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Proviamo a guardare lontano?

E’ evidente che la sinistra è morta nei suoi rituali, almeno in quelli nati dal dopo Bolognina e sviluppatisi negli anni 90. Alcuni dei principali esponenti della sinistra di quegli anni e di questi – Bertinotti, Veltroni , Rutelli – sono politicamente defunti e D’alema non si sente tanto bene.

Costoro hanno fondamentalmente utilizzato gli strascichi di pratiche consolidate dagli anni 70 in poi, senza introdurre elementi di novità e di analisi innovativa della società: hanno, per sintetizzare, prosciugato le forze dei vecchi partiti di massa e delle loro relazioni sociali. Hanno assorbito il leaderismo come elemento costitutivo del loro proporsi. Leggi il resto di questa voce

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SEI MINORI LASCERANNO CIE BRINDISI (ANSA) – BRINDISI, 16 APR

l'ingresso del CIE

Il giudice di pace di Brindisi Mario Gatti ha riconosciuto la presunzione di minore età per sei dei nove extracomunitari trasferiti mercoledì scorso dal porto di Napoli al Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Brindisi, in località Restinco. Il giudice ha disposto inoltre che gli stessi minori siano affidati ad una struttura protetta della provincia di Brindisi. Lo rende noto con un comunicato la Cgil di Brindisi, che stamani ha tenuto un sit-in dinanzi al Cie, esprimendo soddisfazione per la decisione del magistrato. L’udienza si tenuta all’interno del Cie brindisino. Oltre all’avv.Cristian Valle, difensore dei nove immigrati richiedenti asilo, all’udienza ha partecipato l’avv.Paola De Pascalis, dell’associazione Finis Terrae. Per i tre immigrati maggiorenni sarà presentato ricorso in Cassazione contro il decreto di convalida del trattenimento, perchè, secondo i legali, ci sarebbero state irregolarità procedurali da parte della Questura di Napoli. «La rete di soggetti sociali che sia a Napoli sia a Brindisi ha seguito e fatto emergere la vicenda – commenta la Cgil – ha consentito di verificare come si era di fronte a una piena violazione dei diritti. Questo dimostra che un’apertura agli enti di tutela e ai soggetti sociali, in queste vicende, consente di porre un argine alla ormai sistematica violazione dei principi fondamentali riveniente dalle norme poste in essere dalla legge Bossi-Fini»

La Sinistra e il Governo…..relazione pericolosa.

La sinistra al Governo......

Il giorno del giudizio è arrivato? Credo di no. Le Primarie , con tutto il loro carico di ambiguità devono ancora produrre i loro effetti. Il primo si è già disvelato: Vendola vince con uno scarto notevole sul concorrente piddino con tessera , Francesco Boccia. Figura debole anche se legata ai poteri forti, bocconiano di Bisceglie e lettiano di cultura politica.

Veniamo a noi. Cosa è successo a queste primarie? la maggioranza sostiene che l’autorganizzazione popolare, unita ad un sentimento anti dalemiano sia stato il brodo di coltura della sconfitta di Boccia. Sono persuaso dell’inesatezza di questa lettura . Vendola è un comunicatore di indubbio valore e anche un politico navigato, ma con l’esito di queste primarie questi due fattori sono stati quasi irrilevanti. La campagne delle primarie è durata meno di una settimana e il buon Nichi non è riuscito a fare i suoi comizi in tute le zone della regione. Si è fidato, nei fatti, del battage pubblicitario involontario prodotto da questo lungo tira e molla mediatico riguardo l’accordo con l’UDC. Le stesse primarie sono state accettate dal PD solo per tenere dentro la coalizione sia Vendola che Casini. Operazione già tentata da Vendola ai tempi del rimpasto di giunta di qualche mese or sono: andata male , però, per la cparbietà di Casini di provare direttamente e senza il filtro vendoliano a gestire una operazione complessa che aveva come sfondo l’acordo fra poteri forti per la gestione dell’AQP e di altro. Leggi il resto di questa voce

