Archivio mensile:aprile 2009

La crisi della sinistra? Questa notizia è il riassunto più sintetico che si possa fare

cofferati

da

http://bologna.repubblica.it/dettaglio/comunale-cofferati-condannato-per-comportamento-antisindacale/1624124

Sergio Cofferati, nella sua veste di Presidente del Teatro Comunale, è colpevole di comportamento antisindacale nei confronti dei dipendenti della Fondazione. Il giudice del Lavoro Filippo Palladino ha infatti accolto il ricorso di due sigle sindacali, Fials e Cisl, contro la decisione della Fondazione di decurtare la paga non solo a coloro che aderirono agli scioperi del 22, 24, 26 e 27 marzo, ma anche ai lavoratori che quelle sere si presentarono in palcoscenico. Poiché La gazza ladrà non andò in scena, la Fondazione aveva applicato il principio della non ricevibilità della prestazione, informandone i dipendenti con un comunitato che il giudice ha ritenuto lesivo della libertà di sciopero. Secondo la sentenza depositata ieri, la Fondazione si farà carico delle spese processuali e risarcirà i dipendenti che non aderirono allo sciopero.

(27 aprile 2009)

Scene da una manifestazione: Pisa 18 aprile 2009

Cos’è la destra oggi. Due articoli per una introduzione alla destra del 2009

neofascisti

neofascismo-oggi-saverio-ferrari1

populismo-selettivo-rodota

OITBS-MANOVRA-DIPENDE

Emilio Molinari – Acqua Bene Comune

da www.pieroricca.org

Camere Penali su sicurezza: Norme dannose e incostituzionali

da www.adnkronos.com

Roma, 22 apr. (Adnkronos) – Le norme contenute nel decreto sicurezza ”sono per la maggior parte inutili, dannose ed a rischio di incostituzionalita”’, E’ quanto afferma il segretario nazionale dell’Unione delle Camere Penali (Ucpi) Lodovica Giorgi che, commentando il via libera definitivo del provvedimento evidenzia come ”il patto fra maggioranza e opposizione che ha condotto alla conversione in legge del decreto sicurezza sacrifica sull’altare della propaganda i piu’ fondamentali diritti della persona e lo stesso sistema di valori costituzionali che regola il nostro ordinamento”.

I suicidi in carcere e l’etica della responsabilità

sbarreSandro MARGARA

da fuoriluogo Aprile 2009

La metto così: il carcere è, e in sostanza è sempre stato, una questione totale: cioè, una questione in ogni suo aspetto, un continuum di criticità, che si tengono tutte fra loro. La questione dei suicidi in carcere, a mio avviso, va letta così. Nel contesto del carcere, per dire una cosa ovvia, tutto quello che dovrebbe rilevare sul nostro tema è la sua vivibilità o la sua invivibilità. Il discorso potrebbe allora svilupparsi nella ricostruzione di tutti i fattori e dinamiche di invivibilità, non pochi e non leggeri. Poi, bisognerebbe attuare una strategia dell’attenzione nei confronti di coloro che soffrono in modo speciale la invivibilità.
Ma c’è, indubbiamente, a monte di questi aspetti, un primo punto che non può essere ignorato: ed è quella che potrebbe essere chiamato la «vivibilità dell’arresto», che ha un proprio rilievo, provato dal dato statistico (ricavato dal libro di Baccaro e Morelli: «Il carcere: del suicidio e di altre fughe», letto in bozza) che il 28% dei suicidi in carcere si verificano entro i primi dieci giorni e il 34% entro il primo mese. Sotto questo profilo del «tintinnio delle manette», il carcere fa solo da cornice al precipitare di vicende individuali, rispetto alle quali un sistema di attenzione degli operatori non è facile, specie in presenza di certe strategie processuali. Naturalmente, c’è chi dirà: «Non vorrai mica che il carcere non faccia paura?».
Ma veniamo ai fattori di invivibilità del carcere, subìti e sofferti da tutti e da alcuni fino a rinunciare alla vita. Il primo è quello legato al sovraffollamento, che ha due aspetti a cominciare dal fatto di vivere a ridosso immediato di altre vite, il levarsi reciprocamente l’aria, il che non è affatto poco (gli esperimenti per le scimmie dicono che diventano nervose: e gli uomini?). Ma poi, in una struttura sovraffollata, inevitabilmente le disfunzioni sono infinite. Si lotta per sopravvivere a livelli minimi.
Il Comitato per la Prevenzione della Tortura del Consiglio di Europa (Cpt), ha considerato la situazione di sovraffollamento in carcere, come «trattamento inumano e degradante». Tanto maggiore sarà la invivibilità quanto più si accompagnerà alle lunghe permanenze in cella, a fare della cella il luogo di una vita invivibile. E la normalità, in situazioni del genere, è che dalla cella si esce solo per brevi periodi «d’aria», ma non per lavorare o per altre attività né, per molti dei detenuti (stranieri, persone sbandate per le ragioni più varie, etc.), per avere colloqui con i familiari. E’ possibile costruire prospettive di uscita da queste situazioni? Lo impediscono: la povertà delle risorse organizzative del carcere su questo versante, le risposte sempre più difficili e spesso negative della magistratura, lo stesso ridursi delle possibilità o la mancanza di queste per la fascia sempre più numerosa degli stranieri, che attendono solo l’espulsione (nei grandi carceri metropolitani sono ormai ben oltre il 50%, ma anche la media nazionale si avvicina al 40%). C’era una volta un Ordinamento penitenziario che dava delle speranze di permessi di uscita, di misure alternative, ma anche questi spazi si sono sempre più ristretti – per leggi forcaiole e per magistrati condizionati dal clima sociale che le produce – e le speranze si sono trasformate in delusioni.
D’altronde, il suicidio non è l’unico prodotto della invivibilità delle carceri: lo sono anche i tentati suicidi, come pure, spesso difficili da distinguere dai primi, i gesti autolesionistici. Tutto insieme, si arriva vicini all’inferno. C’è, comunque, una campagna della amministrazione penitenziaria per individuare e agire a sostegno dei soggetti più a rischio. Ma non si può sperare che questo serva quando gli sforzi necessari sono limitati da poche risorse, destinati a durare per poco tempo, come accaduto in passato, affidati ad un sistema di sorveglianza psicologica e psichiatrica mai costruito adeguatamente: il tutto sempre dentro quelle condizioni di invivibilità che si mantengono e si concorre anzi ad aggravare, come dimostra l’accelerazione delle dinamiche di sovraffollamento. Tento una conclusione. Sentire, tutti, la responsabilità di questi morti e del carcere che li produce è una scelta etica desueta.

