I sinistrati della sinistra


vendola-e-bertinottiLe evoluzioni delle divisioni politiche ricalacano un pò quelle delle guerre. Fino alle guerre mondiali i morti di una guerra erano gran parte soldati di eserciti degli stati o fazioni in conflitto, successivamente si è avuta una involuzione, ossia in tutte le guerre il maggior numero di morti si è avuto fra i civili, i quali non avevano deciso di prendere parte a quelle guerre. Qui, in Rifondazione, è un po’ lo stesso: i militanti non la volevano questa guerra e tantomeno questa scissione. Sono le vittime civili di una strategia decisa altrove.
Oggi, che in maniera confusa, si è consumata una scissione nel PRC, il quadro invece che essere più definito è più fosco e incasinato. Da un lato gli scissionisti che in realtà non hanno completato il percorso di separazione perchè non sanno indicare una via: Vendola viene sbeffeggiato da Bertinotti nel suo congresso, prende meno voti dell’ex presidente della Camera in una situazione ridicola in cui quest’ultimo non era candidato; Giordano blatera sinistre del futuro, che però non lo vedono protagonista e Migliore media in una situazione altamente confusa. Chi resta? Apparentemente molti di più del previsto, anche se alcuni sembrano più per incertezza che per convinzione.

In questo quadro si consumano ipocrisie vecchie e nuove. Il discorso di apertura dell’assemblea di Chianciano di Vendola trasuda veleno ed è di rara violenza. http://www.nichivendola.it/it/srv/homepage/un-altro-partire-2.html

.Vi è una finta distensione, ma le dichiarazioni ansa successive rendono esplicito il vero intento.“Nichi Vendola conferma il suo addio a Paolo Ferrero rincarando le critiche nei confronti del Prc. È accaduto stamani con l’intervento conclusivo del governatore della Puglia che ha sancito la nascita del «Movimento per la sinistra». «Caro Ferrero – ha esordito Vendola – quel tuo giudizio con il quale ieri ci siamo lasciati è banale, è una festa dell’ipocrisia dirci ‘non andate vià. Purtroppo lo hai detto quando già ero uscito di casa. E non è neanche vero che andiamo a destra e che siamo una corrente esterna del Pd. I democratici non hanno paura del vostro Prc. Il moderatismo di Veltroni non si sente incalzato dal vostro settarismo. Voi rappresentate l’antagonismo delle chiacchiere». Il leader del «Movimento per la sinistra» ha detto invece che il Pd «teme la lotta vera e l’analisi politica». «Noi abbiamo – ha proseguito – la radicalità per andare dentro alle cose». Un’altra sferzata Vendola l’ha rivolta a Ferrero quando gli ha ricordato i fischi che ha ricevuto dagli operai dell’Ilva di Taranto: «Non ricordo con gioia quell’episodio. Io lo sapevo. Infatti non basta portare simboli più grandi della falce e martello perchè gli operai siano per forza pronti ad accoglierti. Dovresti imparare com’è cambiata la fabbrica». Un altro accenno alla scissione Vendola l’ha fatto in conclusione del suo discorso: «Posso dire con franchezza che oggi non sento nessun dolore mentre a giugno ho vissuto un grande turbamento. Non c’è in me nessun dolore lancinante dopo 18 anni in Rifondazione comunista». «La necessità di restituire l’utilità sociale al fare politica è un tema – ha detto ancora Vendola – più grande della nostra sofferenza. Di fronte alla paralisi che rende la sinistra caotica e impotente dobbiamo essere noi a fare qualcosa, a fondare la vera sinistra. Lo faremo a condizione di non essere domani la caricatura di quello che siamo stati ieri»” Si ridicolizza Ferrero e tutti coloro che riamngono in Rifondazione, si fanno richiami alla storia del PCI omettendo molti elementi di valutazione, offendendo pesantemente tutti coloro che non vengono da quella storia e si reiterano bugie sulle vicende appena trascorse. Il tutto attorniato da campagne stampa davvero vergognose e imbecilli, come l’intervista di Sansonetti a Libero intervista-a-sansonetti1 o le dichiarazioni di ex dirigenti ( fortunatamente ex) come Zipponi e Squassina contro il neo direttore di Liberazione Dino Greco zipponi-e-squassina-su-dino-greco. La personalizzazione della politica rende incapaci a fare discorsi politici. Gagliardi vede in D’alema i leader del futuro, come avevamo già previsto nel post la sinistra del futuro. https://gianlucapasa.wordpress.com/2009/01/22/la-sinistra-del-futuro/
La sovraesposizione mediatica dei Vendoliani nonostante tutto non produce gli effetti sperati; delinea infatti una assoluta incapacità di Nichi Vendola a svolgere le funzioni di leader e mostra una tracotanza inverosimile nella gestione delle relazioni politiche. Il grande dramma è che le ragioni vere del cambio di passo culturale e politico non vengono nemmeno abbozzate. Il buon Nichi, come sua prassi, sciorina suggestioni evocandole, ma il perimetro politico entro cui affrontarle non lo definisce mai. Nella sua, nostra, Puglia le sue suggestioni hanno perso l’appeal iniziale e hanno lasciato quasi immutata la condizione reale delle sue genti, esattamente per questo motivo.
Il ragionamento per il futuro non può che essere politico: oltre ad autocandidarsi a coprire uno spazio vagamente riformista i neo scissionisti quale profilo avranno sulle politiche concrete? Naturalmente parto già dal presupposto che costoro siano già altro rispetto a chi resta in Rifondazione Comunista. Il PRC ha deciso in maggioranza di ripartire dalla costruzione di una vera opposizione ma non solo come scelta di breve periodo. Ha capito, infatti, che l’assenza o la debolezza nel radicamento sociale, non può essere controbilanciata da una squadra, seppur brava, di parlamentari o senatori, ma deve ripartire dai soggetti in carne ed ossa. Le due cose devono andare insieme, i secondi devono essere espressione dei primi non solo in linea formale ma anche in linea concreta.
La fase che ci attende è difficile e gestirla in un quadro di veleni come quello attuale è piu difficile, tuttavia siamo convinti che la giustezza della linea politica introdotta possa superare ampiamente anche i tentativi squallidi di colonnelli di un esercito di soldatini di piombo, incapace ad autodefinirsi ma con la presunzione di definire noi.
Il fatto che il sistema mediatico sia quasi completamente schierato con l’operazione di Vendola non deriva dal fatto che essa è più giusta, ma è la cifra della funzionalità ad interessi dei poteri forti nei confronti di questa collocazione di Vendola e dei suoi omini: assenza di una vera opposizione, subalternità alle scelte del sistema delle imprese, capacità di inglobare le resistenze sociali.
Quella di Vendola non è una rivoluzione e soprattutto non è gentile. E’ ipocrita e violenta. Addio senza alcun rimpianto da un non violento a tutti quelli che se ne vanno.

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Pubblicato il gennaio 25, 2009, in rifondazione comunista, sinistra, Uncategorized con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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