Comunicato stampa dell ‘ ASGI – condividiamo

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Oggetto: appello sulle gravissime conseguenze dell’approvazione del combinato disposto degli artt. 45 co.1 lettera f e 21 del ddl A.C. 2180, in particolare sui minori

In seguito alla discussione e all’ approvazione in Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati dell’art. 45, comma 1, lett. f) del disegno di legge A.C. 2180 che introduce l’obbligo per il cittadino straniero di esibire il permesso di soggiorno in sede di richiesta di provvedimenti inerenti agli atti di stato civile o all’accesso a pubblici servizi, si intendono precisare i seguenti punti:

1) Riguardo agli atti di stato civile e in particolare alla dichiarazione di nascita e al riconoscimento del figlio il sottosegretario Mantovano ha affermato in Commissione Affari Costituzionali che l’art. 45, comma 1, lett. f) non impedirebbe la dichiarazione di nascita e il riconoscimento del figlio, in quanto: a) la donna in stato di gravidanza e nei sei mesi successivi al parto e il marito con essa convivente possono ottenere un permesso di soggiorno per cure mediche b) sarebbe preclusa all’immigrato irregolare soltanto la possibilità di chiedere provvedimenti in suo favore, mentre la dichiarazione di nascita costituisce un atto nell’interesse del bambino.

Con riferimento alla prima argomentazione, si segnala come la soluzione prospettata riguardi solo alcuni casi, escludendo invece le seguenti situazioni, che rappresentano probabilmente la maggioranza:

– gli stranieri che non siano in possesso di passaporto o documento equipollente, posto che l’art. 9 del DPR 394/1999 richiede l’esibizione di tali documenti ai fini del rilascio del permesso di soggiorno in oggetto;

– il padre naturale, in quanto la sentenza della Corte Costituzionale n. 376/2000 ha esteso la possibilità di ottenere il permesso di soggiorno esclusivamente al marito regolarmente sposato.

Con riferimento alla seconda argomentazione, si ritiene che il fatto che la dichiarazione di nascita costituisca un atto nell’interesse del bambino non sia assolutamente sufficiente a eliminare ogni dubbio interpretativo escludendo l’applicazione della disposizione in oggetto.

Riguardo all’accesso a pubblici servizi e in particolare alla scuola si richiama l’attenzione sul fatto che benché i minori stranieri siano soggetti all’obbligo scolastico e abbiano il diritto all’istruzione a prescindere dalla regolarità del soggiorno (art. 38 D. Lgs. 286/1998 e art. 45 DPR 394/1999), vi è il serio rischio che ai genitori di minori stranieri sia chiesto l’esibizione del proprio permesso di soggiorno al momento dell’iscrizione a scuola del minore, in quanto “provvedimento inerente l’accesso a pubblici servizi”. Tale interpretazione sarebbe naturalmente in assoluto contrasto con il diritto all’istruzione riconosciuto dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e l’adolescenza e dalla normativa italiana.

Parimenti si ritiene sussista il concreto ed ancor più grave rischio che ai Dirigenti scolastici possa essere richiesto di denunciare i genitori degli alunni stranieri che non siano in regola con il permesso di soggiorno a seguito dell’introduzione della nuova fattispecie penale di ingresso e soggiorno irregolare di ogni straniero, senza distinzione, che si propone di introdurre con l’art. 21 disegno di legge A.C. 2180. Si determinerebbe così una gravissima situazione nella quale un numero imprecisabile di minori stranieri non accederebbero più alle istituzioni scolastiche per timore di essere denunciati direttamente (loro ed i rispettivi genitori) da quelle stesse istituzioni pubbliche chiamate a tutelare in primis i diritti fondamentali dell’infanzia. Tale prospettiva non può che destare massimo allarme in tutta la comunità democratica.

