La mossa dell’arrocco e le troppe mosse del cavallo

otto-e-mezzo

Una risposta a Ritanna Armneni sulla morte di Rifondazione.

Come molti anche la Armeni non si sottrae ad un giochino che anche a sinistra produce pensieri immobili e stantii e cioè quello del ” o con me o contro di me” . L’articolo di oggi sul Riformista merita una risposta articolata e precisa a dichiarazioni che sembrano avere il profilo dell’analisi invece sono il rigurgito oltranzista di chi è espressione di una linea politica che ha perso, congresso e soprattutto elezioni, e forse è complice nell’assassinio di quel corpo che si chiama Rifondazione Comunista. Veniamo alla de(ri)costruzione dell’articolo della Armeni:

http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=search&currentArticle=KBH63

Si parla di penetrazione e attraversamento dei movimenti di massa. Sarebbe utile dire che tranne in rari casi il nostro contributo all’interno dei movimenti, parlo di quello organizzato non di quello singolo e molecolare , non sempre è stato positivo; diciamocelo pure che vi è stato chi nel nostro partito seguiva l’idea che quel movimento fosse necessario egemonizzarlo, dargli l’imprinting nostro e “orientarlo”. I nostri ex giovani che facevano di mestiere i “rappresentanti del movimento” e come dice De Palma al congresso, andavano a tagliare le reti dei CPT, salvo poi scoprire , è utile dirlo , che le persone presenti nel CPT non sapevano di cosa si trattasse e uscivano , per poi essere riprese dalla polizia e rispedite a casa prima del termine. C’era chi in campagna elettorale solidarizzava con Ferrara per aver preso due uova e non con le donne vittime degli strali dell’ex collega dell’Armeni. C’era , e c’è ancora, chi pensava che partecipare attivamennte al referendum fatto dal sindacato fosse una invasione di campo e che un partito non deve entrare nelle discussioni che riguardano i lavoratori. C’era chi decretava la fine del Governo Prodi pur facendo il Presidente della Camera. Cera chi il ruolo di Presidente della Camera non lo aveva discusso col partito. C’era chi a Viareggio, da vice presidente del Senato diceva che i Rom in effetti sono un problema, che chi denunciava le campagne securitarie e xenofobe costruite ad arte forse non conosceva bene la realtà. Questi esempi , come tanti altri, danno l’idea della volontà di eterodirezione dei processi politici e sociali e marcano la differenza con chi oggi vuole produrre una pratica di diversità politica.
La lotta allo stalinismo è stata condotta solo sul piano della cultura e non sul piano della pratica. Come non riconoscere che il PRC, suo malgrado, è stato bertinotticentrico e che i suoi gruppi dirigenti , ancora oggi sono considerati da Vendola, Giordano ecc, una zavorra. L’uso autocentrato della stampa e dei media non davano l’idea di un partito aperto ma di un partito che ricalcava, forse scimmiottava , il culto della personalità. Anche i comunisti italiani si autorappresentavano come un partito più plurale del nostro.
Oggi ne paghiamo, tutti, un prezzo.
Quella che nell’articolo viene definita ricerca innovativa c’è stata ma anch’essa va interpretata e forse reinterpretata; non si può, oggi, sostenere che i repentini cambi di linea politica fossero solo lo strumento che producesse elementi di innovazione. Le continue mosse del cavallo, altro che arrocco , fatte da Bertinotti, spesso non erano patrimonio del partito o di una sua linea politica, ma di pochi eletti e passatemi il termine ,cortigiani, che avevano come scopo di darsi luce nuova. Essi hanno mostrato l’incosisstenza e l’assenza di un progetto. La non violenza, per esempio, l’ho sentita criticare nei corridoi e elogiare dai pulpiti.
Sentirsi dare del qualunquista e del populista da chi sostiene convintamente la rivoluzione gentile e poi parla di crampi allo stomaco quando deve intervenire nelle assemblee di partito assume una forma quasi ridicola.
Bene, il taglio dell’articolo della Armeni rende giustizia ad Ella e a chi al congresso, ma soprattutto nella pratica , combatte perchè quel partito da lei tanto amato, fatto di carrierismo, incosistenza, leaderismo venga subito archiviato e si dia volto a quell’autoriforma di cui la sinistra e i comunisti dovrebbero essere capaci sempre.
E come disse il buon De Andrè ” dai diamanti non nasce niente , dal letame nascono i fior“.

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Pubblicato il dicembre 31, 2008, in rifondazione comunista, sinistra con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Bravo Gianluca

  2. rifondazione Nardò

    Ottimo intervento Gianluca….RIFONDAZIONE C’E’!!!

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