L’emergenza non c’è. Il Governo vuole un carcere a cielo aperto.

intervista di Stefano Galieni

Giafranco Schiavone, del direttivo Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) è fra i redattori di un documento, realizzato da una serie di associazioni riunite nel “Tavolo Asilo” pubblicato ieri, e con cui si esprime sconcerto e preoccupazione per quanto sta accadendo a Lampedusa.
Raggiunto dalle ultime notizie esprime sconcerto e non risparmia pesanti critiche alle scelte del governo italiano.

«L’emergenza è stata costruita, non siamo in un periodo in cui arrivano a Lampedusa tanti migranti e richiedenti asilo, anzi. Solo che, impedendo al centro tuttora in funzione, di funzionare come base di transito si congestiona il meccanismo. Dalla fine del 2005 fino ad oggi, chi arrivava restava nell’isola per 48 ore al massimo. Per cui il sovraffollamento c’era a volte, ma durava il tempo necessario al trasferimento. Mancava una precisa definizione giuridica del posto ma in Europa c’era chi considerava il centro una soluzione decente. Le identificazioni non venivano effettuate a Lampedusa e ogni procedura per definire lo status di ogni persona che sbarcava veniva svolta poi in strutture più adeguate della penisola».

Quindi vedi una forte responsabilità del governo?
Si credo che il governo dovrà risponderne anche in sede internazionale. Si tenga conto anche dei problemi logistici, i 1800 trattenuti per così tanto tempo, hanno ricevuto scarsa assistenza, anche sanitaria. Ne hanno pagato le conseguenze i soggetti più vulnerabili, i minori, le donne, le persone malate o che più avevano sofferto durante il viaggio. È assurdo pensare di poter effettuare tutte le procedure a Lampedusa.

Perché?
Ci sono problemi di due ordini. Il primo è di carattere materiale, l’isola anche con l’apertura del nuovo centro per le espulsioni, diventerebbe un mega carcere a cielo aperto. Un luogo in cui finirebbero migliaia di persone. Ma poi ci sono anche considerazioni legate al diritto. A Lampedusa non c’è alcun ufficio distaccato del tribunale, non ci sono sedi per garantire una seria e continuativa difesa legale. Chi richiede asilo avrà scarso accesso alle informazioni necessarie e, in caso di ricorso avverso al diniego si deve rivolgere al Tribunale di Palermo, 15 giorni di tempo per il ricorso e, se ci riesce una inutile attesa. I due aspetti finiranno con il creare una sorta di zona extraterritoriale, in cui diventa impossibile far rispettare effettivamente le norme internazionali.

Per quali motivi a tuo avviso si sono fatte scelte così sconsiderate?
Mah, una delle ragioni l’ha direttamente esposta Maroni. Il governo vuole costringere la Tunisia – da cui provengono molti migranti – a ratificare un accordo che permetta rimpatri collettivi (vietati dalle convenzioni internazionali) impedendo che chi sbarca si possa disperdere sul territorio nazionale. Ma anche questo è impossibile, a Lampedusa non ci sono neanche autorità consolari tunisine. E poi il diritto di difesa è garantito sulla carta, ma non praticabile, privo di effettività. Io sospetto però che ci siano altre ragioni e sospettare è più che legittimo. Da una parte la prospettiva di poter espellere verso “paesi terzi sicuri” o verso i paesi di transito, dietro lauto compenso, come è accaduto nel precedente governo Berlusconi, dall’altra la volontà di far esplodere la questione dell’asilo.

In che senso?
Con questi provvedimenti aumenterà il numero delle persone che, per evitare il rimpatrio, chiederà asilo. L’aumento delle richieste verrà strumentalizzato per restringere le procedure di accoglimento delle domande.

Cosa pensi della decisione di aprire il Cie presso la ex base nato “Loran”?
Quel centro non va aperto Non ci sono le condizioni ordinarie per tenere una struttura del genere nel mezzo del Mediterraneo. Se il centro apre si viene a creare una situazione unica nel contesto europeo. Non c’è spazio per operatori e avvocati. E poi c’è un fatto materiale, oggi gli arrivi sono scarsi ma cosa succederà quando arriverà la bella stagione? La risposta del governo alle proteste degli abitanti dell’isola è assurda. “Tanto vedrete che non arriveranno più”. Lì si gioca una partita di cui non conosciamo le carte sulla pelle delle persone presenti.

Sappiamo che c’è poi il problema dei minori, spesso non accompagnati?
Già i controlli non avvengono in maniera adeguata. C’è sovraffollamento e tensione e i controlli sono superficiali. Capita che minori non vengano riconosciuti come tali e considerati adulti. La norma prevede esami e, in caso di dubbio, si è giudicati minori. A Lampedusa si fa un solo esame, la radiografia del polso, manca un range di errore, manca una attenta valutazione dei singoli casi.

Cosa pensi sia necessario fare subito?
Intanto un monitoraggio internazionale. L’Italia è sotto osservazione da anni. La degenerazione del dibattito nel Paese, non consente di agire efficacemente senza inquadrare la situazione in un contesto europeo. Parlamento europeo e commissione debbono intervenire. Chi si occupa di queste cose in Italia non ha neanche accesso alla documentazione, non sappiamo neanche se vengano effettivamente notificati alle persone i decreti di espulsione. Come “Tavolo” abbiamo comunque chiesto un incontro urgente con il ministro dell’interno.

Intanto migranti e autoctoni manifestano insieme contro le scelte del governo
Il tentativo di trasformare l’isola in una immensa struttura detentiva ha creato una sola opposizione. Del resto dal governo arrivano solo risposte e promesse assurde.

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Pubblicato il gennaio 28, 2009, in MIGRANTI, sicurezza, sinistra con tag , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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