REPUBBLICA’s VERSION

estratto1

 

 

 

Questo l’estratto più malizioso del resoconto di Repubblica http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=K9YJ9 sui travagliati rapporti tra maggioranza, solida ed in crescita, ed opposizione all’interno del PRC. Se non fosse che di recente si parla solo in termini di gossip dei rapporti interni al PRC , sarebbe utile notare come l’area vendoliana, spesso smentita da quella Bertinottiana sulle scelte politiche fondamentali ( accordi con sd e verdi, necessità immediata della scissione, rapporti e presenze nelle maggioranze locali )….. si dovrebbe ripartire davvero su cosa è stato l’ARCOBALENO prima e il Congresso di Chianciano poi. Andiamo con ordine:

  1. La candidatura di Bertinotti, sponsorizzata più dai suoi che da se stesso, è apparsa come la meno indicata a rimettere in piedi i rapporti a sinistra e la campagna elettorale è stata condotta all’insegna dell’equilibrismo più bieco. Qualcuno ricorderà, a titolo mdi esempio, la famosa solidarietà a Giuliano Ferrara espressa da Bertinotti, http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/politica/verso-elezioni-16/ferrara-dayafter/ferrara-dayafter.html che fece incazzare le femministe , alcune delle quali poi hanno comunque fatto da apripista alla candidatura di Vendola al Congresso, ma non solo. Poi ci furono i richiami , strumentali e quasi ridicoli , di apertura a Boselli e alla costruzione di una forza socialista http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=17131 e http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=17112
  2. Venne il giorno, ad elezioni ancora in corso, del famigerato ” Soggetto Unitario e Plurale” , che come scherzosamente disse qualcuno ” letto l’acronimo al contrario viene fuori PUS”. Giordano , ancora reggente del Partito, cavalcò per un lungo periodo questa famigerata quanto inutile e politicista espressione , dichiarando, poi, in prossimità del congresso che non intendeva dire che Soggetto Unitario e Plurale equivalesse a scioglimento del PRC.
  3. Giordano, Bertinotti, Gianni, Caprili, Migliore, Sansonetti …. in campagna elettorale erano convinti che l’operazione ARCOBALENO fosse in grado di produrre un soggetto politico che oscillasse dal 10 al 15% dei voti. Poi si sono convinti, sempre loro, che il Partito ( PRC , si intende) fosse saldamente nelle loro mani nonostante avessero prodotto la catastrofe. Anche in questo caso si sono sbagliati.
  4. A luglio si apri il più folle ( in senso positivo) congresso della storia dei partiti. Forse l’unica volta nella storia politica di questo paese che all’apertura dello stesso non si aveva l’idea di chi potesse essere davvero il nuovo segretario. Dopo lunghe nottate trascorse a discutere di linea politica – non di accordi sotto banco , come si potrebbe pensare – si arrivò all’elezione di Paolo Ferrero. In quel congresso si capì che quello che oggi Repubblica ipotizza su altri versanti, cioè il distacco fra Bertinotti e Vendola, ha radici profonde che vengono da lontano e che all’interno di quel congresso hanno avuto un proprio inizio. Lì, in quel congresso, Bertinotti, produsse un documento che tenesse dentro tutti, quindi cercò di trovare l’accordo per una sintesi. Il tranello stava nel fatto che non era una sintesi di linea politica che aveva come scopo il rilancio del PRC , ma si proiettava dentro una logica che appariva come se il potere taumaturgico del leader carismatico, anche se un po in declino, potesse rimettere a posto le relazioni – politiche prima ancora che personali – fra Ferrero e il resto del mondo, senza cambiare idea sulla necessità di sciogliere il PRC .
  5. L’elezione di Ferrero a Segretario produsse una reazione scomposta di Vendola, che nel dichiarare guerra a questa maggioranza, diede di se l’idea, almeno a chi scrive, di non avere nessun profilo da leader , oltre alle sue già note capacità oratorie. Altri sono i segnali in cui la divisione fra Berinottiani e Vendola ha preso forma: il sostanziale rifiuto di di molti elettori del secondo documento congressuale ( Vendola ) del centro-nord a sostenere l’ipotesi della scissione e una diversa valutazione , espressa anche pubblicamente da Bertinotti, anche se in chiave di una inopportunità del momento non tanto nell’idea di fondo che , lo stesso Bertinotti, nella tesi 12 dodici delle sue 15 tesi http://www.rifondazioneperlasinistra.it/index.php?option=com_content&task=view&id=178 riprende richiamando ad una versione riveduta e corretta dell’Arcobaleno.
  6. Vi è stata poi una presa di posizione , banale quanto fintamente ideologica, sul definirsi comunisti e sulla indicibilità di questo termine. Alla base di questo ragionamento introdotto da Bertinotti, che forse potrebbe collegarsi con le dichiarazioni della campagna elettorale sulla necessità di un nuovo socialismo ( si immagina senza nessun retaggio marxista ) e che viene articolato meglio nelle 15 tesi, vi è la volontà di rappresentare coloro i quali immaginano una RIFONDAZIONE del comunismo in un ottica work in progress come dei vetero dementi primitivi . Se in Bertinotti si può ravvisare la volontà, da parte sua, di una ricerca politica, per quanto con strumenti che appaiono vecchi e usurati ( unità delle sinistre, nuovismo condito da elementi di neo moderazione a sinistra) queste posizioni sono state spesso utilizzate per descrivere come troglodita chi, come me, ritiene che il PRC non si tocca e che vi è un orizzonte più ampio , anche sul piano dell’efficacia, nell’idea della Rifondazione che non nel big bang di cui parla Bertinotti nelle 15 tesi.
  7. La banalizzazione strumentale ed orientata da chi in questi anni ha mantenuto rapporti stretti con la stampa “borghese” ha assunto toni talmente preoccupanti sul piano del dibattito da divenire intollerabili: le dichiarazioni di Sansonetti sulla vittoria di Luxuria all’isola dei famosi e il suo dichiarasrsi indipendente nella costruzione del giornale indicano un mutamento di stile anche nelle relazioni formali fra un pezzo e l’altro del Partito.

Quelle di oggi sono solo l’ultimo, non definitivo, pezzo di un mosaico qui vagamente abbozzato di un percorso più articolato che ha portato una parte del PRC, soprattutto anche se non esclusivamente, espressioni del mondo istituzionale e una parte degli ex giovani comunisti, che si sono trasformati essi stessi in ceto politico autoreferenziale quanto ciò che una volta contestavano, a produrre una scelta che una volta si sarebbe definita semplicemente opportunistica.

Il Partito Sociale, io credo, è il modo che ci stiamo dando per riprendere le fila di una trasformazione sia della società sia del Partito, nonostante la pessima eredità che i nostri “compagni” ci hanno lasciato. Partito sociale significa soprattutto porsi il problema dell’efficacia del proprio agire politico.

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Pubblicato il dicembre 23, 2008, in rifondazione comunista, sinistra, Uncategorized con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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