Giornata mondiale del Rifugiato? Rifugiamoci

Oggi si celebra la giornata mondiale del Rifugiato, promossa dall’UNHCR ( Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ). Visto che spesso questo genere di celebrazioni tiene nascoste le verità su questi temi , noi vogliamo provare a mettere in fila alcune delle problematiche irrisolte del diritto d’asilo in Italia……

Legge sul diritto d’asilo

Nonostante da un ventennio siamo coinvolti appieno nei processi migratori come paese d’arrivo e nonostante abbiamo, dalla fine degli anni ottanta subito delle profonde trasformazioni sociali attraverso la presenza di migranti, dopo anni di sensibilizzazioni da parte del mondo dell’associazionismo e degli enti di tutela, il nostro sistema legislativo è ancora privo di una legge organica sul diritto d’asilo. Si consideri che l’avere nel proprio ordinamento una legge che regoli il diritto d’asilo è considerato uno dei requisiti fondamentali per accedere alla Comunità Europea. Tale assenza appare più grave in quanto la stessa Carta Costituzionale prevede e delinea il diritto d’asilo all’articolo 10 con una formulazione più estensiva di quella prevista dalla Convenzione di Ginevra del 1951. E’ esattamente la mancata applicazione di questa norma costituzionale ad apparire come una contraddizione troppo stridente per la nostra cultura giuridica. Vi è anche una lettura politica di questa assenza : i nostri costituenti avevano prefigurato un ordinamento che tutelasse i diritti umani nella loro complessità anche in assenza di un fenomeno migratorio così sviluppato come è stato negli anni successivi. La classe politica dagli anni 80 in poi, invece, non ha saputo e non ha voluto interpretare quella norma per affrontare una parte consistente del problema delle migrazioni, quello relativo al diritto d’asilo e alla protezione dei soggetti vulnerabili. L’assenza di lungimiranza è così evidente che le statistiche ci dicono che spesso sono i minori non accompagnati a farne le spese in maniera più pesante per il mancato accesso alla procedura per il diritto d’asilo.

L’accoglienza

Il nodo dell’accoglienza resta uno dei problemi più intricati e complicati che vi siano sul terreno del diritto d’asilo. L’Italia ha prodotto un sistema di accoglienza ( Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) che si potrebbe, simpaticamente, definire statale perchè inserito in un articolo della legge Bossi-FIni che lo istituisce come tale. Tuttavia lo SPRAR ( acronimo per addetti ai lavori ) si può definire l’evoluzione del Programma Nazionale Asilo ( PNA) che a partire dal 2001 è stato lo strumento prodotto da un numero di organismi di tutela dei migranti che elaborò quello che si può definire il modello di “accoglienza decentrata” , cioè l’idea che i POCHI arrivi di richiedenti asilo sul nostro territorio potessero essere accolti in piccoli numeri su tutto il territorio evitando le grandi concentrazioni e consentendo una migliore interazione ( non integrazione) fra richiedenti asilo e popolazione locale.

Tutto ciò, se funziona sul piano del metodo, vale purtroppo solo per numeri ridotti rispetto alle esigenze reali del fenomeno. Nello SPRAR si possono accogliere circa 2000 persone , mentre i richiedenti asilo in igresso si attestano mediamente sui 12/13 mila all’anno. E’ del tutto evidente che a tutti coloro che non usufruiscono di tale Sistema non è garantita nessuna forma di tutela reale e che spesso gli stessi richiedenti asilo e rifugiati si trovano imbrigliati nelle maglie del lavoro nero e sottopagati alla stregua di coloro che nella vulgata securitaria tanto di moda oggi vengono definiti clandestini.

La normativa europea, in questo senso, ha provato a definire criteri comuni ma ancora con scarsi risultati. Di recente, infatti, anche l’Italia ha recepito alcune direttive che migliorano il quadro, ma solo per alcuni aspetti: si è superata la pratica del trattenimento dei richiedenti asilo nei centri di identificazione, ma i nodi reali che attengono alla possibilità di dispiegare forme concrete di accesso ai diritti primari sono ancora tutti sul piatto.

I respingimenti alla Frontiera

Una delle questioni volutamente tenute fuori dalla discussione sul diritto d’asilo è legata alle norme che prevedono il respingimento alla frontiera di tutti coloro che arrivano nei porti e negli aeroporti nazionali. Se è vero che vi sono alcune prassi ( anch’esse discutibili ) di accesso alle procedure per coloro che arrivano sui natanti nelle coste sud del paese, Lampedusa per esempio, è vero anche che la prassi per coloro che arrivano nelle frontiere ufficiali è molto meno democratica e garantista. Quello dei respingimenti alla frontiera è un ambito assai articolato che, purtroppo, viene gestito con un margine didiscrezionalità assai alto da parte delle forze di Polizia. Spesso coloro i quali vengono scoperti senza documenti sulle navi o sugli aerei che fanno ingresso in Italia non conoscono la possibilità di chiedere e anche quando sono a conoscenza di questa possibilità le forze di polizia non consentono l’accesso alla procedura per il diritto d’asilo: Infatti coloro i quali si trovano su un mezzo che sosta in area internazionale ( come un porto o un aereoporto ) sono soggetti che formalmente non hanno fatto in ingresso sul territorio nazionale, quindi respingibili. I numeri di respingimenti che avvengono nel porto di Ancona , Brindisi e Bari complessivamente superano le migliaia ogni anno. Nessun ente di tutela o organismo internazionale accede realmente a quelle aree quando vengono effettuati respingimenti di persone vulnerabili. Molti sono stati i casi di donne in gravidanza o minori impropriamente respinti in quel modo.

Questi sono solo una parte dei problemi irrisolti del diritto d’asilo in Italia; molto altro vi è da prendere in considerazione. Per questo motivo siamo convinti che oggi non vi sia nulla da festeggiare.

Gianluca NIGRO

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Pubblicato il giugno 20, 2008, in MIGRANTI, sicurezza con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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