Deja Vu infinito – Sfruttamento nelle campagne foggiane

da www.rassegna.it

Li hanno trovati a Cerignola, patria di Giuseppe Di Vittorio. Raccoglievano i carciofi senz’acqua potabile, senza finestre né servizi igienici. Per il sindacato “non sono fenomeni casuali né tanto meno residuali, ma radicati”

Schiavi nelle campagne di Cerignola, la patria di Giuseppe Di Vittorio. Erano 42 braccianti romeni, di cui almeno dieci donne. Vivevano in condizioni disumane in un garage, all’interno di una masseria nella localita’ ‘Borgo Tressanti’. Li hanno scoperti gli agenti di polizia del commissariato di Cerignola. Le condizioni in cui vivevano i romeni erano disumane: niente acqua potabile, nessuna finestra, né bagni né lavandini all’interno del garage. Qualche materasso buttato a terra. Sembra fossero stati reclutati per la raccolta dei carciofi.

“Ancora una volta, nella provincia di Foggia, è stato scoperto un casolare fatiscente adibito a vero e proprio lager”. Questo il commento della segretaria generale della Flai Cgil, Stefania Crogi. Una ennesima scoperta, afferma la dirigente sindacale, “che ripropone con violenza il tema delle condizioni di lavoro nel settore agricolo italiano e testimonia come lo schiavismo e lo sfruttamento non si fermino davanti a niente e nessuno e continuino a contraddistinguere un certo modo di fare impresa nel nostro paese”. Aggiunge poi Crogi: “Non sono fenomeni casuali né tanto meno residuali, ma sono assai radicati, specie in quelle aree del Mezzogiorno dove le istituzioni sono più deboli e le infiltrazioni malavitose più frequenti, e che dimostrano come vi sia ancora chi pensa di poter fare profitto violando i principali diritti umani degli uomini e delle donne che lavorano in agricoltura”.

Nei prossimi mesi in tutta Italia si svolgeranno massicce campagne di raccolta e saranno centinaia di migliaia i braccianti agricoli impiegati. Proprio in vista dell’estate “non è assolutamente pensabile – conclude la dirigente sindacale – che vi siano ancora altri lavoratori sfruttati e tenuti in condizioni disumane. È per questo che chiediamo alle istituzioni a tutti i livelli di svolgere fin da subito un lavoro di prevenzione e di controllo volto a spezzare le catene dello sfruttamento in agricoltura”.

16/04/2009 19:26

Il Consiglio d’Europa sull’immigrazione: l’Italia deve fare di più contro la xenofobia

da www.kligg.org e

http://www.polisblog.it/post/4245/il-consiglio-deuropa-sullimmigrazione-litalia-deve-fare-di-piu-contro-la-xenofobia

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Le 25 pagine del rapporto sull’Italia scritto da Thomas Hammarberg, Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, esprimono “profonda preoccupazione” per la sistematica violazione dei diritti umani di migranti e delle minoranze. Il rapporto che esce oggi si basa sulla visita di Hammarberg di gennaio.

