Non togliete al Sud per trasferire al Nord

«Non togliete al Sud per trasferire al Nord»

di Andrea del Monaco dal manifesto 22 gennaio 2009
Fondi Ue, si teme lo scippo
«Siamo di fronte al gioco delle tre carte. Il governo alimenta una drammatica guerra tra poveri, sposta ingenti risorse destinate alle politiche sociali e infrastrutturali del Sud dirottandole al sostegno della crisi produttiva del Nord», secondo Niki Vendola, presidente della regione Puglia. Ieri il governo ha annullato l’incontro con le regioni sulla rimodulazione dei Fondo Sociale Europeo ( FSE) e del Fondo Aree Sottoutilizzate (FAS) per sostenere le misure anticrisi. Non ha dato motivazioni ufficiali.
«Chiedetelo al ministro Fitto perché il Governo non si è presentato», risponde ad un cronista Vasco Errani, presidente della conferenza delle regioni. Il governatore dell’Emilia Romagna ha illustrato il contenuto di una lettera delle regioni inviata ieri al governo e alle parti sociali dove si esprime: «1) preoccupazione per la eccessiva dilatazione dei tempi e per la confusione ingenerata dalla diversità di posizioni nel Governo; 2) disponibilità a orientare le risorse del FSE su interventi mirati in funzione anticiclica e integrati con politiche attive e passive del lavoro».
Tuttavia le regioni non vogliono riprogrammare i Programmi Operativi Regionali, già approvati dalla Commissione europea, poichè si determinerebbero significativi ritardi nell’attivazione degli interventi e chiedono al Governo di allungare il periodo di cassa integrazione ordinaria e di finanziare gli ammortizzatori in deroga (ad esempio per i precari o le imprese sotto i quindici dipendenti). Ma solo a condizione di usare altre risorse, il costo di questi interventi non deve essere scaricato sul FSE. Per Errani, il Governo, se destinasse agli ammortizzatori sociali per il 2009-2010 otto dei 15,3 miliardi del FSE, «da un lato, violerebbe i regolamenti comunitari» perché il FSE va speso nell’arco di sette anni dal 2007/2013; dall’altro, «il sistema della formazione già programmato salterebbe».
Le regioni sono preoccupate per il consolidamento della programmazione del FAS, temono che il governo scippi sia la quota loro attribuita da Prodi per il 2007/2013 (17 miliardi per il sud), sia i resti della programmazione 2000/2006. Nel primo caso si tratta di risorse spesso già messe a bilancio (Piemonte e Calabria) redigendo i PAR ( programmi attuativi regionali). Dove è il trucco? I PAR, malgrado siano già stati redatti dalle regioni, se non sono stati approvati dal comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) non esistono, sono una pura astrazione contabile.
Secondo Vera Lamonica, segretaria confederale Cgil, il Governo deve mettere fondi propri sugli ammortizzatori, non sottraendo risorse già impegnate dalle regioni in politiche del lavoro. Sugli investimenti «si devono restituire alle regioni le somme del FAS sottratte per fini impropri». I documenti di programmazione vanno attuati e non riprogrammati.
Secondo l’economista Mimmo Cersosimo, vicepresidente della regione Calabria, il Governo è inverosimilmente inconsapevole del peggioramento dei dati congiunturali della crisi, e i fondi meridionali servono per affrontare la strutturale disoccupazione del Mezzogiorno. «Non ci sottraiamo ai doveri della coesione sociale italiana, tuttavia i fondi calabresi non possono essere usati per i cassintegrati della Fiat al Nord».

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Pubblicato il gennaio 23, 2009, in rifondazione comunista, sinistra con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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