Archivio mensile:aprile 2010

Proviamo a guardare lontano?

E’ evidente che la sinistra è morta nei suoi rituali, almeno in quelli nati dal dopo Bolognina e sviluppatisi negli anni 90. Alcuni dei principali esponenti della sinistra di quegli anni e di questi – Bertinotti, Veltroni , Rutelli – sono politicamente defunti e D’alema non si sente tanto bene.

Costoro hanno fondamentalmente utilizzato gli strascichi di pratiche consolidate dagli anni 70 in poi, senza introdurre elementi di novità e di analisi innovativa della società: hanno, per sintetizzare, prosciugato le forze dei vecchi partiti di massa e delle loro relazioni sociali. Hanno assorbito il leaderismo come elemento costitutivo del loro proporsi. Leggi il resto di questa voce

Annunci

SEI MINORI LASCERANNO CIE BRINDISI (ANSA) – BRINDISI, 16 APR

l'ingresso del CIE

Il giudice di pace di Brindisi Mario Gatti ha riconosciuto la presunzione di minore età per sei dei nove extracomunitari trasferiti mercoledì scorso dal porto di Napoli al Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Brindisi, in località Restinco. Il giudice ha disposto inoltre che gli stessi minori siano affidati ad una struttura protetta della provincia di Brindisi. Lo rende noto con un comunicato la Cgil di Brindisi, che stamani ha tenuto un sit-in dinanzi al Cie, esprimendo soddisfazione per la decisione del magistrato. L’udienza si tenuta all’interno del Cie brindisino. Oltre all’avv.Cristian Valle, difensore dei nove immigrati richiedenti asilo, all’udienza ha partecipato l’avv.Paola De Pascalis, dell’associazione Finis Terrae. Per i tre immigrati maggiorenni sarà presentato ricorso in Cassazione contro il decreto di convalida del trattenimento, perchè, secondo i legali, ci sarebbero state irregolarità procedurali da parte della Questura di Napoli. «La rete di soggetti sociali che sia a Napoli sia a Brindisi ha seguito e fatto emergere la vicenda – commenta la Cgil – ha consentito di verificare come si era di fronte a una piena violazione dei diritti. Questo dimostra che un’apertura agli enti di tutela e ai soggetti sociali, in queste vicende, consente di porre un argine alla ormai sistematica violazione dei principi fondamentali riveniente dalle norme poste in essere dalla legge Bossi-Fini»

Appunti sparsi sulle regionali

Bene, qualche commento a poche ore dai risultati elettorali mi è necessario, anche solo come traccia di un ragionamento che dovrà essere necessariamente collettivo.

Il quadro nazionale ci consegna un paese dove, nonostante le percezioni della sinistra, il berlusconismo è ancora forte e Berlusconi anche. La lega cresce e lo fa tenendo un doppio binario di azione: da un lato costruisce separatezze ( migranti, Nord – Meridione ecc. ), dall’altro costruisce radicamento sociale a partire dai bisogni che da quelle separatezze emergono. Viene fuori così una forza che , al di là dei nuovismi veltroniani e vendoliani, mostra come l’identificazione tra essere sociale ed essere politico sia la carta vincente per essere intellegibili ed efficaci. La candidatura della Bonino, ad esempio, parlava solo ad alcuni pezzi di società un po radical chic, mentre la Polverini con il retroterra di massa parlava, da destra, anche agli strati popolari.

La crisi si sente ed è perdurante e le forze della sinistra , comprese quelle del centro sinistra , stanno a guardare. Il lungo cammino di perdita di collocazione sociale da parte delle forze del centro sinistra ha prodotto gli effetti che sono sotto gli occhi di tutti noi.

La vicenda della Campania, anch’essa è paradigmatica: lì noi andavamo da soli, nostro malgrado, perchè non potevano darsi condizioni diverse se non accettando di introiettare le logiche profondamente di destra del candidato De Luca. Naturalmente paghiamo un prezzo politico, ma certamente ridotto rispetto a quanto è nei nostri obiettivi.