L’ASGI chiede a tutte le associazioni, enti di tutela, sindacati e agli esponenti del mondo della cultura, della scienza, della società civile di condividere i contenuti del presente appello e di operare in ogni sede che si ritenga opportuna al fine di stralciare dal disegno di legge A.C. 2180 gli artt. 45, comma 1, lett. f) e 21;

L’ASGI fa appello a tutti i deputati affinché chiedano lo stralcio dal disegno di legge A.C. 2180 degli artt. 45, comma 1, lett. f) e 21, ovvero esprimano voto negativo su tali articoli, se posti in votazione.

I suicidi in carcere e l’etica della responsabilità

sbarreSandro MARGARA

da fuoriluogo Aprile 2009

La metto così: il carcere è, e in sostanza è sempre stato, una questione totale: cioè, una questione in ogni suo aspetto, un continuum di criticità, che si tengono tutte fra loro. La questione dei suicidi in carcere, a mio avviso, va letta così. Nel contesto del carcere, per dire una cosa ovvia, tutto quello che dovrebbe rilevare sul nostro tema è la sua vivibilità o la sua invivibilità. Il discorso potrebbe allora svilupparsi nella ricostruzione di tutti i fattori e dinamiche di invivibilità, non pochi e non leggeri. Poi, bisognerebbe attuare una strategia dell’attenzione nei confronti di coloro che soffrono in modo speciale la invivibilità.
Ma c’è, indubbiamente, a monte di questi aspetti, un primo punto che non può essere ignorato: ed è quella che potrebbe essere chiamato la «vivibilità dell’arresto», che ha un proprio rilievo, provato dal dato statistico (ricavato dal libro di Baccaro e Morelli: «Il carcere: del suicidio e di altre fughe», letto in bozza) che il 28% dei suicidi in carcere si verificano entro i primi dieci giorni e il 34% entro il primo mese. Sotto questo profilo del «tintinnio delle manette», il carcere fa solo da cornice al precipitare di vicende individuali, rispetto alle quali un sistema di attenzione degli operatori non è facile, specie in presenza di certe strategie processuali. Naturalmente, c’è chi dirà: «Non vorrai mica che il carcere non faccia paura?».
Ma veniamo ai fattori di invivibilità del carcere, subìti e sofferti da tutti e da alcuni fino a rinunciare alla vita. Il primo è quello legato al sovraffollamento, che ha due aspetti a cominciare dal fatto di vivere a ridosso immediato di altre vite, il levarsi reciprocamente l’aria, il che non è affatto poco (gli esperimenti per le scimmie dicono che diventano nervose: e gli uomini?). Ma poi, in una struttura sovraffollata, inevitabilmente le disfunzioni sono infinite. Si lotta per sopravvivere a livelli minimi.
Il Comitato per la Prevenzione della Tortura del Consiglio di Europa (Cpt), ha considerato la situazione di sovraffollamento in carcere, come «trattamento inumano e degradante». Tanto maggiore sarà la invivibilità quanto più si accompagnerà alle lunghe permanenze in cella, a fare della cella il luogo di una vita invivibile. E la normalità, in situazioni del genere, è che dalla cella si esce solo per brevi periodi «d’aria», ma non per lavorare o per altre attività né, per molti dei detenuti (stranieri, persone sbandate per le ragioni più varie, etc.), per avere colloqui con i familiari. E’ possibile costruire prospettive di uscita da queste situazioni? Lo impediscono: la povertà delle risorse organizzative del carcere su questo versante, le risposte sempre più difficili e spesso negative della magistratura, lo stesso ridursi delle possibilità o la mancanza di queste per la fascia sempre più numerosa degli stranieri, che attendono solo l’espulsione (nei grandi carceri metropolitani sono ormai ben oltre il 50%, ma anche la media nazionale si avvicina al 40%). C’era una volta un Ordinamento penitenziario che dava delle speranze di permessi di uscita, di misure alternative, ma anche questi spazi si sono sempre più ristretti – per leggi forcaiole e per magistrati condizionati dal clima sociale che le produce – e le speranze si sono trasformate in delusioni.
D’altronde, il suicidio non è l’unico prodotto della invivibilità delle carceri: lo sono anche i tentati suicidi, come pure, spesso difficili da distinguere dai primi, i gesti autolesionistici. Tutto insieme, si arriva vicini all’inferno. C’è, comunque, una campagna della amministrazione penitenziaria per individuare e agire a sostegno dei soggetti più a rischio. Ma non si può sperare che questo serva quando gli sforzi necessari sono limitati da poche risorse, destinati a durare per poco tempo, come accaduto in passato, affidati ad un sistema di sorveglianza psicologica e psichiatrica mai costruito adeguatamente: il tutto sempre dentro quelle condizioni di invivibilità che si mantengono e si concorre anzi ad aggravare, come dimostra l’accelerazione delle dinamiche di sovraffollamento. Tento una conclusione. Sentire, tutti, la responsabilità di questi morti e del carcere che li produce è una scelta etica desueta.

