno dentro. La contraddizione che emerge a Ponticelli che è, però, illusoria è quella che descrive i migranti ed i Rom in particolare come la rappresentazione plastica dello scarto sociale. Il non detto, invece, dentro questo schema è che i contestatori dei Rom, tranne la politica, sono essi stessi un prodotto di scarto della società; la signora che in tv dice che la camorra “un cuore ce l’ha” non sa di essere il sottoprodotto di una sottocultura.

Per rompere questo meccanismo perverso è necessario, per la sinistra, ricomporre il quadro di queste relazioni sociali e dargli una prospettiva vera di cambiamento. Se è vero che i terroni del sud, negli anni cinquanta, che lavoravano a Mirafiori non avevano da dormire perchè i padroni non affittavano le case ai “terrun” e vero anche che la politica, i partiti, svolgevano un ruolo di mediazione e di ricomposizione ( di classe si sarebbe detto) sociale che portava alla costruzione di un orizzonte comune fra terrun e operai del nord. La politica era agita.

E’ del tutto evidente che la sconfitta elettorale viene da lontano e forse andrà lontano, cioè, non ci consentira, tranne se non in una forma assai difensiva, di prospettare orizzonti di alterità possibile nell’immediato futuro. Questo, però,non può significare l’abbandono della prospettiva per la costruzione di una sinistra forte e UTILE, una sinistra che non necessita di leader o capi carismatici ma che comprenda l’importanza di disvelare i meccanismi più perversi del capitalismo contemporaneo. Una sinistra, insomma, che sia nuova e non nuovista , come in alcune sue componenti si accinge ad essere oggi. Nuova significa che sappia interpretare le modifiche della realtà e le articolazioni più profonde del sistema sociale , ma che non ponga lo sguardo ai miraggi della post modernità; che sappia essere riconoscibile e non troppo interclassista, come invece i nuovi epigoni del nuovismo insulare vorrebbero.

L’elemento centrale della ricostruzione simbolica e pratica della sinistra dovrà essere la trasformazione dell’agire politico. I ROM di ponticelli che fuggono inseguiti dal sottoploretariato napoletano rappresentano la più grossa sconfitta culturale della sinistra degli ultimi 30 anni. Non sono, anche simbolicamente, i ricchi del quartiere a cacciare i Rom, ma i poveri; è del tutto evidente che se scatta il meccanismo della guerra fra poveri il corto circuito è già avvenuto.

Naturalmente il tema della sicurezza colpisce di più gli strati sociali deboli perchè l’insicurezza lì è la condizione esistenziale h24, ma se noi non svolgiamo nessun ruolo ci sarà concesso solo di subire i pruriti reazionari della destra.

Vogliamo diventare così? Non è questione di essere più o meno comunista, ma di quanto si sia partecipi della costruzione di una alterità possibile.

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Pubblicato il maggio 17, 2008, in MIGRANTI, rifondazione comunista, sicurezza, sinistra con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Allibisco.Per il manifesto del Pd,per la pochezza culturale che rappresenta.
    Dopo di ciò,io credo che la questione sicurezza in relazione ai migranti abbia superato davvero i limiti di una intelligente tolleranza e cioè questo clima di caccia alle streghe è davvero poco tollerabile da ogni essere intelligente.
    Mi pare davvero povero culturalmente chi oggi decide che la sicurezza del nostro paese passa necessariamente da pulizie etniche (perchè di questo si tratta!) indiscriminate addossando su tutti le colpe (poche nelle proporzioni,per la verità,e tutte da verificare!) di alcuni.
    Se i paladini della sicurezza avessero ragione allora si dovrebbe cacciare dall’italia,con lo stesso metodo, tutti i veronesi.
    Mi pare dunque,che alla poca cultura vada associata una nemmeno poco latente patologia psichiatrica.Schizofrenia.
    E’ un paese, il nostro, che in questi giorni ha perso la memoria del vivere civile e ha tristemente recuperato una memoria che pensavamo sparita per sempre.
    Questo è il nuovo (ma vecchio nei contenuti e nelle metodologie) governo.
    E questa è anche l’opposizione. Quella parlamentare.
    Le strade invece sono nostre,gli abbracci la solidarietà e la vicinanza ai migranti anche. L’antifascismo: questo l’unico valore intorno al quale trovarsi.
    E riprendere da quelle strade il cammino interrotto.
    Tutto il resto,è noia.
    Giuseppe

  2. E forse si dovrebbe venir fuori anche dalla stretta logica dell’antifascismo, perché rispondere a tutto ciò che oggi sta accadendo ed è veramente pericoloso con un paradigma che richiama tempi trascorsi non mi convince. Se cominciassimo a parlare di partecpiazione democratica, di forme di cittadinanza attiva, di nuovi modelli di sviluppo che includano prospettive differenti forse anche la sinistra riuscirà a venir fuori da se stessa. Va detto che chi scrive non si considera comunista, nè lo è mai stato. Concordo: la prima crisi della sinistra è una crisi culturale di vivenza degli spazi e della città. Ci si riprenda gli spazi, ma in nome della cittadinanza, non già dell’antifascismo. Chiudiamo l’epoca degli “anti”, su cui è facile costruire una politica accusatoria, e ci si faccia carico di una politica differente.

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