Ora, qualcuno vorrebbe un big bang attraverso il quale ridefinire rapporti, strategie e obiettivi della sinistra e del centro sinistra. Lo stesso Vendola parla di morte dei partiti. Lo fa naturalmente anche pro domo sua , mostrando una assenza di lungimiranza e cavalcando uno dei tanti nuovismi che egli rappresenta. Nichi, infatti, ha ottenuto un buon risultato ma non privo di contraddizioni interne e mettendo in moto degli elementi di novità comunicativa ( già presenti nella sua precedente elezione) che gli fanno credere che quella possa divenire la strada maestra. Poco si dice che anche in Puglia il calo dei votanti è stato di circa l’8%. Questo dimostra che nonostante il buon governo di Vendola la tendenza alla passivizzazione ha radici più profonde, che vengono anche corroborate da un ignobile sbarramento al 4% che non esiste nelle altre regioni. Qui è stato utilizzato come una clava per regolare conti interni alla sinistra e distogliendo lo sguardo da processi politici più generali. Da sempre le forze della sinistra sono per il diritto alla rappresentanza; solo nei sistemi liberali ottocenteschi, o dove vi è un’altra tradizione istituzionale, si usano i filtri dei sistemi elettorali per la vittoria politica. Ma questo è un altro discorso.

La Puglia del 2010 elegge un consiglio regionale altamente moderato, con un gran numero di ex socialisti eletti nelle fila della SeL e una parte di ex PD o ex UDC nelle fila della lista del Presidente. Si configura, così, una assemblea assai differente dalla precedente e sulla quale le forze della sinistra devono esercitare una forte attenzione perchè il rischio di implosione culturale e politica è alto.

La dissimulazione e lo spostamento al centro lo si ebbe già al momento del rimpasto di giunta dello scorso anno , quando con la scusa di rispondere agli avvisi di garanzia si produsse un cambiamento di orientamento politico: furono cacciati tutti i dalemiani e si fecero entrare gli ex margherita e assessori centristi.

Rimane, naturalmente, il dato della vittoria di Vendola, in una situazione di assoluta contro tendenza nazionale. Questo dato però va filtrato almeno nella parte che vuole una ripresa della sinistra e un eventuale accordo per le elezioni politiche del 2013. A quell’appuntamento si può e si deve arrivare con un’altra modalità. Sono in molti a pensare ad un Vendola candidato Presidente del Consiglio. E’ una ipotesi suggestiva, ma chiaramente sarà necessario vedere quale Nichi potrebbe arrivare a questo traguardo: quello dell’alternativa o quello della normalizzazione?

In questo quadro a noi cosa è dato fare? Io penso che sia arrivato il momento di una grande riflessione strategica che metta in campo ALTRE PRATICHE. Non è più possibile reggere lo scontro con la tattica e con una sproporzione di forze così elevato. L’oscuramento mediatico dopo l’uscita dal parlamento è diventato un grande problema, che non può essere affrontato con i siti web o con facebook, ma può essere minimamente colmato con la messa in campo dei corpi nella costruzione di lotte e di iniziative. Non v’è dubbio che questa è una prospettiva almeno di medio periodo, ma dalla quale non si può prescindere. Paradossalmente è la prospettiva di sinistra ad essere stata espulsa dal quadro politico generale.

C’è poi l’elemento del rapporto fra noi e SeL. Personalmente credo che le relazioni debbano giungere ad essere di riconoscimento reciproco e di collaborazione , fermo restando che non possiamo non mettere in evidenza le differenze di prospettiva. Partire dai contenuti è sempre lo strumento migliore in queste situazioni. Tutta la discussione dell’unità a sinistra è un tema che spesso viene utilizzato a sproposito e agitato male. Dobbiamo provare a unire i lavoratori, i precari, i migranti e coloro i quali hanno, secondo noi, la necessità di arrivare ad una prospettiva di classe, rifondata o meno. Non ci sono svolte organizzativistiche a questi problemi, ma solo culturali e di prospettiva. Le possibilità ci sono: è necessaria solo una maggiore consapevolezza collettiva interna ed esterna al partito.

Naturalmente la discussione si apre adesso.

Gianluca Nigro