Laboratorio politico? Assomiglia a quello di Mengele.

strangeIl centrosinistra (?) brindisino ha definito ufficialmente la sua composizione per le prossime elezioni provinciali. Dopo aver eliminato nel peggiore dei modi il “disturbatore” Errico , rappresentante di una lotta feroce ai poteri forti e trasversali , ieri si è compiuta la peggiore operazione politica degli ultimi 30 anni . Se è vero che in molti pensano, non senza giustificazioni, che l’accordo politico che si è realizzato a Brindisi è la rappresentazione plastica di pratiche di annullamento della differenza di contenuti già consolidata , non si può oggi non gridare allo scandalo per quanto avvenuto.  Vedere  sulla stesso tavolo  Ferrarese ( presidente di Confindustria uscente) , Licchello ( segretario UIL Provinciale, in carica), Adriana Poli Bortone ( vice sindaco della giunta di centrodestra a Lecce e leader di Io sud), Salvatore Tomaselli ( deputato PD ) e tanti altri personaggi formalmente alternativi fra loro, fa pensare che si sia costruito il polo degli aspiranti vincitori di appalti.

E’ del tutto evidente che la partita è inquietante non per il profilo politico che assume, di per se indegno e indecente, ma perchè rende l’idea che non ci sono limiti al rispetto dei cittadini che hanno sempre visto questi soggetti, che oggi si stringono in un abbraccio mortale per al città e per la provincia, come la negazione l’uno dell’altro. Situazione similare è quella del passaggio di Lorenzo RIA , ex presidente della provincia di Lecce ( centrosinistra) nelle fila del pdl. Speriamo questo non sia l’idea di grande salento che ci vogliono propagandare.

Tutto questo rappresenta la politica che combattiamo da molti anni e mai come in queste occasioni la definizione ceto politico è così azzeccata. Non di visioni del mondo (Weltanschaung direbbero i filosofi ) alternative si tratta, bensì di autocelebrazioni su troni non concessi a vita e pur strappati al giudizio della verifica.

Che fare ?

Rifondazione comunista offre una sponda politica a tutti coloro che non vogliono questa  marmellata. Le liste sono aperte e i candidati e gli eletti saranno posti a verifica del loro impegno e della loro trasparenza sulle scelte politiche fondamentali.

Se nella provincia di Brindisi i due poli pd -pdl sono rappresentati da due uomini di destra l’auspicio e che anche nel 2010 alle regionali non avvenga lo stesso papocchio con due candidature identiche , ipotizziamo Fitto-Poli Bortone?

Il vero nodo poltico di questo patto ( che molto richiama negli aspetti simbolici i patti di sangue di altra natura) è l’assenza di analisi della crisi che stiamo attraversando, ancorchè declinata sul piano locale. E’ chiaro che l’idea di fondo che appartiene all’asse pd-pdl è quella di finanziare le imprese nella speranza che queste producano lavoro, come se in questi anni nulla fosse accaduto e dimostrato che le classi sociali più deboli non siano diventate ancora più deboli nonostante la quantità di risorse investite nelle aziende.

Se questa è la ricetta vuol dire che nel papocchio prodotto vi è qualche forma di malafede o l’incapacità politica di leggere i bisogni reali delle persone che vivono in questo territorio.