Il commissario per i diritti umani ha incontrato esponenti del governo e delle amministrazioni locali, rappresentanti di organizzazioni governative e non, ha visitato i campi Rom della periferia romana e l’affollatissimo centro di espulsione di Lampedusa, e ha tratto delle impressioni e qualche conclusione.

Per esempio “una grande preoccupazione per i nuovi provvedimenti in materia di immigrazione e asilo, nel rapporto definiti “draconiani”( ossia eccessivamente duri), come l’aumento della pena per i migranti irregolari, il cosiddetto aggravante di clandestinità, oppure l’obbligo per i medici di denunciare chi ha bisogno di cure ma non ha i documenti.

Lo schifo continua…

puzzaDopo l’accordo indegno del Pd per le elezioni provinciali la confusione si accentua . Ora siamo nella situazione folle che la formazione di Adriana Poli Bortone – IO SUD- appoggia a Lecce una formazione di centrodestra, della quale ella è Vicesindaco, alla provincia di Brindisi una coalizione con il PD, sedicente di centrosinistra, al Comune di Brindisi una coalizione con La Destra di  Di Donna, quindi una coalizione di destra radicale.

ALTRO CHE TURARSI IL NASO, la puzza penetra comunque.

QUESTO È IL LABORATORIO DEL PD. COMPLIMENTI.

Laboratorio politico? Assomiglia a quello di Mengele.

strangeIl centrosinistra (?) brindisino ha definito ufficialmente la sua composizione per le prossime elezioni provinciali. Dopo aver eliminato nel peggiore dei modi il “disturbatore” Errico , rappresentante di una lotta feroce ai poteri forti e trasversali , ieri si è compiuta la peggiore operazione politica degli ultimi 30 anni . Se è vero che in molti pensano, non senza giustificazioni, che l’accordo politico che si è realizzato a Brindisi è la rappresentazione plastica di pratiche di annullamento della differenza di contenuti già consolidata , non si può oggi non gridare allo scandalo per quanto avvenuto.  Vedere  sulla stesso tavolo  Ferrarese ( presidente di Confindustria uscente) , Licchello ( segretario UIL Provinciale, in carica), Adriana Poli Bortone ( vice sindaco della giunta di centrodestra a Lecce e leader di Io sud), Salvatore Tomaselli ( deputato PD ) e tanti altri personaggi formalmente alternativi fra loro, fa pensare che si sia costruito il polo degli aspiranti vincitori di appalti.

E’ del tutto evidente che la partita è inquietante non per il profilo politico che assume, di per se indegno e indecente, ma perchè rende l’idea che non ci sono limiti al rispetto dei cittadini che hanno sempre visto questi soggetti, che oggi si stringono in un abbraccio mortale per al città e per la provincia, come la negazione l’uno dell’altro. Situazione similare è quella del passaggio di Lorenzo RIA , ex presidente della provincia di Lecce ( centrosinistra) nelle fila del pdl. Speriamo questo non sia l’idea di grande salento che ci vogliono propagandare.

Tutto questo rappresenta la politica che combattiamo da molti anni e mai come in queste occasioni la definizione ceto politico è così azzeccata. Non di visioni del mondo (Weltanschaung direbbero i filosofi ) alternative si tratta, bensì di autocelebrazioni su troni non concessi a vita e pur strappati al giudizio della verifica.

Che fare ?

Rifondazione comunista offre una sponda politica a tutti coloro che non vogliono questa  marmellata. Le liste sono aperte e i candidati e gli eletti saranno posti a verifica del loro impegno e della loro trasparenza sulle scelte politiche fondamentali.

Se nella provincia di Brindisi i due poli pd -pdl sono rappresentati da due uomini di destra l’auspicio e che anche nel 2010 alle regionali non avvenga lo stesso papocchio con due candidature identiche , ipotizziamo Fitto-Poli Bortone?

Il vero nodo poltico di questo patto ( che molto richiama negli aspetti simbolici i patti di sangue di altra natura) è l’assenza di analisi della crisi che stiamo attraversando, ancorchè declinata sul piano locale. E’ chiaro che l’idea di fondo che appartiene all’asse pd-pdl è quella di finanziare le imprese nella speranza che queste producano lavoro, come se in questi anni nulla fosse accaduto e dimostrato che le classi sociali più deboli non siano diventate ancora più deboli nonostante la quantità di risorse investite nelle aziende.

Se questa è la ricetta vuol dire che nel papocchio prodotto vi è qualche forma di malafede o l’incapacità politica di leggere i bisogni reali delle persone che vivono in questo territorio.

Personalmente sono persuaso che la costruzione di una vasta area di dissenso a questa operazione potrebbe condurre la cittadinanza a riprendere la voce che le è stata tolta.

Gli autori di questo accordo lo hanno definito “laboratorio” , palesando una incapacità a definirlo in altra maniera. Se laboratorio è assomiglia molto a quello del Dottor Mengele . La natura degli esperimenti e analoga anche se svolta su piani differenti.