Personalmente sono persuaso che la costruzione di una vasta area di dissenso a questa operazione potrebbe condurre la cittadinanza a riprendere la voce che le è stata tolta.

Gli autori di questo accordo lo hanno definito “laboratorio” , palesando una incapacità a definirlo in altra maniera. Se laboratorio è assomiglia molto a quello del Dottor Mengele . La natura degli esperimenti e analoga anche se svolta su piani differenti.

L’insicurezza è la normalità – Giorgio Galli

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da Il manifesto 28/02/2009
Vi è un pacchetto sulla sicurezza già all’esame del parlamento, uno dei cui rami l’ha già approvato. È quello che induce i medici a denunciare i clandestini. Poi c’è un super pacchetto sulla super sicurezza, varato dal governo per introdurre le cosiddette ronde, che in parlamento erano state escluse dalla legge in esame. È una sovrapposizione abbastanza strana. Ma ancora più strana è la motivazione.
In un primo tempo il governo ha detto che il decreto era necessario perché tre stupri in contemporanea a metà febbraio, a Roma, Bologna e Milano, evidenziavano un’emergenza stupri, una delle tante emergenze che travagliano l’Italia.
Poi il premier ha chiarito che nell’ultimo anno gli stupri sono diminuiti. Se gli stupri calano, è evidente che l’emergenza non c’è. Allora perché occorre un decreto? Lo ha chiarito lo stesso premier: perché occorre far fronte al «clamore» suscitato nell’opinione pubblica dai tre episodi di metà febbraio. Vi è, dunque, un’emergenza «clamore». Leggi il resto di questa voce

Stato di Polizia

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La stampa nazionale non ha più freni: si susseguono le notizie di violenze ad opera di nomadi, rumeni e stranieri in genere, il tutto condito da una spruzzatina di fascismo in fieri. Il pacchetto sicurezza approvato e le norme ancora in discussione prefigurano una sorta di stato di Polizia. Se si aggiungono le mai dismesse leggi “speciali” in vigore dai tempi della stupida lotta armata, il quadro legislativo che ne emerge è raccapriciante. Non è un caso che il Presidente della provincia di Milano ( PD) Penati “esorta ” la sinistra radicale ad approvare le ronde. I medici sono costretti a disconoscere il giuramento d’Ippocrate e a denunciare gli irregolari che usano il SSN e la stampa da risalto solo ad una parte del problema. Si arriva ad una legislazione d’emergenza per tutti dopo anni di legislazione speciale per i soli migranti. Nel pacchetto sicurezza , che ridà nuova linfa ai sindaci sceriffi, oltre che ai Questori e ai Prefetti, si prevede tra l’altro la “ridefinizione” degli spazi dove sono consentite le manifestazioni di protesta e si inibisce, dando poteri a Sindaci, Prefetti e Questori, la presenza di luoghi frequentati da molte persone. In pratica sarà più difficile fare un volantinaggio davanti ad un teatro o ad un centro commerciale. A completare il quadro, è bene ricordarlo, ci sono le misure di nuovo conio, come le ordinanze sindacali contro i lavavetri e contro l’accattonaggio che prolificano, anche nei comuni a gestione PD, e le vecchie già consacrate leggi come la bossi-fini e la fini-giovanardi sulle droghe che criminalizzano i giovani che si fanno una canna. Se questo non è stato di Polizia cos’è? Le statistiche ufficiali ci dicono, di contro, che i reati gravi sono diminuiti e che le violenze, in specie sulle donne , avvengono soprattutto in famiglia. In tutto questo il disegno politico che emerge è il tentativo di creare il capro espiatorio per una perversa lettura della crisi economica che ci attraversa. Le ronde sono l’ultimo capitolo di una narrazione non ancora terminata su chi è responsabile del malessere sociale che stiamo vivendo. Lampedusa brucia e i migranti arrivano come prima, rafforzando le fila del lavoro nero perchè non hanno possibilità di regolarizzazione; nessuno si accorge che sarebbero necessari una sanatoria dei migranti irregolari e una nuova legislazione sui migranti. La lega, nonostante i proclami è riuscita solo a peggiorare la situazione anche sul piano che essa persegue: gli arrivi sono aumentati, l’accoglienza non esiste e anche il Sindaco di lampedusa definisce il CIE un lager. In questa situazione il PD non dice nulla e cincischia solo sui propri problemi interni, come al solito oltre alla sinistra solo l’Europa si fa sentire, lo fa contro la norma sui medici spie, mentre anche Fava ( SD) non sa fare di meglio che proporre provvedimenti che puniscono con l’espulsione i migranti che lavorano in nero. L’Unità della Sinistra? A PARTIRE DAI CONTENUTI GRAZIE.

GIANLUCA

La confessione di Stato non c’è più, ma a scuola c’è solo l’ora cattolica

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da Liberazione 08/02/2009

Matematico, logico, saggista, Piergiorgio Odifreddi è anche presidente onorario dell’Uaar, l’Unione degli atei agnostici e razionalisti dal 2003.

Nell’84 c’è stata, come noto, la modifica del concordato. Cosa rimane tuttavia dei Patti lateranensi del ’29?
Ricordiamo che i Patti lateranensi sono recepiti dalla Costituzione nell’articolo 7. Tra parentesi l’assurdo è che attraverso questo articolo la Costituzione repubblicana recepisca indirettamente anche un riferimento allo Statuto Albertino della monarchia sabauda che fu, per l’appunto, incorporato nei Patti lateranensi. E’ un controsenso anche se è, tutto sommato, un aspetto secondario. Un problema più grave è che l’articolo 7, come sappiamo, non è rivedibile attraverso referendum o proposte di leggi popolari. Essendo i patti lateranensi un trattato con uno Stato estero si possono rivedere soltanto in maniera bilaterale. La Repubblica italiana non può impugnare il concordato unilateralmente – a meno che non ce ne sia la volontà e allora, a quel punto, tutto sarebbe possibile. Lo Stato si è legato le mani. Alla popolazione è impedito di esprimersi. E poi ci sono altri aspetti altrettanto gravi, come la faccenda degli aiuti economici dello Stato alla Chiesa o l’obbligo, di fatto, dell’insegnamento di religione nella scuola. L’ora di religione ce la porteremo dietro chissà per quanto tempo. Altro che libera Chiesa in libero Stato. Qui c’è solo la libertà della Chiesa.

La revisione del Concordato nell’84 abolisce, sulla carta, la religione di Stato e l’ora di catechismo nella scuola. Di fatto, però, la religione cattolica è stata mantenuta come materia d’insegnamento per il suo valore nella nostra cultura nazionale. Non è cambiato nulla?
Vero. Le ripercussione della revisione concordataria dell’84 sulla scuola sono gravissime. Innanzitutto, ci sono storture evidenti come quella degli insegnanti di religione cattolica scelti dalla Curia ma pagati dallo Stato. Leggi il resto di questa voce

Presidio per Eluana: Polizia e Carabinieri identificano i manifestanti

Nel pomeriggio di oggi, alcuni manifestanti , circa 15 persone fra cui il sottoscritto, si sono ritrovate sotto la prefettura di Lecce per esprimere il proprio dissenso sulla vicenda di Eluana Englaro. Dopo circa mezz’ora è arrivata una pattuglia di Polizia e immediatamente dopo una pattuglia dei Carabinieri. Hanno richiesto i documenti a tutti i presenti, alcuni dei quali avevano poggiato dei manifesti artigianali autoprodotti su un muro adiacente il portone della Prefettura. La manifestazione, del tutto spontanea e senza preavviso, ha visto presenti alcune persone del PRC, dei Comunisti Italiani, di associazioni di Donne e dell’ARCI. Il comportamento delle forze dell’ordine è stato morbido , tuttavia la necessità di identificazione collettiva indica lo stato di interesse e il tentativo di repressione di tutte le voci di dissenso.